La battaglia del prete coraggio: “Lo Stato si muova, non mi fermerò”

Non ha bisogno di presentazioni, don Maurizio Patriciello. Sacerdote a Caivano, in provincia di Napoli, s’è caricato sulle spalle ormai da anni la croce di un territorio intero che muore di inquinamento e criminalità, ogni giorno, a ogni età. Nell’indifferenza di tutti. Ma una speranza brilla nel coraggio di chi, come don Patriciello, non è capce di si arrendersi. La sua non è una lotta solitaria. Tutt’altro. Anche il Papa prega per lui. Nei giorni scorsi, infatti, Francesco gli ha telefonato per ricordargli che non è solo in questa battaglia e che “prega per lui” costantemente.

Come è nata la Terra dei Fuochi?
Come accade tutte le volte che si scatena un dramma umanitario, perché di questo si tratta. Dietro c’è sempre l’uomo. Con la sua ingordigia, con il suo egoismo, con la voglia di prevaricare sull’altro. Ciò accade quando l’interesse personale vuole avere la meglio su quello comune. Purtroppo c’è ancora una mentalità per cui un bene comune è di nessuno. Perciò il disonesto ritiene di poterci fare ciò che vuole. Da noi c’è stato l’abbraccio mortifero e velenosissimo tra la camorra, in particolare quella dei casalesi che incuteva terrore nei cittadini, e gli industriali disonesti del Centro Nord. L’appoggio degli uni è stata una manna per gli altri.

Che conseguenze ha comportato questo abbraccio?
Le viviamo sulla nostra pelle. Lanciamo l’allarme da anni. Ma servivano gli studi per convincere le istituzioni a fare qualcosa. Io ho sempre detto di non essere un professionista ma un testimone. Sono come un paziente che riferisce i sintomi al medico. Io vi dico che in un mese celebro almeno quattro funerali, che tutti sono morti di tumore e nessuno di loro aveva più di 50 anni. Ci siamo fatti il sangue amaro per anni. Ma finalmente, a febbraio 2021, l’Iss ha ammesso che in questa terra qualcosa davvero non va. Un mese fa, poi, le Università di Bari e di Bologna hanno prodotto due studi sulle malattie e i morti da tumori e per noi, che siamo ai primi posti, è una cosa molto triste.

Se ne può uscire?
Se ne esce se tutti hanno buona volontà. A partire dalla politica. Noi ne abbiamo avuto di illuminati e onesti. In parrocchia sono venuti quattro-cinque ministri a fare convegni, a parlare con il popolo. Io li ho sempre ringraziati, di qualsiasi colore essi siano. La Chiesa ha fatto un lavoro molto bello di coordinamento e di comunione tra istituzioni e popolo, che era arrabbiato. È importante capire che la prima prevenzione non è lo screening ma un ambiente sano. Se respiro aria avvelenata, mi avvelenerò anch’io. E poi c’è anche il problema della sanità che non funziona.

Non è un problema solo campano…
Mi piace citare dalla Laudato Sii, quella frase di Papa Francesco che dice: “Se la società civile non costringe e non obbliga i governi a tutti livelli a fare il loro dovere non sarà mai possibile un contrasto ai danni ambientali”. Ecco, la società civile deve essere la punta di diamante: respingere e dare calci negli stinchi a quei signori che ci governano ma “dimenticano” i problemi dell’ambiente, perché sono a lunga scadenza e non “pagano” nell’immediato. Vede, noi abbiamo avuto una legge sui reati ambientali nel 2015. Che è stata approvata grazie alle nostre battaglie. Ma la cosa strana è che un disegno di legge c’era da 21 anni ma il parlamento non lo approvava. Perché? Perché tanti non la volevano. Per questo c’è bisogno di uno stimolo a chi ci governa.

E poi? Cosa si può fare?
Vanno fatte scelte concrete davvero: se ci sono zone che vanno bonificate si devono bonificare, se ci sono delinquenti da arrestare vanno arrestati, se ci sono soldi da sequestrare vanno sequestrati e con questi denari curare la povera gente. È inutile confiscare beni se poi li lasciano a marcire. Io credo che Gesù abbia ragione quando dice che ciò che si fa insieme è fatto bene. Questo concetto, in teologia, si chiama comunione. In politica magari si chiamerà in un altro modo. Ma c’è bisogno di unirsi tutti. Dai professionisti agli artisti, che ho spesso ospitato in parrocchia. Ognuno deve dare il suo contributo. Quando sono stato ricevuto al Quirinale, ho detto al Presidente Sergio Mattarella che se ci si chiude nei palazzi non c’è comunicazione. Dobbiamo scendere in piazza, incontrare la gente che paga questo scempio sulla sua pelle. Non dobbiamo abbassare la guardia. E ai “negazionisti” ripeto ciò che ho detto ai camorristi: noi lavoriamo anche per voi, siete abbagliati dai guadagni facili ma il conto presto o tardi lo pagherete anche voi. Unitevi a noi, se siete cristiani abbiamo l’obbligo di amare il prossimo. Se non lo siete, amate almeno i vostri figli. Ci riescono gli animali, provateci anche voi.

