Israele a Netanyahu ma il vero vincitore è l’estrema destra di Itamar Ben-Gvir

Come tanti paesi del mondo in questi giorni e settimane, anche Israele sta scegliendo la linea del proprio futuro e chi sarà a guidarlo.
Dopo tre anni e mezzo di stallo politico, è Benyamin Netanyahu, leader del Likud insieme ai suoi alleati, a conquistare la maggioranza dei seggi in parlamento necessaria per formare un nuovo governo.
“Siamo vicini a una grande vittoria”: ha detto l’ex premier ai suoi sostenitori, mentre ieri erano tutti riuniti a Gerusalemme in attesa della conferma ufficiale.
Il primo ministro uscente Yair Lapid e i partiti di sinistra per i diritti filo-arabi, Ra’am e Hadash-Ta’al, hanno superato di pochissimo la soglia di sbarramento mentre altri due partiti di sinistra Meretz e Balad, rimangono, per ora, di poco fuori dalla Knesset, il parlamento monocamerale israeliano. La vera notizia di queste elezioni – ovvero l’affluenza alle urne più alta dagli anni ‘90 – ha dimostrato il crollo della sinistra e una grande legittimazione popolare dell’estrema destra.
Non è tanto la vittoria di Netanyahu ad essere significativa, quanto la travolgente ondata di sostegno ai nuovi alleati radicali, i sionisti religiosi di Itamar Ben-Gvir.
L’estremista di destra dalle posizioni fortemente anti-arabe, vuole annettere la Cisgiordania senza concedere diritti ai palestinesi, è per la deportazione dei cittadini palestinesi “sleali” di Israele, e punta ad attenuare le regole di ingaggio per soldati e agenti.
Il successo del partito di estrema destra rende molto meno plausibile che si riesca a raggiungere la pace con la Palestina (come hanno subito avvertito anche Usa e Paesi del Golfo) e pone le basi per un possibile conflitto con i partner internazionali di Israele.
“L’ascesa dei partiti religiosi di estrema destra alle elezioni israeliane, secondo gli exit-poll delle tv, è un risultato naturale delle crescenti manifestazioni di estremismo e razzismo nella società israeliana, di cui il nostro popolo soffre da anni”, ha detto il premier dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mohammad Shtayyeh, citato dall’agenzia Maan.
Itamar Ben-Gvir, ex seguace del gruppo terroristico Kach con condanna per incitamento al razzismo, ha promesso di sostenere una legislazione che altererebbe il codice penale e che potrebbe aiutare Netanyahu a eludere una condanna nel suo processo per corruzione. Nella notte tra martedì e mercoledì, il leader di Otzma Yehudit ha festeggiato in un raduno elettorale tutto maschile a Gerusalemme, durante il quale i suoi sostenitori hanno sventolato bandiere israeliane e cantato “Morte ai terroristi”. A preoccupare comunque, non è solo la pace tra i popoli ma anche l’assetto economico del Paese. L’economia che il governo di Netanyahu erediterà è più stabile rispetto ad altri paesi sviluppati. Israele vanta il secondo tasso di inflazione più basso e uno dei più alti tassi di crescita dell’OCSE. In quanto tale, i leader entranti avranno maggiori libertà rispetto ad altre nazioni. Su questa base, “Le promesse fatte da questi partiti sono talmente ambiziose, che possono portare molto rapidamente Israele nella tana del coniglio”, ha detto il professor Dan Ben-David, capo della Shoresh Institution for Socioeconomic Research ed economista presso l’Università di Tel Aviv.
Secondo lui, la nuova leadership minaccia il benessere economico del Paese in modo sostanziale e palpabile. “In termini di economia semplice, stanno promettendo tonnellate di denaro a vari settori.
Netanyahu ha parlato di istruzione gratuita, di congelare i tassi di interesse e arnona (i pagamenti delle tasse municipali) e ha promesso pieni finanziamenti a tutte le scuole haredi “.
“Questo approccio costerà un sacco di risorse alle casse dello Stato e finirà per ipotecare completamente il futuro di Israele”, ha concluso Dan Ben-David.

