Il superiore interesse del minore è crescere con un padre e una madre

di CARLO GIOVANARDI


In Italia la pratica dell’ utero in affitto è reato penalmente perseguibile (reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600.000 ad un milione di euro) mentre è consentita la fecondazione eterologa nel caso sia stata “accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità per uno o entrambi i partner”. Coppie italiane lesbiche od omosessuali per aggirare questi divieti si recano all’estero dando vita a situazioni di fatto che pretendono si trasformino in diritti anche se contrari ai nostri principi costituzionali ed alle leggi in vigore nel nostro paese. Hanno fatto molto discutere gli ultimi due casi di cui hanno parlato ampiamente i giornali. Il primo riguarda una coppia di lesbiche di Bari, che si sono procurate un bambino all’ estero tramite inseminazione dell’ovulo di una delle due, impiantato poi nell’ utero di una terza donna da cui è nata una bambina. Per la legge italiana pertanto padre è il donatore di seme e madre chi ha partorito il bambino mentre le due donne non sono né il padre né la madre. Essendosi le due partner separate dopo aver furiosamente litigato e non consentendo alla donatrice dell’ ovulo di far vedere la bambina all’ ex compagna, Il Tribunale di Bari ha riconosciuto il diritto di quest’ ultima a frequentarla. A Roma invece “una burocrazia ottusa e oscurantista”, come ha scritto La Stampa di Torino, non ha accettato, in base alle leggi vigenti, di iscrivere all’anagrafe come figli della coppia lesbica Sabina e Stella la figlia di Sabina ed il figlio di Stella, ambedue ottenuti all’ estero con il seme di uno o due donatori (La Stampa non lo specifica), malgrado la Corte di Appello di Roma avesse già dato il via libera all’iscrizione della figlia di Sabina. Mi scuso con il lettore se farà fatica a capire come vengono “assemblati” i bambini di queste coppie “Arcobaleno”, ma quello che risulta evidente è l’assurdità di voler sostenere all’anagrafe di essere i genitori del bambino o di volerlo successivamente adottare mentre esplicitamente il Parlamento ha stralciato la cosiddetta stepchild adoption (adozione da parte del partner) dal testo di legge sulle Unioni Civili. Abbiamo così sentenze creative dei Tribunali che ignorano o fanno finta di ignorare che in un paese democratico le leggi le fa il Parlamento mentre i Giudici le applicano oppure le possono impugnare davanti alla Corte Costituzionale. Si invoca poi il “superiore interesse del minore” per dare riconoscimento a queste situazioni: in realtà il superiore interesse del minore è quello di crescere con un padre e una madre e non si capisce in base a quale astratta teoria si teorizza che un bambino non subirebbe la mancanza di una figura paterna o materna. Una posizione ideologica questa clamorosamente smentita dal dramma delle centinaia di soci del Comitato Nazionale Origini Biologiche, uomini e donne, a suo tempo abbandonati negli orfanotrofi, che vogliono un mondo di bene ai loro genitori adottivi , ma che rivendicano il sacrosanto diritto, riconosciuto dalla Corte Costituzionale, di sapere chi è il loro vero padre e la loro vera madre.

di CARLO GIOVANARDI


In Italia la pratica dell’ utero in affitto è reato penalmente perseguibile (reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600.000 ad un milione di euro) mentre è consentita la fecondazione eterologa nel caso sia stata “accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità per uno o entrambi i partner”. Coppie italiane lesbiche od omosessuali per aggirare questi divieti si recano all’estero dando vita a situazioni di fatto che pretendono si trasformino in diritti anche se contrari ai nostri principi costituzionali ed alle leggi in vigore nel nostro paese. Hanno fatto molto discutere gli ultimi due casi di cui hanno parlato ampiamente i giornali. Il primo riguarda una coppia di lesbiche di Bari, che si sono procurate un bambino all’ estero tramite inseminazione dell’ovulo di una delle due, impiantato poi nell’ utero di una terza donna da cui è nata una bambina. Per la legge italiana pertanto padre è il donatore di seme e madre chi ha partorito il bambino mentre le due donne non sono né il padre né la madre. Essendosi le due partner separate dopo aver furiosamente litigato e non consentendo alla donatrice dell’ ovulo di far vedere la bambina all’ ex compagna, Il Tribunale di Bari ha riconosciuto il diritto di quest’ ultima a frequentarla. A Roma invece “una burocrazia ottusa e oscurantista”, come ha scritto La Stampa di Torino, non ha accettato, in base alle leggi vigenti, di iscrivere all’anagrafe come figli della coppia lesbica Sabina e Stella la figlia di Sabina ed il figlio di Stella, ambedue ottenuti all’ estero con il seme di uno o due donatori (La Stampa non lo specifica), malgrado la Corte di Appello di Roma avesse già dato il via libera all’iscrizione della figlia di Sabina. Mi scuso con il lettore se farà fatica a capire come vengono “assemblati” i bambini di queste coppie “Arcobaleno”, ma quello che risulta evidente è l’assurdità di voler sostenere all’anagrafe di essere i genitori del bambino o di volerlo successivamente adottare mentre esplicitamente il Parlamento ha stralciato la cosiddetta stepchild adoption (adozione da parte del partner) dal testo di legge sulle Unioni Civili. Abbiamo così sentenze creative dei Tribunali che ignorano o fanno finta di ignorare che in un paese democratico le leggi le fa il Parlamento mentre i Giudici le applicano oppure le possono impugnare davanti alla Corte Costituzionale. Si invoca poi il “superiore interesse del minore” per dare riconoscimento a queste situazioni: in realtà il superiore interesse del minore è quello di crescere con un padre e una madre e non si capisce in base a quale astratta teoria si teorizza che un bambino non subirebbe la mancanza di una figura paterna o materna. Una posizione ideologica questa clamorosamente smentita dal dramma delle centinaia di soci del Comitato Nazionale Origini Biologiche, uomini e donne, a suo tempo abbandonati negli orfanotrofi, che vogliono un mondo di bene ai loro genitori adottivi , ma che rivendicano il sacrosanto diritto, riconosciuto dalla Corte Costituzionale, di sapere chi è il loro vero padre e la loro vera madre.

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