Non ha bisogno di presentazioni, don Maurizio Patriciello. Sacerdote a Caivano, in provincia di Napoli, s’è caricato sulle spalle ormai da anni la croce di un territorio intero che muore di inquinamento e criminalità, ogni giorno, a ogni età. Nell’indifferenza di tutti. Ma una speranza brilla nel coraggio di chi, come don Patriciello, non è capce di si arrendersi. La sua non è una lotta solitaria. Tutt’altro. Anche il Papa prega per lui. Nei giorni scorsi, infatti, Francesco gli ha telefonato per ricordargli che non è solo in questa battaglia e che “prega per lui” costantemente.

Come è nata la Terra dei Fuochi?
Come accade tutte le volte che si scatena un dramma umanitario, perché di questo si tratta. Dietro c’è sempre l’uomo. Con la sua ingordigia, con il suo egoismo, con la voglia di prevaricare sull’altro. Ciò accade quando l’interesse personale vuole avere la meglio su quello comune. Purtroppo c’è ancora una mentalità per cui un bene comune è di nessuno. Perciò il disonesto ritiene di poterci fare ciò che vuole. Da noi c’è stato l’abbraccio mortifero e velenosissimo tra la camorra, in particolare quella dei casalesi che incuteva terrore nei cittadini, e gli industriali disonesti del Centro Nord. L’appoggio degli uni è stata una manna per gli altri.

Che conseguenze ha comportato questo abbraccio?
Le viviamo sulla nostra pelle. Lanciamo l’allarme da anni. Ma servivano gli studi per convincere le istituzioni a fare qualcosa. Io ho sempre detto di non essere un professionista ma un testimone. Sono come un paziente che riferisce i sintomi al medico. Io vi dico che in un mese celebro almeno quattro funerali, che tutti sono morti di tumore e nessuno di loro aveva più di 50 anni. Ci siamo fatti il sangue amaro per anni. Ma finalmente, a febbraio 2021, l’Iss ha ammesso che in questa terra qualcosa davvero non va. Un mese fa, poi, le Università di Bari e di Bologna hanno prodotto due studi sulle malattie e i morti da tumori e per noi, che siamo ai primi posti, è una cosa molto triste.

Se ne può uscire?
Se ne esce se tutti hanno buona volontà. A partire dalla politica. Noi ne abbiamo avuto di illuminati e onesti. In parrocchia sono venuti quattro-cinque ministri a fare convegni, a parlare con il popolo. Io li ho sempre ringraziati, di qualsiasi colore essi siano. La Chiesa ha fatto un lavoro molto bello di coordinamento e di comunione tra istituzioni e popolo, che era arrabbiato. È importante capire che la prima prevenzione non è lo screening ma un ambiente sano. Se respiro aria avvelenata, mi avvelenerò anch’io. E poi c’è anche il problema della sanità che non funziona.

Non è un problema solo campano…
Mi piace citare dalla Laudato Sii, quella frase di Papa Francesco che dice: “Se la società civile non costringe e non obbliga i governi a tutti livelli a fare il loro dovere non sarà mai possibile un contrasto ai danni ambientali”. Ecco, la società civile deve essere la punta di diamante: respingere e dare calci negli stinchi a quei signori che ci governano ma “dimenticano” i problemi dell’ambiente, perché sono a lunga scadenza e non “pagano” nell’immediato. Vede, noi abbiamo avuto una legge sui reati ambientali nel 2015. Che è stata approvata grazie alle nostre battaglie. Ma la cosa strana è che un disegno di legge c’era da 21 anni ma il parlamento non lo approvava. Perché? Perché tanti non la volevano. Per questo c’è bisogno di uno stimolo a chi ci governa.

E poi? Cosa si può fare?
Vanno fatte scelte concrete davvero: se ci sono zone che vanno bonificate si devono bonificare, se ci sono delinquenti da arrestare vanno arrestati, se ci sono soldi da sequestrare vanno sequestrati e con questi denari curare la povera gente. È inutile confiscare beni se poi li lasciano a marcire. Io credo che Gesù abbia ragione quando dice che ciò che si fa insieme è fatto bene. Questo concetto, in teologia, si chiama comunione. In politica magari si chiamerà in un altro modo. Ma c’è bisogno di unirsi tutti. Dai professionisti agli artisti, che ho spesso ospitato in parrocchia. Ognuno deve dare il suo contributo. Quando sono stato ricevuto al Quirinale, ho detto al Presidente Sergio Mattarella che se ci si chiude nei palazzi non c’è comunicazione. Dobbiamo scendere in piazza, incontrare la gente che paga questo scempio sulla sua pelle. Non dobbiamo abbassare la guardia. E ai “negazionisti” ripeto ciò che ho detto ai camorristi: noi lavoriamo anche per voi, siete abbagliati dai guadagni facili ma il conto presto o tardi lo pagherete anche voi. Unitevi a noi, se siete cristiani abbiamo l’obbligo di amare il prossimo. Se non lo siete, amate almeno i vostri figli. Ci riescono gli animali, provateci anche voi.

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