Come tanti paesi del mondo in questi giorni e settimane, anche Israele sta scegliendo la linea del proprio futuro e chi sarà a guidarlo.
Dopo tre anni e mezzo di stallo politico, è Benyamin Netanyahu, leader del Likud insieme ai suoi alleati, a conquistare la maggioranza dei seggi in parlamento necessaria per formare un nuovo governo.
“Siamo vicini a una grande vittoria”: ha detto l’ex premier ai suoi sostenitori, mentre ieri erano tutti riuniti a Gerusalemme in attesa della conferma ufficiale.
Il primo ministro uscente Yair Lapid e i partiti di sinistra per i diritti filo-arabi, Ra’am e Hadash-Ta’al, hanno superato di pochissimo la soglia di sbarramento mentre altri due partiti di sinistra Meretz e Balad, rimangono, per ora, di poco fuori dalla Knesset, il parlamento monocamerale israeliano. La vera notizia di queste elezioni – ovvero l’affluenza alle urne più alta dagli anni ‘90 – ha dimostrato il crollo della sinistra e una grande legittimazione popolare dell’estrema destra.
Non è tanto la vittoria di Netanyahu ad essere significativa, quanto la travolgente ondata di sostegno ai nuovi alleati radicali, i sionisti religiosi di Itamar Ben-Gvir.
L’estremista di destra dalle posizioni fortemente anti-arabe, vuole annettere la Cisgiordania senza concedere diritti ai palestinesi, è per la deportazione dei cittadini palestinesi “sleali” di Israele, e punta ad attenuare le regole di ingaggio per soldati e agenti.
Il successo del partito di estrema destra rende molto meno plausibile che si riesca a raggiungere la pace con la Palestina (come hanno subito avvertito anche Usa e Paesi del Golfo) e pone le basi per un possibile conflitto con i partner internazionali di Israele.
“L’ascesa dei partiti religiosi di estrema destra alle elezioni israeliane, secondo gli exit-poll delle tv, è un risultato naturale delle crescenti manifestazioni di estremismo e razzismo nella società israeliana, di cui il nostro popolo soffre da anni”, ha detto il premier dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mohammad Shtayyeh, citato dall’agenzia Maan.
Itamar Ben-Gvir, ex seguace del gruppo terroristico Kach con condanna per incitamento al razzismo, ha promesso di sostenere una legislazione che altererebbe il codice penale e che potrebbe aiutare Netanyahu a eludere una condanna nel suo processo per corruzione. Nella notte tra martedì e mercoledì, il leader di Otzma Yehudit ha festeggiato in un raduno elettorale tutto maschile a Gerusalemme, durante il quale i suoi sostenitori hanno sventolato bandiere israeliane e cantato “Morte ai terroristi”. A preoccupare comunque, non è solo la pace tra i popoli ma anche l’assetto economico del Paese. L’economia che il governo di Netanyahu erediterà è più stabile rispetto ad altri paesi sviluppati. Israele vanta il secondo tasso di inflazione più basso e uno dei più alti tassi di crescita dell’OCSE. In quanto tale, i leader entranti avranno maggiori libertà rispetto ad altre nazioni. Su questa base, “Le promesse fatte da questi partiti sono talmente ambiziose, che possono portare molto rapidamente Israele nella tana del coniglio”, ha detto il professor Dan Ben-David, capo della Shoresh Institution for Socioeconomic Research ed economista presso l’Università di Tel Aviv.
Secondo lui, la nuova leadership minaccia il benessere economico del Paese in modo sostanziale e palpabile. “In termini di economia semplice, stanno promettendo tonnellate di denaro a vari settori.
Netanyahu ha parlato di istruzione gratuita, di congelare i tassi di interesse e arnona (i pagamenti delle tasse municipali) e ha promesso pieni finanziamenti a tutte le scuole haredi “.
“Questo approccio costerà un sacco di risorse alle casse dello Stato e finirà per ipotecare completamente il futuro di Israele”, ha concluso Dan Ben-David.

Previous articleHOT PARADE
Next articleIncubo gelo per Kiev
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli