La Kfor dice no alla Serbia Vucic minaccia di disertare il Consiglio di sicurezza Onu

 

di NICO BOVE
La Kfor, la Forza Nato in Kosovo, ha respinto la richiesta della Serbia di invio di un contingente di forze di sicurezza a protezione della locale popolazione di lingua ed etnia serba. A renderlo noto è stato il presidente serbo Aleksandar Vucic. “Kfor ritiene non vi sia alcuna necessità del ritorno dell’esercito serbo in Kosovo, citando la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che approva il suo mandato in Kosovo”, ha detto Vucic nel corso di un’intervista alla televisione privata Pink. In base al suo atto giuridico più importante, adottato nel 1999 alla fine del conflitto armato, la “Kosovo Force” è l’unica autorizzata a stazionare nel piccolo Stato a riconoscimento limitato, con il mandato di garantire sicurezza e libertà di movimento a tutte le comunità residenti sul territorio. Belgrado, nel pieno delle tensioni interetniche con i blocchi stradali e le barricate erette dai residenti serbi per protesta contro la politica di Pristina ritenuta ostile, aveva chiesto di poter mandare sul posto fino a mille tra militari e poliziotti serbi a protezione dei connazionali, concentrati soprattutto nel nord. La dirigenza serba sostiene la fondatezza della richiesta in quanto una clausola di tale risoluzione autorizzerebbe l’invio delle sue truppe.
Vucic ha detto di non essere rimasto sorpreso della risposta negativa. “Non mi aspettavo una risposta diversa”, ha osservato il presidente, aggiungendo che ora “si pone la questione se andare o meno al consiglio di sicurezza dell’Onu”. Il leader progressista ha condannato con fermezza il recente ferimento di due giovani a colpi d’arma da fuoco in una enclave serba in Kosovo, ad opera di un soldato fuori servizio, criticando il comportamento della forza militare internazionale. Il fatto di sangue è avvenuto alla vigilia del Natale ortodosso.
La polizia kosovara ha identificato e arrestato l’uomo di 33 anni sospettato di aver sparato dalla macchina. Lo si legge in un comunicato ripreso dalla stampa serba. Il sospetto è stato portato alla polizia regionale di Urosevac, dove sono proseguite le indagini. Il procuratore del tribunale di base di Urosevac ha ordinato per lui un mese di detenzione
Dopo aver ricevuto i primi soccorsi, i giovanissimi sono stati trasferiti nell’ospedale di Gracanica per ulteriori cure. Stavano portando il tipico ramo di quercia che viene bruciato nelle case delle famiglie ortodosse durante la vigilia dell’importante festa religiosa. Milos Stojanovic è stato dimesso ieri dall’ospedale e proseguirà le cure a casa. Lo ha confermato il padre del ragazzo all’emittente radiotelevisiva serba “Rts”, la quale riporta che le sue condizioni sono stabili e che ora dovrà sottoporsi a regolari medicazioni e altri controlli medici presso l’ambulatorio della città in cui vive. Stefan, invece, è stato trattenuto ancora in ospedale, necessitando di ulteriori terapie mediche.
“Hanno sparato al sud. Non è vostro compito preoccuparvi delle barricate al nord ma badare alla sicurezza dei serbi e di tutti gli altri sull’intero territorio del Kosovo”, ha attaccato Aleksandar Vucic, in aperta polemica con la Kfor che, a suo dire, si preoccupa prima di tutto di decisioni politiche. Anche se le autorità kosovare hanno pubblicamente condannato l’accaduto, le tensioni mai sopite sono salite di nuovo alle stelle. Nella giornata di domenica, alcune migliaia di serbi hanno protestato pacificamente a Strpac contro quella che hanno definito “violenza contro i serbi”.
Goran Rakic, il capo della “Lista serba”, il principale partito serbo in Kosovo, ha accusato il primo ministro del Kosovo Albin Kurti di cercare in tutti i modi di cacciare i serbi. “Il suo obiettivo è creare tali condizioni in modo che i serbi lascino le loro case”, ha detto Rakic alla folla. “Il mio messaggio è che non dobbiamo arrenderci”, ha continuato il politico.
I media serbi hanno riferito che un altro giovane è stato attaccato e picchiato da un gruppo di albanesi nelle prime ore di sabato, mentre i media di Pristina hanno dato grande spazio agli attimi di paura vissuti dai passeggeri a bordo di un autobus del Kosovo diretto in Germania attraverso la Serbia, il cui parabrezza è stato rotto con delle pietre nella stessa giornata.

La premier serba Ana Brnabic, evidenziando ancora una volta la scarsa sicurezza di cui godono i serbi del Kosovo, ha osservato come tutti i Paesi che ne hanno riconosciuto l’indipendenza hanno violato proprio la risoluzione 1244, che garantisce l’integrità territoriale della Serbia, considerando il Kosovo un territorio sotto protezione internazionale. “Tale risoluzione esiste ed è sempre in vigore, ha fatto notare polemicamente Brnabic, e nessuno può far finta di ignorarla”.

