La Francia insorge proteste in tutta la Ue

A Davos i potenti della Terra chiacchierano, tra un panel e l’altro, del futuro mentre l’Europa s’incendia. Una valanga di scioperi e di manifestazioni popolari, dalla Francia, s’abbatte sul Vecchio Continente. Parigi è paralizzata dalle proteste contro la riforma delle pensioni, Madrid è invasa dai medici furiosi, Lisbona fa i conti con la rabbia degli insegnanti che si sono visti gli stipendi svalutati fino al 45%, Amsterdam deve fare i conti con il trasporto pubblico locale che incrocia le braccia, Londra fronteggia la rabbia, sacrosanta, di migliaia di infermieri in lotta per gli aumenti ai salari mentre l’inflazione, che galoppa inarrestabile,
La Francia si ribella
Ieri è stata una giornata campale per tutta la Francia. La nazione è scesa in piazza, incrociando le braccia, contro la riforma fortemente voluta dal presidente Emmanuel Macron che ritoccherebbe verso l’alto le età contributiva e pensionabile, portando quest’ultima dagli attuali 62 anni a 64. Si sono astenuti dal lavoro gli operatori del trasporto, gli insegnanti, medici e infermieri, gli operai delle raffinerie. All’inquilino dell’Eliseo è riuscito un mezzo miracolo: rimettere d’accordo (contro di lui) le sigle sindacali francesi che ormai da dodici anni viaggiavano divise tra loro. Solo a Parigi, sono scese in piazza un milione di persone. Grande partecipazione alle proteste anche nelle altre maggiori città francesi, a cominciare da Marsiglia dove, alla testa del corteo, c’era il leader della sinistra Nupes Jean Luc Melenchon. Mentre la piazza ribolliva, Macron, che si è augurato che la protesta non sfociasse in violenza, ha scavallato i Pirenei ed è andato in Spagna a firmare un accordo di amicizia con il governo spagnolo. Che, da parte sua, ha pure le sue belle grane a cui fare fronte. Il ministro all’Economia Lamaire ha spiegato: “Non c’è preoccupazione da avere quando una parte del popolo francese manifesta le sue convinzioni. È perfettamente legittimo. Anche noi siamo convinti che la riforma delle pensioni sia giusta e necessaria”. Dunque ha rivendicato che “la proposta fatta dal governo è diversa rispetto a quella che avevamo pensato inizialmente: è più giusta e più equilibrata”. Le sue parole, evidentemente, non hanno convinto granché dal momento che la nazione si è fermata per i trasporti e addirittura il 70% degli insegnanti elementari hanno aderito allo sciopero.
La furia dei medici spagnoli
Lo sciopero dei medici si trascina, in Spagna, da quasi due mesi. Gli operatori sanitari sono infuriati perché le amministrazioni regionali continuano a tagliare, pesantemente, i budget. Mettendo a rischio persino le prestazioni minime. Lo scontro è feroce a Madrid, dove il dialogo tra i sindacati sanitari e le autorità locali è praticamente appeso a un filo, scosso da uno sciopero che va avanti fin da Natale. Situazione tesa anche nella Comunità Valenciana e soprattutto in Andalusia dove i medici, da oggi, incroceranno le braccia fino a nuovo ordine. Lunedì e martedì, invece, si asterranno dal lavoro i camici bianchi dell’Aragona, giovedì e venerdì prossimi toccherà ai loro colleghi dell’Extremadura.
Gli insegnanti di Lisbona
Gli insegnanti lusitani hanno scoperto che il loro salario, dal 2005 a oggi, ha perduto il 45% del suo valore effettivo. In pratica, lavorano di più per guadagnare la metà. Ciò per colpa di un sistema complicato che, invece di agevolare le carriere le “congela”. Gli emolumenti riconosciuti non bastano a sopravvivere dal momento che l’inflazione ha innescato, anche in Portogallo dove è salita del 7,8%, un aumento insostenibile del costo della vita. Da settimane, dunque, i prof scendono in piazza per chiedere al governo di adeguare gli stipendi. Nel fine settimana, a Lisbona, quasi 20mila persone (per la polizia, 100mila per gli organizzatori) hanno partecipato alla marcia per la scuola pubblica. Chiedevano dignità, rispetto e unità per il diritto all’istruzione.
Dickens, dove sei?
Ci vorrebbe la penna di Charles Dickens per descrivere quello che la maggior parte delle persone preferisce non guardare. I lavoratori inglesi non ce la fanno più. L’inflazione e l’attacco finanziario patito dalla sterlina in estate hanno portato alla perdita di valore d’acquisto per i salari. Gli ultimi, solo in senso cronologico, a protestare sono stati gli infermieri delle cliniche private a Londra e dintorni. Hanno incrociato le braccia, senza risposte. Almeno per ora. Eppure le loro richieste non sembrano nemmeno così esose: chiedono un aumento del 5% ma, come ha riferito il sindacato, gli infermieri si accontenterebbero anche di qualcosina in meno. Nelle scorse settimane, avevano già incrociato le braccia gli addetti al trasporto pubblico, il personale degli aeroporti e delle ferrovie. Tutti chiedono una sola cosa: salari adeguati per affrontare l’aumento spaventoso del costo della vita, già altissimo, nel Regno Unito e specialmente nella capitale.
caro benzinaio
Intanto, in Italia, i benzinai hanno confermato lo sciopero indetto contro il governo che li aveva accusati di speculare sui prezzi dei carburanti. Le trattative non sono andate granché bene e, nonostante le aperture, il decreto trasparenza non ha incrociato il favore dei gestori degli impianti. Che hanno confermato la loro astensione dal lavoro per mercoledì e giovedì prossimi. Il 25 e il 26 gennaio, dunque, i benzinai incrociano le braccia. Intanto le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra.
