Le imprese italiane alla prova dell’intelligenza artificiale
Un'azienda su due ci punta ma non si trovano competenze: i numeri Confindustria
L’intelligenza artificiale diventa una realtà per un numero sempre maggiore di imprese. E mentre il Consiglio d’Europa prepara (tonnellate di) carte per creare la prima gigafactory europea dell’Ai, Confindustria rileva come almeno un’azienda italiana su due sia già alle prese con le novità tecnologiche.
Le imprese credono all’intelligenza artificiale
La percentuale, però, scende se si considera il numero di imprese che già si è affidata all’algoritmo: si tratta dell’11,5%. Poco più di una su dieci. Ma si tratta di una pattuglia che, presto, potrebbe diventare un esercito dal momento che il 37,5% delle realtà produttive italiane sta vagliando l’opportunità di inserirla stabilmente. I campi di uso e sviluppo dell’Ai, per le imprese nazionali, sono principalmente tecnici e legati all’analisi dei dati, marketing, ricerca e sviluppo, automazione e assistenza ai clienti. E poi c’è l’aspetto “umano” della vicenda. Che riferisce di una sostanziale impreparazione diffusa nel tessuto produttivo italiano.
Ma non si trovano competenze adatte
Solo il 43,7% delle imprese che già l’ha adottata ha organizzato corsi di formazione e s’è premurata di comprenderne l’impatto. Per il 36,7% del campione il vero problema dell’Ai è quello delle competenze. In pratica, è sempre la stessa storia: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro che assilla già il 67,8% delle aziende, che si dicono impossibilitate ad assumere candidati esperti in intelligenza artificiale che abbiano i requisiti adatti alle necessità delle imprese. Più corre la tecnologia, più “acchiapparla” si fa difficile per gli imprenditori. In special modo per quelli italiani che restano costretti a rincorrerla.
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