 

di NICO BOVE
La Kfor, la Forza Nato in Kosovo, ha respinto la richiesta della Serbia di invio di un contingente di forze di sicurezza a protezione della locale popolazione di lingua ed etnia serba. A renderlo noto è stato il presidente serbo Aleksandar Vucic. “Kfor ritiene non vi sia alcuna necessità del ritorno dell’esercito serbo in Kosovo, citando la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che approva il suo mandato in Kosovo”, ha detto Vucic nel corso di un’intervista alla televisione privata Pink. In base al suo atto giuridico più importante, adottato nel 1999 alla fine del conflitto armato, la “Kosovo Force” è l’unica autorizzata a stazionare nel piccolo Stato a riconoscimento limitato, con il mandato di garantire sicurezza e libertà di movimento a tutte le comunità residenti sul territorio. Belgrado, nel pieno delle tensioni interetniche con i blocchi stradali e le barricate erette dai residenti serbi per protesta contro la politica di Pristina ritenuta ostile, aveva chiesto di poter mandare sul posto fino a mille tra militari e poliziotti serbi a protezione dei connazionali, concentrati soprattutto nel nord. La dirigenza serba sostiene la fondatezza della richiesta in quanto una clausola di tale risoluzione autorizzerebbe l’invio delle sue truppe.
Vucic ha detto di non essere rimasto sorpreso della risposta negativa. “Non mi aspettavo una risposta diversa”, ha osservato il presidente, aggiungendo che ora “si pone la questione se andare o meno al consiglio di sicurezza dell’Onu”. Il leader progressista ha condannato con fermezza il recente ferimento di due giovani a colpi d’arma da fuoco in una enclave serba in Kosovo, ad opera di un soldato fuori servizio, criticando il comportamento della forza militare internazionale. Il fatto di sangue è avvenuto alla vigilia del Natale ortodosso.
La polizia kosovara ha identificato e arrestato l’uomo di 33 anni sospettato di aver sparato dalla macchina. Lo si legge in un comunicato ripreso dalla stampa serba. Il sospetto è stato portato alla polizia regionale di Urosevac, dove sono proseguite le indagini. Il procuratore del tribunale di base di Urosevac ha ordinato per lui un mese di detenzione
Dopo aver ricevuto i primi soccorsi, i giovanissimi sono stati trasferiti nell’ospedale di Gracanica per ulteriori cure. Stavano portando il tipico ramo di quercia che viene bruciato nelle case delle famiglie ortodosse durante la vigilia dell’importante festa religiosa. Milos Stojanovic è stato dimesso ieri dall’ospedale e proseguirà le cure a casa. Lo ha confermato il padre del ragazzo all’emittente radiotelevisiva serba “Rts”, la quale riporta che le sue condizioni sono stabili e che ora dovrà sottoporsi a regolari medicazioni e altri controlli medici presso l’ambulatorio della città in cui vive. Stefan, invece, è stato trattenuto ancora in ospedale, necessitando di ulteriori terapie mediche.
“Hanno sparato al sud. Non è vostro compito preoccuparvi delle barricate al nord ma badare alla sicurezza dei serbi e di tutti gli altri sull’intero territorio del Kosovo”, ha attaccato Aleksandar Vucic, in aperta polemica con la Kfor che, a suo dire, si preoccupa prima di tutto di decisioni politiche. Anche se le autorità kosovare hanno pubblicamente condannato l’accaduto, le tensioni mai sopite sono salite di nuovo alle stelle. Nella giornata di domenica, alcune migliaia di serbi hanno protestato pacificamente a Strpac contro quella che hanno definito “violenza contro i serbi”.
Goran Rakic, il capo della “Lista serba”, il principale partito serbo in Kosovo, ha accusato il primo ministro del Kosovo Albin Kurti di cercare in tutti i modi di cacciare i serbi. “Il suo obiettivo è creare tali condizioni in modo che i serbi lascino le loro case”, ha detto Rakic alla folla. “Il mio messaggio è che non dobbiamo arrenderci”, ha continuato il politico.
I media serbi hanno riferito che un altro giovane è stato attaccato e picchiato da un gruppo di albanesi nelle prime ore di sabato, mentre i media di Pristina hanno dato grande spazio agli attimi di paura vissuti dai passeggeri a bordo di un autobus del Kosovo diretto in Germania attraverso la Serbia, il cui parabrezza è stato rotto con delle pietre nella stessa giornata.

La premier serba Ana Brnabic, evidenziando ancora una volta la scarsa sicurezza di cui godono i serbi del Kosovo, ha osservato come tutti i Paesi che ne hanno riconosciuto l’indipendenza hanno violato proprio la risoluzione 1244, che garantisce l’integrità territoriale della Serbia, considerando il Kosovo un territorio sotto protezione internazionale. “Tale risoluzione esiste ed è sempre in vigore, ha fatto notare polemicamente Brnabic, e nessuno può far finta di ignorarla”.
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