L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Iran, il baratro è a un passo. Trump fuori controllo

Parolin condanna la logica del più forte che ha soppiantato la diplomazia

di Ernesto Ferrante -


In un’intervista alla rivista “Dialoghi”, il trimestrale culturale dell’Azione cattolica, il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha denunciato in maniera lucidissima il venir meno della diplomazia, soppiantata dalla logica del più forte, che distrugge la coscienza del valore della pace e della tragicità della guerra, sminuendo l’importanza delle regole condivise, da rispettare senza deroghe. Al Corriere della Sera, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, ha sottolineato la pericolosità della “follia senza limiti”, con un riferimento alla tragedia di Hirosima. Due moniti forti, da due prospettive diverse, caduti nei crateri delle bombe di Usa e Israele, i cui tonfi hanno fatto da sottofondo a una delle giornate più drammatiche di una guerra giunta alla sua sesta settimana.

Le scioccanti dichiarazioni di Trump

Nel giro di qualche ora si capirà se il presidente statunitense Donald Trump darà seguito alla sua minaccia genocida di “cancellare in una notte un’intera civiltà” o se esiste ancora qualche speranza di riannodare i fili dei negoziati attraverso i mediatori internazionali. La distruzione sistematica di ponti e centrali elettriche, delineata dal tycoon, in parte ha già avuto inizio. Secondo quanto riferito ad Axios da fonti dell’amministrazione e della difesa Usa, è già pronto un piano operativo. Il più incline all’escalation senza limiti, sarebbe proprio il capo della Casa Bianca.

Il falco tra i falchi

Il presidente è il più assetato di sangue, come un cane rabbioso”, ha rivelato un funzionario, smentendo l’idea che siano altri, come il capo del Pentagono Pete Hegseth o il segretario di Stato neocon Marco Rubio, “due colombe rispetto al presidente”, a spingerlo verso il punto di non ritorno. Di diverso avviso sarebbero il vicepresidente Jd Vance e i consiglieri presidenziali Steve Witkoff e Jared Kushner, convinti che si debba tentare un accordo con gli iraniani.

Carlson e Greene chiedono di fermare il presidente Usa

Il podcaster e giornalista di riferimento della destra americana Tucker Carlson, sostenitore dello stop delle operazioni militari Usa all’estero, ha chiesto all’establishment americano di opporsi a un eventuale ordine di Trump per un attacco massiccio contro i civili iraniani. “È ora il momento di dire no, assolutamente no, e dire direttamente al Presidente no”, ha affermato Carlson.

L’ex deputata repubblicana Taylor Greene ha paventato la rimozione del POTUS in seguito al post sulla “morte di una intera civiltà”. “25esimo emendamento!!! Non possiamo annientare una intera civilizzazione”, ha scritto Greene. L’emendamento citato può essere invocato dal vice presidente e dalla maggioranza dei membri del governo, con una lettera al Congresso in cui dichiarano che il Presidente non è adatto a sostenere i poteri e doveri previsti dal mandato che ricopre.

L’annullamento deciso dal Pentagono della conferenza stampa prevista per le 8 di ieri mattina, le 14 in Italia, con il segretario della Difesa Pete Hegseth e il capo dello Stato maggiore congiunto delle forze armate Usa, il generale Dan Caine, è apparso come un altro segnale nefasto.

Ansari contro Hegseth per le operazioni militari contro l’Iran

Yassamin Ansari, deputata dem dell’Arizona, ha fatto sapere che presenterà una mozione di impeachment contro Hegseth. Ansari proporrà la destituzione di Hegseth per la sua gestione delle operazioni americane nel conflitto. Per l’esponente iraniano-americana, il segretario della Difesa ha “ripetutamente violato il suo giuramento d’ufficio e il suo dovere verso la Costituzione”, autorizzando “crimini di guerra” e “mettendo in pericolo i militari statunitensi”, argomenti considerati “validi motivi per l’impeachment e la rimozione dall’incarico”.

Ansari ha inoltre sollecitato il Gabinetto ad invocare il 25esimo emendamento per destituire il presidente Usa Donald Trump, perché “sono in gioco il destino delle truppe americane, del popolo iraniano e le fondamenta stesse del nostro sistema globale”.

Il popolo iraniano si mobilita

In Iran si sono moltiplicate le iniziative di difesa simbolica della popolazione dei ponti e delle infrastrutture energetiche del Paese, messi nel mirino da Washington e soprattutto da Tel Aviv. Sui media statali di Teheran, sono circolate immagini di gruppi di cittadini che hanno formato catene umane attorno agli obiettivi. Un presagio drammatico di un orrore che appare ormai prossimo.


Torna alle notizie in home