Juve incubo cessione

Adesso comincia a fare capolino il rischio cessione. Un’ipotesi fermamente respinta da John Elkann, ma tutto dipenderà dalle pendenze in sede penale, civile e sportiva (nazionale e internazionale). Per il club e i suoi milioni di sconcertati tifosi, che reclamano chiarezza, si prospetta davvero un periodaccio. La stessa società di revisione della Juventus, Deloitte & Touche, sposa la tesi della Procura di Torino e sostiene che gli ultimi due bilanci non sono veritieri. Dunque sarebbero falsi. La Vecchia Signora in piena bufera giudiziaria per la richiesta di processo da parte dei Pm per i sospetti “stratagemmi illeciti” a carico degli ormai ex vertici che rispondono di svariate accuse – dalle false comunicazioni sociali alle false fatturazioni per operazioni inesistenti, passando per le “manovre sugli stipendi” e l’ostacolo alla vigilanza della Consob – replica di essere stata diligente, non potrebbe dire diversamente, intanto anche ieri il titolo in Borsa è scivolato di un altro 3,21%, a 0.2479 centesimi per azione, con una capitalizzazione ai minimi e di poco superiore ai 600 milioni di euro. In due settimane sono stati bruciati oltre 50 milioni di euro.
Delisting
Dall’inizio dell’anno il titolo ha perso oltre il 40%. In questo contesto critico per la costante perdita di reputazione che sta spingendo gli azionisti a vendere sulle prospettive di ulteriori ribassi in coincidenza con i prossimi passaggi giudiziari (avvio dell’udienza preliminare), cui si aggiungeranno le iniziative sportive della procura federale e di quella dell’Uefa – con possibili conseguenze che la Borsa sconterebbe -, prende corpo l’ipotesi che prossimamente l’azionista di riferimento Exor, che controlla il 63,77% delle azioni, dopo avere risanato il club proceda al delisting, vale a dire il ritiro del titolo dalla negoziazione borsistica. Il successivo passaggio, caldeggiato da una parte della proprietà (minoritaria), sarebbe addirittura la cessione del 70% del proprio pacchetto a un fondo. Della questione John Elkann, che avrà l’ultima parola, per adesso non vuol sentire parlare. Va considerato che da un secolo la Juve è legata alle sorti della famiglia Agnelli e John ha ereditato lo scettro del comando dal nonno Gianni per il quale il club erano amore e passione assoluti. Elkann lo scorso 30 novembre incontrando gli analisti finanziari ha sostenuto che la Juve non ha «bisogno di nuovo capitale», ma tutto è legato al contesto. Che continua a cambiare. Come l’esperienza insegna. Basti pensare che rispetto al massimo dei giorni precedenti al match con l’Aiax di Champions della primavera 2019, quando dopo la tripletta di Ronaldo all’Atletico Madrid il titolo aveva raggiunto 1,26 euro per azione, ieri sera aveva perso l’80%. E la discesa, temono gli analisti, non è destinata ad arrestarsi. A proposito di Ronaldo i suoi legali hanno chiesto di accedere in veste di creditore agli atti depositati dalla Procura della Repubblica all’ufficio del giudice per l’udienza preliminare per l’avvio dell’azione penale contro Agnelli & C.. Il campione sempre più in ombra sosterrebbe di avanzare quasi 20 milioni di euro. Avallando così la tesi dei magistrati che cercavano la famosa carta oggetto di colloqui intercettati tra gli imputati.
Abodi e la rinascita
Che l’attuale fase per le sorti del club bianconero siano molto più pericolose di Calciopoli è evidente. All’epoca non erano coinvolte la proprietà – stavolta l’ex presidente Andrea Agnelli è azionista e imputato di primo piano – e la gestione caratteristica della stessa, bensì gli allora massimi dirigenti per il condizionamento dei vertici arbitrali. Sul punto sono state sibilline le parole di ieri di Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, che conversando con i giornalisti alla Camera ha affermato: “Io mi trovo tra la procura e la procura federale, non sono certo io a dire chi è colpevole e chi no. Però la cosa bella dello sport è che si può morire e si può rinascere, è successo a tante squadre: al Napoli, al Palermo, alla stessa Juve quando è retrocessa in serie B nel 2006 e poi è risalita. A costo di essere considerato un pericoloso sognatore, credo debba arrivare il momento della chiarezza e della responsabilità”. Una chiarezza che potrebbe estendersi ad altri club visto che alla Juve è contestato il ricorso disinvolto alla finanza creativa con il meccanismo delle plusvalenze per abbellire i bilanci. Le indagini contro il club, del resto, sono state avviate dalla Consob per la presunta mancata trasparenza degli atti societari verso il mercato tramite attività fraudolente. Le dichiarazioni intercettate dell’ad Maurizio Arrivabene, cooptato nel 2021 per sistemare i conti, “lì sono tutti esperti a fare i trucchetti”, riferendosi anche alla gestione Paratici, porterebbero acqua ai sospetti dell’accusa. Lo stesso Arrivabene, in un dialogo captato dalla guardia di finanza a proposito dell’aumento di capitale da 400 milioni di euro lanciato dalla Juve un anno fa, afferma: “L’aumento di capitale non è servito ad andare sul mercato ma è servito a coprire. A coprire una situazione estremamente negativa dal punto di vista finanziario”. Un aumento di capitale, come si ricorderà, che faceva seguito a un altro di 300 milioni di un paio d’anni prima.
