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Katrina, vent’anni dopo, una ferita ancora aperta

Katrina devastò New Orleans nel 2005: oltre 1.800 morti, soccorsi criticati. Concerti e musica unirono il mondo nella rinascita.

di Gianluca Pascutti -


Katrina non è soltanto il nome di un uragano: è diventato un simbolo. Il 29 agosto 2005 la tempesta di categoria 5 si abbatté sulla costa della Louisiana, devastando New Orleans e i territori circostanti. Le immagini degli argini che cedevano, delle case sommerse e delle migliaia di persone in fuga hanno fatto il giro del mondo, lasciando una ferita profonda nella coscienza americana.

L’impatto di Katrina sulla Louisiana

Con venti oltre i 280 km/h e onde di tempesta imponenti, Katrina distrusse quartieri interi. Oltre 1.800 persone persero la vita e circa 700 risultarono disperse, mentre più di un milione furono costrette a lasciare la propria casa. Gli Stati Uniti si trovarono a fronteggiare non solo un disastro naturale, ma anche una crisi sociale e politica: i soccorsi tardarono, la FEMA venne duramente criticata e le disuguaglianze emersero in modo drammatico.

Musica contro la tempesta

Ma Katrina non lasciò soltanto dolore. La risposta della comunità artistica fu immediata. La musica, radice culturale di New Orleans, divenne strumento di speranza e solidarietà.

Il 2 settembre 2005 andò in onda “A Concert for Hurricane Relief” sulla NBC: tra i protagonisti Kanye West, Harry Connick Jr. e Aaron Neville. Fu in quell’occasione che West pronunciò la frase destinata a rimanere nella storia: “George Bush doesn’t care about Black people”.

Pochi giorni dopo, il 9 settembre, milioni di telespettatori seguirono “Shelter from the Storm: A Concert for the Gulf Coast”, trasmesso in contemporanea dalle principali reti americane. Artisti come U2 con Mary J. Blige, Mariah Carey, Bruce Springsteen, Neil Young e molti altri si alternarono sul palco. Le donazioni raccolte furono destinate alla Croce Rossa e ad associazioni di soccorso.

Parallelamente, nacquero album benefici come “Hurricane Relief: Come Together Now”, con la partecipazione di Elton John, Norah Jones, Coldplay, John Mayer e altri nomi internazionali.

La rinascita attraverso le note

Per una città che respira jazz e blues, la musica fu un’àncora di salvezza. I concerti legati a Katrina non furono semplici spettacoli, rappresentarono la volontà di una comunità di rialzarsi. Artisti locali come Dr. John, Wynton Marsalis e Fats Domino diedero voce a un popolo ferito ma non piegato.

Venti anni dopo

Oggi, a vent’anni di distanza, il nome Katrina riecheggia ancora come monito. Ma riecheggia anche nelle melodie che hanno accompagnato la rinascita di New Orleans. La città è cambiata, più protetta e consapevole, ma la memoria di quei giorni resta viva. La tempesta ha mostrato quanto fragile possa essere la vita, ma anche quanto potente possa essere la musica quando diventa linguaggio universale di speranza.


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