A Davos i potenti della Terra chiacchierano, tra un panel e l’altro, del futuro mentre l’Europa s’incendia. Una valanga di scioperi e di manifestazioni popolari, dalla Francia, s’abbatte sul Vecchio Continente. Parigi è paralizzata dalle proteste contro la riforma delle pensioni, Madrid è invasa dai medici furiosi, Lisbona fa i conti con la rabbia degli insegnanti che si sono visti gli stipendi svalutati fino al 45%, Amsterdam deve fare i conti con il trasporto pubblico locale che incrocia le braccia, Londra fronteggia la rabbia, sacrosanta, di migliaia di infermieri in lotta per gli aumenti ai salari mentre l’inflazione, che galoppa inarrestabile,
La Francia si ribella
Ieri è stata una giornata campale per tutta la Francia. La nazione è scesa in piazza, incrociando le braccia, contro la riforma fortemente voluta dal presidente Emmanuel Macron che ritoccherebbe verso l’alto le età contributiva e pensionabile, portando quest’ultima dagli attuali 62 anni a 64. Si sono astenuti dal lavoro gli operatori del trasporto, gli insegnanti, medici e infermieri, gli operai delle raffinerie. All’inquilino dell’Eliseo è riuscito un mezzo miracolo: rimettere d’accordo (contro di lui) le sigle sindacali francesi che ormai da dodici anni viaggiavano divise tra loro. Solo a Parigi, sono scese in piazza un milione di persone. Grande partecipazione alle proteste anche nelle altre maggiori città francesi, a cominciare da Marsiglia dove, alla testa del corteo, c’era il leader della sinistra Nupes Jean Luc Melenchon. Mentre la piazza ribolliva, Macron, che si è augurato che la protesta non sfociasse in violenza, ha scavallato i Pirenei ed è andato in Spagna a firmare un accordo di amicizia con il governo spagnolo. Che, da parte sua, ha pure le sue belle grane a cui fare fronte. Il ministro all’Economia Lamaire ha spiegato: “Non c’è preoccupazione da avere quando una parte del popolo francese manifesta le sue convinzioni. È perfettamente legittimo. Anche noi siamo convinti che la riforma delle pensioni sia giusta e necessaria”. Dunque ha rivendicato che “la proposta fatta dal governo è diversa rispetto a quella che avevamo pensato inizialmente: è più giusta e più equilibrata”. Le sue parole, evidentemente, non hanno convinto granché dal momento che la nazione si è fermata per i trasporti e addirittura il 70% degli insegnanti elementari hanno aderito allo sciopero.
La furia dei medici spagnoli
Lo sciopero dei medici si trascina, in Spagna, da quasi due mesi. Gli operatori sanitari sono infuriati perché le amministrazioni regionali continuano a tagliare, pesantemente, i budget. Mettendo a rischio persino le prestazioni minime. Lo scontro è feroce a Madrid, dove il dialogo tra i sindacati sanitari e le autorità locali è praticamente appeso a un filo, scosso da uno sciopero che va avanti fin da Natale. Situazione tesa anche nella Comunità Valenciana e soprattutto in Andalusia dove i medici, da oggi, incroceranno le braccia fino a nuovo ordine. Lunedì e martedì, invece, si asterranno dal lavoro i camici bianchi dell’Aragona, giovedì e venerdì prossimi toccherà ai loro colleghi dell’Extremadura.
Gli insegnanti di Lisbona
Gli insegnanti lusitani hanno scoperto che il loro salario, dal 2005 a oggi, ha perduto il 45% del suo valore effettivo. In pratica, lavorano di più per guadagnare la metà. Ciò per colpa di un sistema complicato che, invece di agevolare le carriere le “congela”. Gli emolumenti riconosciuti non bastano a sopravvivere dal momento che l’inflazione ha innescato, anche in Portogallo dove è salita del 7,8%, un aumento insostenibile del costo della vita. Da settimane, dunque, i prof scendono in piazza per chiedere al governo di adeguare gli stipendi. Nel fine settimana, a Lisbona, quasi 20mila persone (per la polizia, 100mila per gli organizzatori) hanno partecipato alla marcia per la scuola pubblica. Chiedevano dignità, rispetto e unità per il diritto all’istruzione.
Dickens, dove sei?
Ci vorrebbe la penna di Charles Dickens per descrivere quello che la maggior parte delle persone preferisce non guardare. I lavoratori inglesi non ce la fanno più. L’inflazione e l’attacco finanziario patito dalla sterlina in estate hanno portato alla perdita di valore d’acquisto per i salari. Gli ultimi, solo in senso cronologico, a protestare sono stati gli infermieri delle cliniche private a Londra e dintorni. Hanno incrociato le braccia, senza risposte. Almeno per ora. Eppure le loro richieste non sembrano nemmeno così esose: chiedono un aumento del 5% ma, come ha riferito il sindacato, gli infermieri si accontenterebbero anche di qualcosina in meno. Nelle scorse settimane, avevano già incrociato le braccia gli addetti al trasporto pubblico, il personale degli aeroporti e delle ferrovie. Tutti chiedono una sola cosa: salari adeguati per affrontare l’aumento spaventoso del costo della vita, già altissimo, nel Regno Unito e specialmente nella capitale.
caro benzinaio
Intanto, in Italia, i benzinai hanno confermato lo sciopero indetto contro il governo che li aveva accusati di speculare sui prezzi dei carburanti. Le trattative non sono andate granché bene e, nonostante le aperture, il decreto trasparenza non ha incrociato il favore dei gestori degli impianti. Che hanno confermato la loro astensione dal lavoro per mercoledì e giovedì prossimi. Il 25 e il 26 gennaio, dunque, i benzinai incrociano le braccia. Intanto le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra.
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