Lotta di potere, Uefa e responsabilità
A proposito di intercettazioni telefoniche, le quali vanno sempre soppesate perché vanno inserite in un contesto, l’ex dirigente dell’area tecnica Fabio Paratici parlando del suo presidente Andrea Agnelli con Luca Percassi dell’Atalanta sostiene che la ricapitalizzazione è servita ad Elkann per limitare il potere di Agnelli. Una sorta di “amministrazione controllata”. “Vi diamo 400 milioni – è il ragionamento di Paratici – comandiamo noi”. Va sempre ricordato che la holding Exor è una cassaforte eccezionale che nel solo 2021 ha prodotto utili per 3,5 miliardi di euro. Tra le cose che fanno paura ai bianconeri c’è l’indagine che ha aperto l’Uefa per violazione del fair play finanziario dopo che lo scorso settembre tra le parti era stato firmato un accordo. Se Elkann ha scelto come traghettatori di assoluta fiducia verso la nuova fase Gianluca Ferrero e Maurizio Scanavino, indicati rispettivamente come presidente e direttore generale, incombe il coinvolgimento amministrativo diretto della società sul piano penale e in vista dell’assemblea dei soci del 18 gennaio potrebbe essere avviata un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Anche su questo punto i piccoli azionisti si starebbero coalizzando in vista di un appuntamento che si annuncia burrascoso per Andrea Agnelli. Questi da presidente più vincente della storia bianconera con i nove scudetti consecutivi, nel breve volgere di poche settimane a causa del terremoto giudiziario è stato costretto a dare le dimissioni anche per evitare ripercussioni personali, e adesso si trova imputato di gravi reati. Con il rischio per il club di finire di nuovo nella polvere.

Adesso comincia a fare capolino il rischio cessione. Un’ipotesi fermamente respinta da John Elkann, ma tutto dipenderà dalle pendenze in sede penale, civile e sportiva (nazionale e internazionale). Per il club e i suoi milioni di sconcertati tifosi, che reclamano chiarezza, si prospetta davvero un periodaccio. La stessa società di revisione della Juventus, Deloitte & Touche, sposa la tesi della Procura di Torino e sostiene che gli ultimi due bilanci non sono veritieri. Dunque sarebbero falsi. La Vecchia Signora in piena bufera giudiziaria per la richiesta di processo da parte dei Pm per i sospetti “stratagemmi illeciti” a carico degli ormai ex vertici che rispondono di svariate accuse – dalle false comunicazioni sociali alle false fatturazioni per operazioni inesistenti, passando per le “manovre sugli stipendi” e l’ostacolo alla vigilanza della Consob – replica di essere stata diligente, non potrebbe dire diversamente, intanto anche ieri il titolo in Borsa è scivolato di un altro 3,21%, a 0.2479 centesimi per azione, con una capitalizzazione ai minimi e di poco superiore ai 600 milioni di euro. In due settimane sono stati bruciati oltre 50 milioni di euro.
Delisting
Dall’inizio dell’anno il titolo ha perso oltre il 40%. In questo contesto critico per la costante perdita di reputazione che sta spingendo gli azionisti a vendere sulle prospettive di ulteriori ribassi in coincidenza con i prossimi passaggi giudiziari (avvio dell’udienza preliminare), cui si aggiungeranno le iniziative sportive della procura federale e di quella dell’Uefa – con possibili conseguenze che la Borsa sconterebbe -, prende corpo l’ipotesi che prossimamente l’azionista di riferimento Exor, che controlla il 63,77% delle azioni, dopo avere risanato il club proceda al delisting, vale a dire il ritiro del titolo dalla negoziazione borsistica. Il successivo passaggio, caldeggiato da una parte della proprietà (minoritaria), sarebbe addirittura la cessione del 70% del proprio pacchetto a un fondo. Della questione John Elkann, che avrà l’ultima parola, per adesso non vuol sentire parlare. Va considerato che da un secolo la Juve è legata alle sorti della famiglia Agnelli e John ha ereditato lo scettro del comando dal nonno Gianni per il quale il club erano amore e passione assoluti. Elkann lo scorso 30 novembre incontrando gli analisti finanziari ha sostenuto che la Juve non ha «bisogno di nuovo capitale», ma tutto è legato al contesto. Che continua a cambiare. Come l’esperienza insegna. Basti pensare che rispetto al massimo dei giorni precedenti al match con l’Aiax di Champions della primavera 2019, quando dopo la tripletta di Ronaldo all’Atletico Madrid il titolo aveva raggiunto 1,26 euro per azione, ieri sera aveva perso l’80%. E la discesa, temono gli analisti, non è destinata ad arrestarsi. A proposito di Ronaldo i suoi legali hanno chiesto di accedere in veste di creditore agli atti depositati dalla Procura della Repubblica all’ufficio del giudice per l’udienza preliminare per l’avvio dell’azione penale contro Agnelli & C.. Il campione sempre più in ombra sosterrebbe di avanzare quasi 20 milioni di euro. Avallando così la tesi dei magistrati che cercavano la famosa carta oggetto di colloqui intercettati tra gli imputati.
