La faida contro Meloni caccia ai nuovi volti ma la vecchia destra frena

di MAFALDA BOCCHINO
L’altro congresso. Le regionali, nei fatti, aprono i giochi per il futuro del partito di Giorgia. Fratelli d’Italia, nei prossimi giorni, dimostrerà all’opinione pubblica se davvero è in grado di allargare il perimetro, diventando così il grande partito conservatore auspicato dalle premier oppure dovrà restare per sempre quel soggetto di destra come piace ai militanti di sempre. Una cosa è certa, la candidatura di Francesco Rocca rappresenta più di una semplice monito. ll civico viene preferito sul militante Fabio Rampelli. Il segnale di un mondo che sente il bisogno di rigenerarsi, di indossare un nuovo abito. Basta, d’altronde, spulciare i nuovi parlamentari del primo partito d’Italia per trovare gente come Rotondi, che certamente non hanno un passato nell’Msi o in Alleanza Nazionale. Detto ciò, non è facile cambiare abito, sopratutto in un Paese come l’Italia che non dimentica facilmente il passato. Ecco perchè servono uomini e donne d’esperienza o meglio ancora chi è in grado di dialogare con ambienti, che fino a qualche tempo fa neanche venivano considerati da chi predicava di essere il futuro della fiamma. Serve un’azione di fioretto, che solo a pochissimi riesce. L’unico che al momento sembra esserne capace è il presidente della Camera Ignazio La Russa. Quest’ultimo, pur dovendo adempiere alle mansioni delle seconda carica dello Stato, ha lo spazio per incontrare, dialogare e perchè no tessere nuove ragnatele. Secondo i rumors, sembra che stia già lavorando in tal senso. Diversi gli incontri e i capanelli organizzati dal braccio destro di Giorgia. Allo stesso tempo, però, non si può escludere la base. Il malumore dei rampelliani non è un caso isolato. Non è scontato, ad esempio, che in Lazio, nomi bruciati come Trancassini e Procaccini, siano disposti a portare l’acqua, senza nulla in cambio. Il rischio di perdere la competizione è difficile, considerando i sondaggi e il forte appeal della stessa Meloni. Questo, comunque, non evita malumori sommersi che potrebbero sortire effetti quando l’attività di governo si farà più difficile. A parte Giorgia, in Fdi non si intravedono statisti o giganti. Un segretario, in grado di competere con il Conte di turno, certamente non può essere Giovanni Donzelli. Quest’ultimo, pur essendo stato indicato dopo l’elezione della premir come l’erede a Via della Scrofa, nei fatti, non trova alcuna condivisione. C’è, poi, da risolvere il ritorno di Gianfranco Fini. Quest’ultimo vorrebbe una seconda vita. Non è detto, quindi, che con l’arrivo della primavera, potrebbero arrivare le prime difficoltà per un soggetto politico che fino ha sempre avuto il vento a favore. Occorre, pertanto, equilibrio e sfruttare i “pacieri” di turno. In tal senso, il ministro ai Rapporti col Parlamento Luca Ciriani potrebbe avere un ruolo da protagonistia. Altro problema, le new entry, come nel caso della Lombardia. I momenti di gioia, dovuti a una vittoria di Fontana non scontata, a causa di una Lega ridotta a brandelli e di un fronte berlusconiano lacerato, potrebbero durare poco. Chi ha sposato la causa chiederà qualcosa in cambio e a qual punto servirà fare delle scelte. Detto ciò, bisognerà risolvere, prima o poi, il nodo delle regole. Il partito della Meloni non è certamente il Pd, ma per durare nel tempo non può pensare di andare avanti solo sul carisma di una singola persona. Bisogna fidelizzare il consenso. Altrimenti quando i giorni non saranno più felici, sarà fuga, Renzi docet. Un incubo da evitare a tutti i costi per chi, d’altronde, ha poco tempo da dedicare al partito, considerando le istanze e i problemi di un Paese costretto ad affrontare una crisi economica e un’inflazione senza precedenti.
