Intervista De Micheli “Io, democratica boicottata dalla Tv dico no alle correnti”


“Secondo i media i segretari li decidono le correnti. Io non considerata? Segno di autonomia”. La prima candidata ufficiale alla segreteria del Partirto Democratico Paola De Micheli risponde alle voci che la vedrebbero fuori dalla corsa al Congresso.
Pur essendo stata la prima a essere candidata, nessun big la sostiene…
“Lo ritengo un segno di autonomia. Rafforza la rete territoriale che mi sostiene. Sono mesi che giro l’Italia per confrontarmi con la gente del Pd. Non è un caso che il mio ultimo libro, in uscita il 15 dicembre, si chiama “Concretamente, prima le persone”. Ho scommesso sugli iscritti, sulle esperienze positive, ma anche negative”.
Quali sono stati gli errori?
“La sinistra si è affidata troppo alle logiche di mercato. Una regolazione automatica è sbagliata. Basti pensare al problema delle disuguaglianze, alla mancata attenzione sulle questioni del Sud, ai problemi delle donne. Non si è pensato che il cambiamento potesse escludere qualcuno. Il Pd avrebbe dovuto battersi per dare a tutti le stesse possibilità di affrontare le grandi transizioni del nostro tempo. Mi riferisco ai precari, agli studenti, ai lavoratori, ma anche alle tante Pmi, che vivono un periodo difficilissimo.
Occorre virare a sinistra, tornando all’identità originale?
Se decidiamo chi rappresentare, il tema della geografia politica non si porrà. Si risponderà all’ispirazione originale del Pd, ma allo stesso tempo si porteranno avanti politiche realmente di sinistra.
Ci faccia un esempio…
La prima cosa che farò da segretaria del Pd è convocare sindacati e imprese per riscrivere lo statuto dei lavoratori, trasformando in quello dei lavori. Abbiamo svariate tipologie di contratti che non hanno diversi diritti fondamentali, sociali riconosciuti. In alcuni casi non è riconosciuta ancora la malattia.
Qualcuno, intanto, parla di partito del lavoro. È questa la strada?
Le persone hanno bisogno di fatti, non di parole. Quelle ci hanno allontanato dal nostro popolo. Detto ciò, sono stata la prima a lanciare questa idea.
Come risponde a chi l’accusa di essere il passato perché ex ministro?
Sono stata ministra del governo più di sinistra della storia, che ha fatto cose giuste e sbagliate. Affrontare una pandemia non è semplice. Quando non ho condiviso qualcosa, sono stata in dissenso, pur non facendo scene plateali. Non sono il passato, ma la vera novità del congresso. Non sono, d’altronde, l’unica ad aver avuto in passato incarichi di primissimo livello.
La Schlein, intanto, si presenta come novità…
Il suo mondo è ampiamente rappresentato, sia dai media che dal Pd.
Perché, pur essendo candidata, spesso si esclude la De Micheli tra i papabili?
Per i media i congressi li decidono le correnti, come d’altronde è accaduto negli ultimi quindici anni. Tutti le vogliono chiudere. Alla fine, però, ognuno le usa a proprio piacimento o peggio ancora si fa usare. Un partito al 25% non può non essere plurale. Detto ciò, le mozioni devono dare al partito e non solo avere. Ritengo sia finita un’epoca. Gli iscritti devono riappropriarsi della loro libertà. Sono convinta che apprezzeranno il mio modello organizzativo, con al centro la partecipazione che decide. Sottoporrò le riforme al voto dei militanti e introdurrò le primarie ponderate, con un voto che vale doppio per gli iscritti.
Questo modello fa pensare molto al modello Rousseau?
È molto diverso. Pur utilizzando gli strumenti digitali, voglio un partito solido, con i circoli aperti.
Ha mai pensato di andare a bussare a coloro che vengono chiamati i “padroni dei circoli”?
Tutti sapevano che mi sarei candidata, ma non ho mai chiesto niente di particolare a nessuno. Mantengo rapporti interpersonali con tutti, aldilà dei posizionamenti. Tutti conoscono la mia solidità culturale e valoriale.