Abodi e la rinascita
Che l’attuale fase per le sorti del club bianconero siano molto più pericolose di Calciopoli è evidente. All’epoca non erano coinvolte la proprietà – stavolta l’ex presidente Andrea Agnelli è azionista e imputato di primo piano – e la gestione caratteristica della stessa, bensì gli allora massimi dirigenti per il condizionamento dei vertici arbitrali. Sul punto sono state sibilline le parole di ieri di Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, che conversando con i giornalisti alla Camera ha affermato: “Io mi trovo tra la procura e la procura federale, non sono certo io a dire chi è colpevole e chi no. Però la cosa bella dello sport è che si può morire e si può rinascere, è successo a tante squadre: al Napoli, al Palermo, alla stessa Juve quando è retrocessa in serie B nel 2006 e poi è risalita. A costo di essere considerato un pericoloso sognatore, credo debba arrivare il momento della chiarezza e della responsabilità”. Una chiarezza che potrebbe estendersi ad altri club visto che alla Juve è contestato il ricorso disinvolto alla finanza creativa con il meccanismo delle plusvalenze per abbellire i bilanci. Le indagini contro il club, del resto, sono state avviate dalla Consob per la presunta mancata trasparenza degli atti societari verso il mercato tramite attività fraudolente. Le dichiarazioni intercettate dell’ad Maurizio Arrivabene, cooptato nel 2021 per sistemare i conti, “lì sono tutti esperti a fare i trucchetti”, riferendosi anche alla gestione Paratici, porterebbero acqua ai sospetti dell’accusa. Lo stesso Arrivabene, in un dialogo captato dalla guardia di finanza a proposito dell’aumento di capitale da 400 milioni di euro lanciato dalla Juve un anno fa, afferma: “L’aumento di capitale non è servito ad andare sul mercato ma è servito a coprire. A coprire una situazione estremamente negativa dal punto di vista finanziario”. Un aumento di capitale, come si ricorderà, che faceva seguito a un altro di 300 milioni di un paio d’anni prima.
Lotta di potere, Uefa e responsabilità
A proposito di intercettazioni telefoniche, le quali vanno sempre soppesate perché vanno inserite in un contesto, l’ex dirigente dell’area tecnica Fabio Paratici parlando del suo presidente Andrea Agnelli con Luca Percassi dell’Atalanta sostiene che la ricapitalizzazione è servita ad Elkann per limitare il potere di Agnelli. Una sorta di “amministrazione controllata”. “Vi diamo 400 milioni – è il ragionamento di Paratici – comandiamo noi”. Va sempre ricordato che la holding Exor è una cassaforte eccezionale che nel solo 2021 ha prodotto utili per 3,5 miliardi di euro. Tra le cose che fanno paura ai bianconeri c’è l’indagine che ha aperto l’Uefa per violazione del fair play finanziario dopo che lo scorso settembre tra le parti era stato firmato un accordo. Se Elkann ha scelto come traghettatori di assoluta fiducia verso la nuova fase Gianluca Ferrero e Maurizio Scanavino, indicati rispettivamente come presidente e direttore generale, incombe il coinvolgimento amministrativo diretto della società sul piano penale e in vista dell’assemblea dei soci del 18 gennaio potrebbe essere avviata un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Anche su questo punto i piccoli azionisti si starebbero coalizzando in vista di un appuntamento che si annuncia burrascoso per Andrea Agnelli. Questi da presidente più vincente della storia bianconera con i nove scudetti consecutivi, nel breve volgere di poche settimane a causa del terremoto giudiziario è stato costretto a dare le dimissioni anche per evitare ripercussioni personali, e adesso si trova imputato di gravi reati. Con il rischio per il club di finire di nuovo nella polvere.

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