Il piano degli Ultras

 

Si erano giurati odio eterno nel lontano 2014, quando a Tor di Quinto la violenza delle tifoserie portò all’uccisione dell’ultrà napoletano Ciro Esposito. In questi anni le curve della Roma e del Napoli hanno cercato lo scontro, ma i provvedimenti delle Questure hanno impedito le trasferte dei napoletani nella Capitale e ai romanisti di viaggiare per Napoli. Domenica, invece, l’occasione è arrivata. E i tifosi nemici giurati si sono preparati, organizzando per settimane la vendetta per Ciro. Perché se Maometto non va alla montagna e viceversa, l’unico modo per raggiungere lo scopo e scatenare la violenza sarebbe stato incontrarsi per strada e fronteggiarsi a qualunque costo. Il campo di battaglia doveva essere una delle aree di servizio sull’autostrada, perché il percorso era obbligato. Direzione San Siro per i giallorossi in trasferta per Milan-Roma. Il Marassi, invece, per i tifosi azzurri, partiti per assistere all’incontro Sampdoria-Napoli. Lo stesso tragitto sull’A1 e diverse possibilità di contatto. È di questo che avrebbero discusso, sulle chat Telegram al momento al vaglio degli inquirenti, gli ultras delle due squadre rivali, individuando un paio di punti dove poter consumare la vendetta. Che, intorno all’una di domenica, si è scatenata in una guerriglia in quello che è diventato il luogo simbolo della violenza nel calcio: l’area di servizio di Badia al Pino, la stessa nella quale nel 2007 il tifoso della Lazio Gabriele Sandri fu ucciso dal poliziotto Luigi Spaccarotella. Una guerriglia organizzata, alla quale hanno preso parte oltre 300 violenti, che hanno tenuto in ostaggio l’autostrada del Sole per una cinquantina di minuti. Tutto è cominciato quando un gruppo di giallorossi, dopo essere arrivati alla stazione di servizio dove si erano già radunati tifosi del Napoli, hanno trovato l’ingresso presidiato dalle forze dell’ordine. Elemento, questo, che dimostra come la Digos, che nei giorni precedenti aveva messo sotto la lente i movimenti delle due tifoserie e sentito alcuni informatori, fosse a conoscenza del piano di romanisti e napoletani. L’analisi delle chat, infatti, mostra che gli avversari si erano minacciati a ripetizione nel corso del viaggio, prima di darsi appuntamento a Badia al Pino. La presenza delle forze dell’ordine non ha scoraggiato i giallorossi, che hanno parcheggiato sulla carreggiata e si sono fiondati verso i nemici, i quali hanno cominciato a bersagliare i romanisti con una sassaiola. Da lì la situazione è andata fuori controllo, in uno scontro con spranghe e bastoni che ha causato il blocco del tratto autostradale, con code di quindici chilometri. E un ferito, l’ultrà romanista Martino Di Tosto, 44 anni, ferito con un collo di bottiglia e arrestato per rissa aggravata. Si tratta di un personaggio già noto alle forze dell’ordine: fa parte del Gruppo Offensiva, ha collezionato un Daspo ed è ritenuto l’autore del lancio di un sasso contro il pullman del Verona nel 2013. Gli investigatori stanno setacciando le sue chat per individuare gli altri partecipanti ai tafferugli, che sarebbero stati preceduti da staffette composte da ultras mandati in avanscoperta per comunicare in tempo reale i movimenti del “nemico” al fine di coglierlo alla sprovvista. Inoltre la Digos di Arezzo, in collaborazione con le Questure di Roma e Napoli, sta visionando i filmati girati sia a Badia al Pino sia durante le partite a Milano e Genova, per operare i confronti. Al vaglio centinaia di posizioni e per alcuni personaggi, già noti perché pregiudicati e criminali, scatteranno presto le misure, per i reati di interruzione di pubblico servizio, attentato alla sicurezza dei trasporti e rissa aggravata. “È stato un atto folle, che ha messo in serio pericolo l’incolumità dei viaggiatori e ha bloccato una delle principali arterie di circolazione del nostro Paese”, ha detto il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi. “Contiamo di identificare i responsabili quanto prima e di chiamarli a rispondere in sede penale delle loro condotte e delle loro gravi azioni”.