È possibile vincere senza truppe cammellate e pacchetti di tessere?
Ho scommesso sugli iscritti. Dopo 35 tappe in giro per l’Italia, ogni volta scopro di essere circondata da uomini e donne che fanno politica, senza chiedere nulla in cambio.
Molte donne del Pd hanno dichiarato di puntare sulla Schlein come volto nuovo, è d’accordo?
Ho tantissime donne che mi sostengono, io non critico i modelli altrui, ma propongo motivazioni per scegliere me. Una tra le motivazioni è un punto di vista femminile militante e consapevole. Credo che per guidare il Pd ci sia bisogno di conoscenza delle federazioni e dei problemi dei territori.
Non vede un renzismo ritrovato?
Io credo che la differenza tra me e Bonaccini sia il modello di partito: il suo è il partito degli eletti. Noi abbiamo bisogno di un partito che ci sia sempre, non esclusivamente motivato dalle vittorie e dalla presenza nelle istituzioni. Per vincere bisogna seminare.
In molti dicono che il congresso finisce all’appennino. E il sud?
Io sono del nord, ma la più meridionalista dei candidati. La concretezza delle scelte fatte mi ha garantito il sostegno al sud.
Lei è stata accusata di essere il candidato di Bersani, è vero?
A parte che essere amica di Bersani è un merito. Non l’ho più sentito, ma se vuole sostenermi sono contenta. Credo che la storia dimostrerà che il giudizio o che stato dato su tanti nostri segretari è stato sbagliato. Ora è finita la storia del verticismo: io ho le idee chiare per come tornare a vincere e dal giorno in cui sarò segretario mi metterò a seminare per tornare a vincere.
Dopo il 25 si aspettavano cambiamenti nel Pd, giusto farli?
Un segnale di cambiamento bisognava darlo, la scelta è stata quella di condurre in maniera ordinata il partito al congresso. Vedremo se il percorso sarà davvero utile al superamento della fase. Io mi sono espressa in maniera critica, perché un percorso poco comprensibile


“Secondo i media i segretari li decidono le correnti. Io non considerata? Segno di autonomia”. La prima candidata ufficiale alla segreteria del Partirto Democratico Paola De Micheli risponde alle voci che la vedrebbero fuori dalla corsa al Congresso.
Pur essendo stata la prima a essere candidata, nessun big la sostiene…
“Lo ritengo un segno di autonomia. Rafforza la rete territoriale che mi sostiene. Sono mesi che giro l’Italia per confrontarmi con la gente del Pd. Non è un caso che il mio ultimo libro, in uscita il 15 dicembre, si chiama “Concretamente, prima le persone”. Ho scommesso sugli iscritti, sulle esperienze positive, ma anche negative”.
Quali sono stati gli errori?
“La sinistra si è affidata troppo alle logiche di mercato. Una regolazione automatica è sbagliata. Basti pensare al problema delle disuguaglianze, alla mancata attenzione sulle questioni del Sud, ai problemi delle donne. Non si è pensato che il cambiamento potesse escludere qualcuno. Il Pd avrebbe dovuto battersi per dare a tutti le stesse possibilità di affrontare le grandi transizioni del nostro tempo. Mi riferisco ai precari, agli studenti, ai lavoratori, ma anche alle tante Pmi, che vivono un periodo difficilissimo.
Occorre virare a sinistra, tornando all’identità originale?
Se decidiamo chi rappresentare, il tema della geografia politica non si porrà. Si risponderà all’ispirazione originale del Pd, ma allo stesso tempo si porteranno avanti politiche realmente di sinistra.
Ci faccia un esempio…
La prima cosa che farò da segretaria del Pd è convocare sindacati e imprese per riscrivere lo statuto dei lavoratori, trasformando in quello dei lavori. Abbiamo svariate tipologie di contratti che non hanno diversi diritti fondamentali, sociali riconosciuti. In alcuni casi non è riconosciuta ancora la malattia.
Qualcuno, intanto, parla di partito del lavoro. È questa la strada?
