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Esteri

Iran: la guerra supera altri limiti e fa ancora più paura

Scambio continuo di missili

di Ernesto Ferrante -


La guerra “più stupida della storia USA”, come l’ha definita John Mearsheimer, politologo e teorico del realismo offensivo, è entrata in una fase estremamente pericolosa dopo l’attacco israeliano, avallato da Washington, al giacimento South Pars condiviso tra Iran e Qatar. Si tratta della più grande riserva di gas naturale al mondo. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, ha scritto sull’Economist che il conflitto in corso è il segno che l’Amministrazione di Donald Trumpha perso il controllo della sua politica estera”.

Usa e Israele oltre ogni regola

Anche se il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha continuato ad assicurare che sono loro ad avere “le carte”, nella base Maga il segretario di Stato Marco Rubio (Christians United for Israel e neocon) e Jared Kushner (genero del tycoon, ebreo ortodosso vicino alla setta messianica Chabad Lubavitch) vengono considerati apertamente “assets” di Israele nel governo degli Stati Uniti.

Mentre l’escalation rischia di “tracimare”, con effetti catastrofici non solo sugli equilibri politici in Medio Oriente, ma sull’economia globale, le Idf fanno sapere che l’Aeronautica militare israeliana (Iaf) ha sganciato oltre 12mila bombe sull’Iran dall’inizio delle ostilità in più di 8.500 raid. Ben 3.600 sono state lanciate solo su Teheran.

L’Iran non cede

L’esercito iraniano, intenzionato a non arrendersi, ha minacciato di distruggere le infrastrutture energetiche della regione, temendo che i suoi impianti vengano nuovamente presi di mira da Stati Uniti e Israele.

La nostra risposta all’attacco israeliano alle nostre infrastrutture ha visto l’impiego solo di una frazione della nostra forza. L’unico motivo della moderazione è stato il rispetto della richiesta di de-escalation. Se le nostre infrastrutture verranno colpite di nuovo non ci sarà alcuna moderazione. Qualsiasi conclusione di questa guerra dovrà necessariamente affrontare i danni arrecati ai nostri siti civili”, ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.

Il presidente del Parlamento della Repubblica islamica dell’Iran, Mohammed Bagher Ghalibaf, ha ironizzato sul fatto che Washington e Tel Aviv continuino a sostenere di aver quasi totalmente azzerato le capacità militari del suo Paese: “Secondo quanto dichiarato da funzionari militari israeliani e americani, il 320% dei lanciatori missilistici iraniani è stato distrutto finora. Tuttavia, l’Iran continua a lanciare missili a un ritmo elevato. Ora, il nemico punta a distruggerne fino al 500%! Un risultato senza precedenti per l’esercito statunitense!”.

Gli attacchi iraniani

Un missile iraniano ha colpito una raffineria ad Haifa, nello Stato ebraico. I raid dell’Iran contro gli impianti in Qatar, in risposta alle bombe israeliane su South Pars, avranno “ripercussioni pesanti” sulle forniture di gas. A lanciare l’allarme è stato il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.

La compagnia petrolifera statale kuwaitiana Kuwait Petroleum Corp. (Kpc) ha temporaneamente sospeso le attività nelle raffinerie di Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi, centrate dai droni iraniani. La Kpc sta ancora valutando i danni.

La missione dei 6 per lo Stretto di Hormuz

Sei Paesi, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, si sono dichiarati pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale sicura dello strategico Stretto di Hormuz. “Si tratta di un documento politico, non militare” che impegna l’Italia e altri 5 Paesi “a lavorare insieme per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di navigazione marittima”, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato a Tagadà su La7. Le opposizioni hanno chiesto spiegazioni sul tipo di impegno italiano.

Le intenzioni di Trump

Gli Stati Uniti, invece, starebbero valutando il ricorso a un’operazione dei Marines per riaprire lo Stretto, anche attraverso la conquista di alcune isole iraniane da usare come “leva negoziale” con il nemico. Il Pentagono, nel frattempo, ha chiesto alla Casa Bianca di autorizzare una richiesta al Congresso di oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in corso. Per Trump è “un piccolo prezzo da pagare per essere sicuri di essere al massimo”. Gli iraniani l’hanno definita una “Israel First Tax” che “sta per colpire l’economia statunitense”.


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