di MAFALDA BOCCHINO
L’altro congresso. Le regionali, nei fatti, aprono i giochi per il futuro del partito di Giorgia. Fratelli d’Italia, nei prossimi giorni, dimostrerà all’opinione pubblica se davvero è in grado di allargare il perimetro, diventando così il grande partito conservatore auspicato dalle premier oppure dovrà restare per sempre quel soggetto di destra come piace ai militanti di sempre. Una cosa è certa, la candidatura di Francesco Rocca rappresenta più di una semplice monito. ll civico viene preferito sul militante Fabio Rampelli. Il segnale di un mondo che sente il bisogno di rigenerarsi, di indossare un nuovo abito. Basta, d’altronde, spulciare i nuovi parlamentari del primo partito d’Italia per trovare gente come Rotondi, che certamente non hanno un passato nell’Msi o in Alleanza Nazionale. Detto ciò, non è facile cambiare abito, sopratutto in un Paese come l’Italia che non dimentica facilmente il passato. Ecco perchè servono uomini e donne d’esperienza o meglio ancora chi è in grado di dialogare con ambienti, che fino a qualche tempo fa neanche venivano considerati da chi predicava di essere il futuro della fiamma. Serve un’azione di fioretto, che solo a pochissimi riesce. L’unico che al momento sembra esserne capace è il presidente della Camera Ignazio La Russa. Quest’ultimo, pur dovendo adempiere alle mansioni delle seconda carica dello Stato, ha lo spazio per incontrare, dialogare e perchè no tessere nuove ragnatele. Secondo i rumors, sembra che stia già lavorando in tal senso. Diversi gli incontri e i capanelli organizzati dal braccio destro di Giorgia. Allo stesso tempo, però, non si può escludere la base. Il malumore dei rampelliani non è un caso isolato. Non è scontato, ad esempio, che in Lazio, nomi bruciati come Trancassini e Procaccini, siano disposti a portare l’acqua, senza nulla in cambio. Il rischio di perdere la competizione è difficile, considerando i sondaggi e il forte appeal della stessa Meloni. Questo, comunque, non evita malumori sommersi che potrebbero sortire effetti quando l’attività di governo si farà più difficile. A parte Giorgia, in Fdi non si intravedono statisti o giganti. Un segretario, in grado di competere con il Conte di turno, certamente non può essere Giovanni Donzelli. Quest’ultimo, pur essendo stato indicato dopo l’elezione della premir come l’erede a Via della Scrofa, nei fatti, non trova alcuna condivisione. C’è, poi, da risolvere il ritorno di Gianfranco Fini. Quest’ultimo vorrebbe una seconda vita. Non è detto, quindi, che con l’arrivo della primavera, potrebbero arrivare le prime difficoltà per un soggetto politico che fino ha sempre avuto il vento a favore. Occorre, pertanto, equilibrio e sfruttare i “pacieri” di turno. In tal senso, il ministro ai Rapporti col Parlamento Luca Ciriani potrebbe avere un ruolo da protagonistia. Altro problema, le new entry, come nel caso della Lombardia. I momenti di gioia, dovuti a una vittoria di Fontana non scontata, a causa di una Lega ridotta a brandelli e di un fronte berlusconiano lacerato, potrebbero durare poco. Chi ha sposato la causa chiederà qualcosa in cambio e a qual punto servirà fare delle scelte. Detto ciò, bisognerà risolvere, prima o poi, il nodo delle regole. Il partito della Meloni non è certamente il Pd, ma per durare nel tempo non può pensare di andare avanti solo sul carisma di una singola persona. Bisogna fidelizzare il consenso. Altrimenti quando i giorni non saranno più felici, sarà fuga, Renzi docet. Un incubo da evitare a tutti i costi per chi, d’altronde, ha poco tempo da dedicare al partito, considerando le istanze e i problemi di un Paese costretto ad affrontare una crisi economica e un’inflazione senza precedenti.
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