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Economia

La Bce inguaia l’Europa, tassi fermi e Borse flop

"Siamo in buona posizione", dice Lagarde. Per cosa? Intanto petrolio e gas sono fuori controllo

di Giovanni Vasso -


Il Giorno della Civetta: Lagarde tiene i tassi fermi, la Bce assesta la mazzata finale alle Borse, già scosse per l’impennata di petrolio e gas a causa degli attacchi tra Iran, Qatar e Kuwait. Dove non arriva il buonsenso, a Francoforte, supplisce l’ideologia. Una vecchia, e logora, copertina di Linus. Che risale ai (brutti, bruttissimi) tempi in cui si credeva che il mercato – Uno, nessuno e centomila, pirandelliana parusia della Fine della Storia – avrebbe risolto da sé tutti i drammi dell’umanità. Non è andata così negli anni ’90, non andrà così nemmeno adesso. La Bce copia, pedissequamente e come al solito, il rigore della Fed. Che, a sua volta, ha arrestato la (breve) campagna di sconti al costo del denaro. A differenza di quanto accade in America, però, in Europa le ragioni dell’inflazione (già dai tempi della guerra in Ucraina) hanno cause diverse. Pretendere di curare due pazienti che hanno gli stessi sintomi ma malattie diverse con la stessa cura sarebbe da radiazione immediata da ogni ordine dei medici. Non è così per gli economisti, evidentemente.

Le Borse e la Bce: in mezzo non c’è (più) nulla

Christine Lagarde, nella conferenza stampa dopo la riunione del board dell’Eurotower che ha sentenziato il (sostanziale) aumento del costo del denaro pur tenendolo formalmente fermo, è sempre uguale a se stessa. Ripete, in continuazione, le stesse cose. Un po’ come un centrocampista dell’Udinese alla Domenica Sportiva. Che sia ieri Franco Causio oppure oggi Jesper Kallstrom, passano gli anni ma le frasi (di circostanza) sono sempre le stesse. “Siamo ben posizionati, non ci vincoliamo, sceglieremo di volta in volta valutando i dati”. E via discorrendo. Il guaio è che la Civetta non ci costa solo qualche minuto di noia. Ma, sostanzialmente, infligge all’economia europea una mazzata. Già, perché si stanno avverando i vaticini degli analisti: vedrete, dicevano coloro che la sanno lunga, la Bce lascerà tutto invariato nell’immediato e poi farà (almeno) due rialzi dei tassi entro il 2026. Il primo, i profeti di sventura, lo indicavano già a luglio. Ora, però, con anticipano la prima “botta” già a giugno. Staremo a vedere. Intanto, la Banca centrale europea ci ha deliziato dell’ovvio: le previsioni di crescita sono al ribasso, se tutto andrà bene gli affari nell’Eurozona aumenteranno solo dello 0,9%. E ciò mentre l’inflazione si terrà all’1,6%. Staremo a vedere. Intanto, dopo la decisione Bce, le Borse sono tracollate. Chissà perché.

“I rifornimenti dipendono dalla durata della guerra”, ma va?!?

E, a proposito di ovvio, a Bruxelles s’è riunita la task force petrolio per dirci, udite udite, che “la sicurezza dell’approvvigionamento petrolifero della Ue” dipenderà “dalla durata e dall’escalation del conflitto”. Maddai. “Gli Stati membri – viene sottolineato in una nota che la Commissione Ue si è premurata di diffondere in lungo e in largo nel Continente – , sono preparati e le scorte di petrolio rimangono a livelli elevati. In caso di prolungata interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, la sicurezza dell’approvvigionamento petrolifero dell’Ue sarà rivalutata”. Lapalisse non avrebbe saputo fare, anzi dire, di meglio.

L’Armageddon alle porte?

Intanto, là fuori, c’è l’Apocalisse. E mica perché sia veramente arrivato il tempo dell’Armageddon, della battaglia finale che Netanyahu sogna di portare nel cuore dell’Iran e a cui Donald Trump si prepara ammucchiando pastori evangelici e telepredicatori nello Studio Ovale della Casa Bianca. C’è la Fine del mondo. Anzi, di un vecchio mondo, nemmeno quello di ieri perché citare Zweig qui sarebbe fargli l’ennesimo torto. Dagli Stati Uniti, ieri pomeriggio, giungevano tremendi peana che parlavano addirittura di ban all’export di materie prime energetiche per tentare di calmare l’andamento dei prezzi locali dei carburanti. Giusto per gettare ulteriore benzina sul fuoco della speculazione. Scenari, per fortuna, solidamente smentiti. Ma il danno (economico prima e reputazionale poi) era già fatto. A volte le parole sono pietre, e fanno danni quasi quanto i missili. Che ieri mattina, pronti via, hanno scatenato il Ttf di Amsterdam.

Speculazione a tutto gas

Il gas è salito, in poche ore, del 25% passando da poco meno di 55 euro a 68 euro al megawattora. A Bruxelles, intanto, si pensava a sburocratizzare l’arrivo di merci energetiche nei porti (copiando di nuovo l’America) a patto che non si tratti di gas russo. Questo è il vero cuore del problema. Il Medio Oriente è rimasto l’ultimo fornitore di gas utile per l’Europa. Senza questi rifornimenti resteremo al buio, con le industrie ferme e ci ritroveremo coi sindaci che spegneranno, come già accadde anni fa (quando si registrò, chissà perché, un’impennata di incidenti stradali anche mortali), i lampioni a una certa ora di notte con la scusa del risparmio energetico. Le Borse, i mercati che trovano in Bce e Ue gli ultimi ferventi e zelanti devoti, sono più depressi di Trump che cerca di sfilarsi da un conflitto che rischia di consegnarlo alla storia come la riedizione, riveduta e scorretta, di un Jim Carter più tracotante. Il Dax di Francoforte cede il 2,76%, il Cac 40 di Parigi il 2,03%, il Ftse 100 di Londra il 2,35% e l’Ibex 35 di Madrid il 2,27%. Negativo anche l’Aex di Amsterdam che scivola del 2,24%. Alla strage non si sottrae nemmeno Milano: -2,8%. Il Giorno della Civetta è giunto e Christine Lagarde non ha perso l’occasione per deludere, ancora una volta, ogni aspettativa. Con l’auspicio che a giugno (o a luglio) non si assista a una riedizione di quanto accaduto con la guerra in Ucraina. Perché a una nuova crisi del genere, e che pare ben più solida di quella di ieri, l’Europa (non solo la Ue) non sopravviverebbe.


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