Le persone hanno bisogno di fatti, non di parole. Quelle ci hanno allontanato dal nostro popolo. Detto ciò, sono stata la prima a lanciare questa idea.
Come risponde a chi l’accusa di essere il passato perché ex ministro?
Sono stata ministra del governo più di sinistra della storia, che ha fatto cose giuste e sbagliate. Affrontare una pandemia non è semplice. Quando non ho condiviso qualcosa, sono stata in dissenso, pur non facendo scene plateali. Non sono il passato, ma la vera novità del congresso. Non sono, d’altronde, l’unica ad aver avuto in passato incarichi di primissimo livello.
La Schlein, intanto, si presenta come novità…
Il suo mondo è ampiamente rappresentato, sia dai media che dal Pd.
Perché, pur essendo candidata, spesso si esclude la De Micheli tra i papabili?
Per i media i congressi li decidono le correnti, come d’altronde è accaduto negli ultimi quindici anni. Tutti le vogliono chiudere. Alla fine, però, ognuno le usa a proprio piacimento o peggio ancora si fa usare. Un partito al 25% non può non essere plurale. Detto ciò, le mozioni devono dare al partito e non solo avere. Ritengo sia finita un’epoca. Gli iscritti devono riappropriarsi della loro libertà. Sono convinta che apprezzeranno il mio modello organizzativo, con al centro la partecipazione che decide. Sottoporrò le riforme al voto dei militanti e introdurrò le primarie ponderate, con un voto che vale doppio per gli iscritti.
Questo modello fa pensare molto al modello Rousseau?
È molto diverso. Pur utilizzando gli strumenti digitali, voglio un partito solido, con i circoli aperti.
Ha mai pensato di andare a bussare a coloro che vengono chiamati i “padroni dei circoli”?
Tutti sapevano che mi sarei candidata, ma non ho mai chiesto niente di particolare a nessuno. Mantengo rapporti interpersonali con tutti, aldilà dei posizionamenti. Tutti conoscono la mia solidità culturale e valoriale.
È possibile vincere senza truppe cammellate e pacchetti di tessere?
Ho scommesso sugli iscritti. Dopo 35 tappe in giro per l’Italia, ogni volta scopro di essere circondata da uomini e donne che fanno politica, senza chiedere nulla in cambio.
Molte donne del Pd hanno dichiarato di puntare sulla Schlein come volto nuovo, è d’accordo?
Ho tantissime donne che mi sostengono, io non critico i modelli altrui, ma propongo motivazioni per scegliere me. Una tra le motivazioni è un punto di vista femminile militante e consapevole. Credo che per guidare il Pd ci sia bisogno di conoscenza delle federazioni e dei problemi dei territori.
Non vede un renzismo ritrovato?
Io credo che la differenza tra me e Bonaccini sia il modello di partito: il suo è il partito degli eletti. Noi abbiamo bisogno di un partito che ci sia sempre, non esclusivamente motivato dalle vittorie e dalla presenza nelle istituzioni. Per vincere bisogna seminare.
In molti dicono che il congresso finisce all’appennino. E il sud?
Io sono del nord, ma la più meridionalista dei candidati. La concretezza delle scelte fatte mi ha garantito il sostegno al sud.
Lei è stata accusata di essere il candidato di Bersani, è vero?
A parte che essere amica di Bersani è un merito. Non l’ho più sentito, ma se vuole sostenermi sono contenta. Credo che la storia dimostrerà che il giudizio o che stato dato su tanti nostri segretari è stato sbagliato. Ora è finita la storia del verticismo: io ho le idee chiare per come tornare a vincere e dal giorno in cui sarò segretario mi metterò a seminare per tornare a vincere.
Dopo il 25 si aspettavano cambiamenti nel Pd, giusto farli?
Un segnale di cambiamento bisognava darlo, la scelta è stata quella di condurre in maniera ordinata il partito al congresso. Vedremo se il percorso sarà davvero utile al superamento della fase. Io mi sono espressa in maniera critica, perché un percorso poco comprensibile

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