 

Si erano giurati odio eterno nel lontano 2014, quando a Tor di Quinto la violenza delle tifoserie portò all’uccisione dell’ultrà napoletano Ciro Esposito. In questi anni le curve della Roma e del Napoli hanno cercato lo scontro, ma i provvedimenti delle Questure hanno impedito le trasferte dei napoletani nella Capitale e ai romanisti di viaggiare per Napoli. Domenica, invece, l’occasione è arrivata. E i tifosi nemici giurati si sono preparati, organizzando per settimane la vendetta per Ciro. Perché se Maometto non va alla montagna e viceversa, l’unico modo per raggiungere lo scopo e scatenare la violenza sarebbe stato incontrarsi per strada e fronteggiarsi a qualunque costo. Il campo di battaglia doveva essere una delle aree di servizio sull’autostrada, perché il percorso era obbligato. Direzione San Siro per i giallorossi in trasferta per Milan-Roma. Il Marassi, invece, per i tifosi azzurri, partiti per assistere all’incontro Sampdoria-Napoli. Lo stesso tragitto sull’A1 e diverse possibilità di contatto. È di questo che avrebbero discusso, sulle chat Telegram al momento al vaglio degli inquirenti, gli ultras delle due squadre rivali, individuando un paio di punti dove poter consumare la vendetta. Che, intorno all’una di domenica, si è scatenata in una guerriglia in quello che è diventato il luogo simbolo della violenza nel calcio: l’area di servizio di Badia al Pino, la stessa nella quale nel 2007 il tifoso della Lazio Gabriele Sandri fu ucciso dal poliziotto Luigi Spaccarotella. Una guerriglia organizzata, alla quale hanno preso parte oltre 300 violenti, che hanno tenuto in ostaggio l’autostrada del Sole per una cinquantina di minuti. Tutto è cominciato quando un gruppo di giallorossi, dopo essere arrivati alla stazione di servizio dove si erano già radunati tifosi del Napoli, hanno trovato l’ingresso presidiato dalle forze dell’ordine. Elemento, questo, che dimostra come la Digos, che nei giorni precedenti aveva messo sotto la lente i movimenti delle due tifoserie e sentito alcuni informatori, fosse a conoscenza del piano di romanisti e napoletani. L’analisi delle chat, infatti, mostra che gli avversari si erano minacciati a ripetizione nel corso del viaggio, prima di darsi appuntamento a Badia al Pino. La presenza delle forze dell’ordine non ha scoraggiato i giallorossi, che hanno parcheggiato sulla carreggiata e si sono fiondati verso i nemici, i quali hanno cominciato a bersagliare i romanisti con una sassaiola. Da lì la situazione è andata fuori controllo, in uno scontro con spranghe e bastoni che ha causato il blocco del tratto autostradale, con code di quindici chilometri. E un ferito, l’ultrà romanista Martino Di Tosto, 44 anni, ferito con un collo di bottiglia e arrestato per rissa aggravata. Si tratta di un personaggio già noto alle forze dell’ordine: fa parte del Gruppo Offensiva, ha collezionato un Daspo ed è ritenuto l’autore del lancio di un sasso contro il pullman del Verona nel 2013. Gli investigatori stanno setacciando le sue chat per individuare gli altri partecipanti ai tafferugli, che sarebbero stati preceduti da staffette composte da ultras mandati in avanscoperta per comunicare in tempo reale i movimenti del “nemico” al fine di coglierlo alla sprovvista. Inoltre la Digos di Arezzo, in collaborazione con le Questure di Roma e Napoli, sta visionando i filmati girati sia a Badia al Pino sia durante le partite a Milano e Genova, per operare i confronti. Al vaglio centinaia di posizioni e per alcuni personaggi, già noti perché pregiudicati e criminali, scatteranno presto le misure, per i reati di interruzione di pubblico servizio, attentato alla sicurezza dei trasporti e rissa aggravata. “È stato un atto folle, che ha messo in serio pericolo l’incolumità dei viaggiatori e ha bloccato una delle principali arterie di circolazione del nostro Paese”, ha detto il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi. “Contiamo di identificare i responsabili quanto prima e di chiamarli a rispondere in sede penale delle loro condotte e delle loro gravi azioni”.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli