Iran: il presidente Donald Trump è un pericolo per tutti
La missione della Nato in Iraq si ritira dal Paese
The Economist demolisce Donald Trump. Il titolo della copertina è “Operation Blind Fury” (“Operazione furia cieca”). Il presidente statunitense viene raffigurato con gli occhi coperti da un elmetto e un’espressione feroce. Secondo il magazine, la guerra in Medio Oriente sta rendendo il tycoon “più debole e arrabbiato”. La testa britannica parla di “guerra avventata e sconsiderata”, con conseguenze politiche pesanti per il capo della Casa Bianca. Il suo futuro politico sembra legato a filo doppio al conflitto con l’Iran: uno di breve durata “altererebbe il corso del suo secondo mandato”. Se invece dovesse protrarsi per mesi, “potrebbe farlo precipitare rovinosamente a terra”. La base Maga è in fermento.
Trump umilia la Nato
Trump, che quotidianamente dice tutto e il contrario di tutto, ha preso ancora una volta di mira gli alleati della Nato, con un duro post su Truth: “Senza gli Stati Uniti, la Nato è una tigre di carta!”. I membri dell’alleanza atlantica, ha aggiunto, “non hanno voluto unirsi alla lotta per fermare un Iran dotato di armi nucleari. Ora che quella lotta è stata vinta militarmente, con pochissimi rischi per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma non vogliono contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio. Così facile per loro, con così pochi rischi”. Poi una minaccia: “Codardi. E noi lo ricorderemo”.
Il messaggio della Guida Suprema dell’Iran
Un nuovo messaggio della Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è stato letto sulla tv di Stato in occasione di Nowruz, il Capodanno persiano che quest’anno cade nel pieno della guerra e coincide con Eid al-Fitr, la fine del mese di Ramadan.
Khamenei ha proclamato la vittoria sui nemici della Repubblica Islamica: “Dimostrando unità e risolutezza, gli iraniani hanno inflitto al nemico un colpo così forte da indurlo a pronunciare parole contraddittorie e insensate”. Ha inoltre sostenuto che l’Iran e le forze alleate di Teheran nella regione non sono “in alcun modo” responsabili degli attacchi contro l’Oman e contro la Turchia. A condurre raid contro questi Paesi, è “il nemico sionista con l’inganno”, ha proseguito il leader religioso iraniano con riferimento a Israele.
Raffica di arresti di mercenari e spie
Le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato 45 persone accusate di agire come “mercenari e separatisti”, tra cui alcune che, secondo quanto riportato, stavano pianificando un attacco terroristico. Il ministero dell’intelligence ha precisato che i fermi, avvenuti nelle province di Qazvin e Azerbaigian Occidentale, riguardano 16 individui sospettati di aver condiviso coordinate militari con “una rete ostile”. Altri sei avrebbero progettato di condurre un’azione violenta nella città nord-occidentale di Bukan.
La guerra sconfina
Il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate iraniane, in un post su X ha alzato il tiro delle minacce: “D’ora in avanti, sulla base delle informazioni che abbiamo raccolto, parchi, aree ricreative e destinazioni turistiche in tutto il mondo non saranno più sicure per i nemici dell’Iran”. Come ha riferito Al Jazeera, il generale ha affermato che l’uccisione di funzionari iraniani e di vari comandanti delle forze armate “non è un segno della forza del nemico, ma riflette piuttosto impotenza, disperazione e cattiva fede”.
Erdogan accusa Israele
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è scagliato contro Israele: “Ha ucciso centinaia, migliaia di persone. Non ho dubbi sul fatto che ne pagherà il prezzo”. Al termine delle preghiere nella moschea Merkez nel distretto di Guneysu della provincia settentrionale turca di Rize, Erdogan ha sostenuto che la fine del Ramadan e l’arrivo di Eid devono servire come momento di rinnovamento per il mondo musulmano.
La missione Nato si ritira dall’Iraq
La missione della Nato in Iraq si è temporaneamente ritirata dal Paese. Il suo quartier generale è in una base militare irachena nella Green Zone di Baghdad, vicino all’ambasciata statunitense, che dall’inizio della guerra è stata più volte colpita.
Completata l’evacuazione momentanea e prudenziale del contingente italiano impegnato per la “Nato Mission Iraq”. Nella capitale irachena, come aveva già spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto, resta comunque il personale che protegge l’ambasciata italiana.
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