Claudia Eccher: “Con la riforma restituiamo ai cittadini fiducia nella giustizia”
“Non c’è nessun attacco alla Costituzione, né alcuna ipotesi catastrofica come quella che da alcuni viene dipinta: guardiamo il testo della riforma e non il contesto”. Il riferimento è alla riforma della magistratura che tra pochi giorni sarà oggetto di referendum confermativo. A precisarlo è l’avvocato e membro laico del Consiglio superiore della magistratura Claudia Eccher: “Questa riforma è stata firmata dal Presidente della Repubblica, garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini, che quindi dovrebbero essere innanzitutto rassicurati”.
“La riforma si sviluppa lungo tre grandi direttrici. Un punto fondamentale – spiega Eccher a L’identità – è la separazione delle carriere: chi vuole fare il magistrato dovrà scegliere sin dall’inizio se diventare pubblico ministero o giudice e non potrà più passare da una funzione all’altra durante la carriera. Si tratta di due carriere e due professionalità distinte, alle quali la Scuola Superiore della Magistratura potrà dare una formazione specifica, perché il ruolo del pubblico ministero e quello del giudice sono diversi. Il pm rappresenta la pubblica accusa e deve portare al giudice le prove sia a carico sia a discarico dell’imputato, mentre il giudice deve valutarle. Oggi questa equidistanza tra avvocato, pubblico ministero e giudice non c’è. La riforma aiuterà a riequilibrare i ruoli del contraddittorio processuale”.
La riforma potrebbe contribuire anche a ricostruire la fiducia tra cittadino e magistratura?
“Questo è proprio il cuore della riforma: ridare fiducia ai cittadini. Chi ha varcato almeno una volta le aule di giustizia sa bene quale sia la percezione diffusa. Da avvocato, per oltre vent’anni, ho spesso visto i miei assistiti sentirsi in una posizione di svantaggio proprio per la vicinanza tra pubblico ministero e giudice. Hanno fatto lo stesso concorso, condividono lo stesso percorso professionale e talvolta anche rapporti personali. L’avvocato non si trova quindi nella stessa posizione del pm. Con la riforma il giudice sarà finalmente in una situazione di reale equidistanza. Esiste oggettivamente un problema di equilibrio nel processo. Nella fase delle udienze preliminari le richieste del pubblico ministero vengono accolte dai giudici nel 90-95% dei casi. Poi però, nel corso dei processi, si registra circa un 40% di assoluzioni. Questo significa che molti procedimenti probabilmente non sarebbero dovuti nemmeno iniziare. Nel frattempo però le conseguenze sono pesanti: aziende fallite, lavoratori senza occupazione, famiglie in difficoltà”.
Spesso quando si parla di mala giustizia si pensa agli innocenti in carcere, che rappresentano però solo la punta dell’iceberg…
“Esatto. Anche nei processi civili il cittadino può pagare conseguenze molto gravi: beni confiscati, attività compromesse. Tutto questo rafforza la necessità che il giudice sia percepito come davvero terzo. È vero che la riforma interviene soprattutto sul contraddittorio nel processo penale, ma sono convinta che dare ai cittadini la possibilità di esprimersi su come funziona la magistratura possa contribuire a ricostruire un clima di fiducia che riguarderà l’intero sistema”.
Un altro punto della riforma riguarda il sorteggio nella selezione dei componenti togati del Csm. Può davvero limitare le dinamiche correntizie?
“Nel Csm siedono venti membri togati e dieci laici. I togati vengono scelti attraverso un sistema elettorale tra tutti i magistrati italiani. Questo significa che esiste una vera campagna elettorale e che all’interno dell’Associazione nazionale magistrati operano diverse correnti, gruppi associativi che condividono una visione della giustizia e della società: Magistratura Democratica, Unicost, Magistratura Indipendente. Presentano programmi, hanno collegi elettorali e votano. Di fatto chi siede oggi come togato al Csm è espressione di una corrente, ovvero di un vero e proprio partito politico”.
Il Csm decide anche su nomine e procedimenti disciplinari.
“Ed è proprio questo il punto. Se un consigliere è espressione di una parte che lo ha sostenuto, è naturale che possa avere un atteggiamento più benevolo verso chi appartiene alla stessa area. Anche nelle questioni disciplinari. Non a caso i magistrati non sono definiti imputati ma ‘incolpati’: è una sottigliezza che però dice molto”.
Uno dei punti più discussi della riforma è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare separata dal Csm.
“Tutte le categorie professionali rispondono delle proprie responsabilità davanti a un tribunale. È quindi ragionevole prevedere un organo esterno al Csm anche per i magistrati, ed è una garanzia di trasparenza fondamentale per il cittadino. Al Csm potranno finalmente sedere magistrati sorteggiati nell’ampia platea di tutti i magistrati, non solo quelli iscritti alle correnti. Il sorteggio offre la possibilità di partecipare anche a chi non vuole essere condizionato da logiche associative, di essere totalmente liberi. Io credo che questo sia il massimo che si poteva offrire a questo Paese: un percorso in magistratura lineare, trasparente, privo di logiche correntizie. La miglior garanzia per il cittadino che merita una giustizia equa e trasparente”.
Leggi anche: Gratteri e la minaccia al Foglio: perché serve la Riforma della magistratura
Torna alle notizie in home