IMPRESE: Al via la corsa per la presidenza di Confindustria

A maggio scade Vincenzo Boccia. Piu’ nomi per la successione.

Al via la corsa per la presidenza della Confindustria, la potente organizzazione che raggruppa oltre 150.000 imprese. A maggio scade l’attuale presidente Vincenzo Boccia e sono diversi i nomi che si fanno per la sua successione. Il nome piu’ accreditato sembra essere quello di Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che da tempo rivendica per Confindustria un ruolo piu’ adeguato alla sua storia e piu’ in linea con i cambiamenti della societa’. Ma non e’ il solo. In lizza anche esponenti di spicco del mondo imprenditoriale come Andrea Illy, triestino, presidente dell’omonima azinda di Famiglia; la torinese Licia Mattioli, ex presidente dell’Unione industriali di Torino; l’emiliano Emanuele Orsini, presidente di Federlegno ed il bresciano Giuseppe Pasini, presidente Aib e Feralpi, uno dei principali produttori siderurgici in Europa. A meno che non spunti dal ”cilindro” un grande nome a sorpresa come quello di Marco Tronchetti Provera, 72 anni, vice presidente esecutivo e Ad del gruppo Pirelli. Con Tronchetti tornerebbe alla guida di Viale dell’Astronomia un grande industriale dopo un ”piccolo”, appunto Boccia, che a sua volta aveva sostituito un ”grande”, il compianto Giorgio Squinzi. Insomma, tornerebbe di moda l’alternanza a capo della confederazione.   In ogni modo, la Confindustria si trova ad un bivio: continuare ad esercitare una forte azione di pressione (leggasi lobby) per conseguire risultati favorevoli alle imprese; oppure riconquistare un ruolo strategico per essere anch’essa uno dei protagonisti del cambiamento e dello sviluppo del paese. Un ruolo sostanzialmente esercitato fino al 2013 ma poi scemato negli anni della disintermediazione con il governo Renzi e poi con l’esecutivo giallo-verde. Qualche errore ”strategico” e’ stato anche compiuto sotto la presidenza Boccia come il sostegno al referendum istituzionale (in caso contrario – affermava confindustria – si sarebbe perso qualche punto di Pil) e come l’appoggio alla Lega (come nn sostenere chi porta avanti le tesi degli industriali, diceva la Confederazione). Anche se e’ poi vero che quella stessa presidenza ha portato a casa l’importante ”patto della fabbrica”, sottoscritto due anni fa con Cgil, Cisl e Uil che prevede importanti e significativi passi avanti in matera di contrattazione e rappresentanza.  E’ evidente, comunque, che oggi serva una presidenza forte per ritornare ad un’organizzazione altrettanto forte. Gli ultimi due presidenti (Boccia e Squinzi) sono stati eletti con maggioranze abbastanze risicate con il risultato di indebolire sia la guida che la confederazione. Servirebbe, quindi, una selezione delle candidature per arrvare ad una unica soluzione, il che significherebbe ritrovare l’unita’ di tutto il mondo industriale. Non sara’ facile, anche perche’ la riforma Pesenti del 2014 aboli’ il Consiglio direttivo, il vero punto di incontro delle esigenze della piccola e della grande impresa ma soprattutto il barometro dei rapporti con il governo. Intorno a questo dualismo, probabilmente, si decidera’ su come procedere per scegliere il successore di Vincenzo Boccia. Un nome nuovo e unitario per superare definitivamente la crisi economica e per riaffermare l’alta qualita’ della classe dirigente italiana.

Roberto Falleri

 

A maggio scade Vincenzo Boccia. Piu’ nomi per la successione.

Al via la corsa per la presidenza della Confindustria, la potente organizzazione che raggruppa oltre 150.000 imprese. A maggio scade l’attuale presidente Vincenzo Boccia e sono diversi i nomi che si fanno per la sua successione. Il nome piu’ accreditato sembra essere quello di Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, che da tempo rivendica per Confindustria un ruolo piu’ adeguato alla sua storia e piu’ in linea con i cambiamenti della societa’. Ma non e’ il solo. In lizza anche esponenti di spicco del mondo imprenditoriale come Andrea Illy, triestino, presidente dell’omonima azinda di Famiglia; la torinese Licia Mattioli, ex presidente dell’Unione industriali di Torino; l’emiliano Emanuele Orsini, presidente di Federlegno ed il bresciano Giuseppe Pasini, presidente Aib e Feralpi, uno dei principali produttori siderurgici in Europa. A meno che non spunti dal ”cilindro” un grande nome a sorpresa come quello di Marco Tronchetti Provera, 72 anni, vice presidente esecutivo e Ad del gruppo Pirelli. Con Tronchetti tornerebbe alla guida di Viale dell’Astronomia un grande industriale dopo un ”piccolo”, appunto Boccia, che a sua volta aveva sostituito un ”grande”, il compianto Giorgio Squinzi. Insomma, tornerebbe di moda l’alternanza a capo della confederazione.   In ogni modo, la Confindustria si trova ad un bivio: continuare ad esercitare una forte azione di pressione (leggasi lobby) per conseguire risultati favorevoli alle imprese; oppure riconquistare un ruolo strategico per essere anch’essa uno dei protagonisti del cambiamento e dello sviluppo del paese. Un ruolo sostanzialmente esercitato fino al 2013 ma poi scemato negli anni della disintermediazione con il governo Renzi e poi con l’esecutivo giallo-verde. Qualche errore ”strategico” e’ stato anche compiuto sotto la presidenza Boccia come il sostegno al referendum istituzionale (in caso contrario – affermava confindustria – si sarebbe perso qualche punto di Pil) e come l’appoggio alla Lega (come nn sostenere chi porta avanti le tesi degli industriali, diceva la Confederazione). Anche se e’ poi vero che quella stessa presidenza ha portato a casa l’importante ”patto della fabbrica”, sottoscritto due anni fa con Cgil, Cisl e Uil che prevede importanti e significativi passi avanti in matera di contrattazione e rappresentanza.  E’ evidente, comunque, che oggi serva una presidenza forte per ritornare ad un’organizzazione altrettanto forte. Gli ultimi due presidenti (Boccia e Squinzi) sono stati eletti con maggioranze abbastanze risicate con il risultato di indebolire sia la guida che la confederazione. Servirebbe, quindi, una selezione delle candidature per arrvare ad una unica soluzione, il che significherebbe ritrovare l’unita’ di tutto il mondo industriale. Non sara’ facile, anche perche’ la riforma Pesenti del 2014 aboli’ il Consiglio direttivo, il vero punto di incontro delle esigenze della piccola e della grande impresa ma soprattutto il barometro dei rapporti con il governo. Intorno a questo dualismo, probabilmente, si decidera’ su come procedere per scegliere il successore di Vincenzo Boccia. Un nome nuovo e unitario per superare definitivamente la crisi economica e per riaffermare l’alta qualita’ della classe dirigente italiana.

Roberto Falleri

 

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli