La Lettonia demolirà il monumento che commemora l’Armata Rossa

La reazione che può suscitare la vista di una falce e martello non è unanime in Europa. Chi ha vissuto al di là della cortina di ferro, infatti, non può che considerarlo un simbolo di oppressione, violenza e morte. Ne sanno qualcosa i lettoni, che hanno pagato sulla propria pelle la doppia occupazione dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale che significò la fine della loro indipendenza nazionale, nonché l’inizio delle purghe del regime staliniano e di una politica di “russificazione” tesa a smantellare l’identità locale.

Il comprensibile sentimento anti-russo che ne è derivato nella popolazione lettone si trova all’apogeo in questa fase storica. Le immagini delle bandiere sovietiche che sventolano sui carri armati russi che avanzano in Ucraina provocano rifiuto e preoccupazione anche in Lettonia. Va letta in questa prospettiva la scelta del Parlamento di Riga di approvare nei giorni scorsi una normativa che consente l’abbattimento del “Monumento ai liberatori” della capitale lettone, cioè ai soldati sovietici che combatterono contro le truppe nazionalsocialiste. La normativa consiste in una serie di emendamenti che prevedono la sospensione dell’applicazione dell’articolo 13 dell’accordo intergovernativo sulla protezione sociale dei pensionati militari russi e dei loro familiari residenti in Lettonia e la salvaguardia dei monumenti commemorativi e dei luoghi di sepoltura dei militari sovietici. La sospensione entra in vigore oggi, 16 maggio 2022, e non verrà abrogata fino a quando la Russia porrà fine alle violazioni del diritto internazionale in Ucraina, incluso il ritiro delle sue forze militari dai confini nazionali di Kiev, attuerà il ripristino completo dell’integrità territoriale ucraina (comprese dunque Crimea e Donbass) e risarcirà integralmente le vittime per le violazioni del diritto internazionale commesse. Insomma, l’impressione è che la nuova normativa resterà in vigore ad libitum.

La prima e più significativa vittima di questa novità legislativa – dicevamo – sarà l’enorme “Monumento ai liberatori”, costruito nel 1985 e ubicato nel Parco della Vittoria, in centro città. Il complesso è costituito da un gruppo di statue raffiguranti tre soldati sovietici e da un obelisco di 79 metri che rappresenta un fuoco d’artificio composto da stelle a cinque punte. Il monumento fu oggetto di un bombardamento, senza successo, da parte del gruppo lettone di estrema destra Pērkonkrusts: due degli autori persero la vita durante l’attentato, altri sei furono arrestati e condannati fino a sei anni di carcere. Venticinque anni dopo, certe istanze dinamitarde smettono di restare vincolate all’ambito dell’eversione. Il “Monumento ai liberatori” “è sempre stato un simbolo dell’occupazione sovietica”, ha detto a Bnn Egils Leviti, presidente della Lettonia. Il quale ha aggiunto che il monumento è stato usato non solo per commemorare i caduti, ma “per promuovere pubblicamente le narrazioni imperialiste del Cremlino”. Leviti ha quindi sottolineato che dopo il 24 febbraio, ovvero dopo l’occupazione russa dell’Ucraina, “questa scultura lasciata dagli occupanti assume un nuovo significato”.

Il presidente ricorda che dalla società civile sono arrivati 240mila euro di donazioni per contribuire alla demolizione del monumento. Una cifra importante in una nazione di appena 1 milione e 900mila abitanti. Non mancano però le opinioni contrarie: nei giorni scorsi è stata arrestata insieme ad altre persone Tatiana Zhdanoka, eurodeputata e leader del partito dell’Unione russa di Lettonia, per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata contro lo smantellamento della scultura che elogia i soldati sovietici. La donna è stata poi rilasciata. Ma intanto la vicenda ha assunto un’eco internazionale, con la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito “vampiri” le autorità lettoni e con l’ambasciata russa che ha inviato una lettera di protesta al Parlamento della nazione baltica. Al di là delle inevitabili reazioni di Mosca, la demolizione avverrà, cosicché in Lettonia da domani in poi non ci sarà più un monumento commemorativo dell’Armata Rossa ma ne resterà uno, precisamente nella città di Bauska, dedicato alle SS della Legione Lettone corredato dalla scritta: “Ai difensori di Bauska contro la seconda occupazione sovietica”. La concezione della storia e la visione della contemporaneità parlano anche attraverso certe scelte.

La reazione che può suscitare la vista di una falce e martello non è unanime in Europa. Chi ha vissuto al di là della cortina di ferro, infatti, non può che considerarlo un simbolo di oppressione, violenza e morte. Ne sanno qualcosa i lettoni, che hanno pagato sulla propria pelle la doppia occupazione dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale che significò la fine della loro indipendenza nazionale, nonché l’inizio delle purghe del regime staliniano e di una politica di “russificazione” tesa a smantellare l’identità locale.

Il comprensibile sentimento anti-russo che ne è derivato nella popolazione lettone si trova all’apogeo in questa fase storica. Le immagini delle bandiere sovietiche che sventolano sui carri armati russi che avanzano in Ucraina provocano rifiuto e preoccupazione anche in Lettonia. Va letta in questa prospettiva la scelta del Parlamento di Riga di approvare nei giorni scorsi una normativa che consente l’abbattimento del “Monumento ai liberatori” della capitale lettone, cioè ai soldati sovietici che combatterono contro le truppe nazionalsocialiste. La normativa consiste in una serie di emendamenti che prevedono la sospensione dell’applicazione dell’articolo 13 dell’accordo intergovernativo sulla protezione sociale dei pensionati militari russi e dei loro familiari residenti in Lettonia e la salvaguardia dei monumenti commemorativi e dei luoghi di sepoltura dei militari sovietici. La sospensione entra in vigore oggi, 16 maggio 2022, e non verrà abrogata fino a quando la Russia porrà fine alle violazioni del diritto internazionale in Ucraina, incluso il ritiro delle sue forze militari dai confini nazionali di Kiev, attuerà il ripristino completo dell’integrità territoriale ucraina (comprese dunque Crimea e Donbass) e risarcirà integralmente le vittime per le violazioni del diritto internazionale commesse. Insomma, l’impressione è che la nuova normativa resterà in vigore ad libitum.

La prima e più significativa vittima di questa novità legislativa – dicevamo – sarà l’enorme “Monumento ai liberatori”, costruito nel 1985 e ubicato nel Parco della Vittoria, in centro città. Il complesso è costituito da un gruppo di statue raffiguranti tre soldati sovietici e da un obelisco di 79 metri che rappresenta un fuoco d’artificio composto da stelle a cinque punte. Il monumento fu oggetto di un bombardamento, senza successo, da parte del gruppo lettone di estrema destra Pērkonkrusts: due degli autori persero la vita durante l’attentato, altri sei furono arrestati e condannati fino a sei anni di carcere. Venticinque anni dopo, certe istanze dinamitarde smettono di restare vincolate all’ambito dell’eversione. Il “Monumento ai liberatori” “è sempre stato un simbolo dell’occupazione sovietica”, ha detto a Bnn Egils Leviti, presidente della Lettonia. Il quale ha aggiunto che il monumento è stato usato non solo per commemorare i caduti, ma “per promuovere pubblicamente le narrazioni imperialiste del Cremlino”. Leviti ha quindi sottolineato che dopo il 24 febbraio, ovvero dopo l’occupazione russa dell’Ucraina, “questa scultura lasciata dagli occupanti assume un nuovo significato”.

Il presidente ricorda che dalla società civile sono arrivati 240mila euro di donazioni per contribuire alla demolizione del monumento. Una cifra importante in una nazione di appena 1 milione e 900mila abitanti. Non mancano però le opinioni contrarie: nei giorni scorsi è stata arrestata insieme ad altre persone Tatiana Zhdanoka, eurodeputata e leader del partito dell’Unione russa di Lettonia, per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata contro lo smantellamento della scultura che elogia i soldati sovietici. La donna è stata poi rilasciata. Ma intanto la vicenda ha assunto un’eco internazionale, con la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito “vampiri” le autorità lettoni e con l’ambasciata russa che ha inviato una lettera di protesta al Parlamento della nazione baltica. Al di là delle inevitabili reazioni di Mosca, la demolizione avverrà, cosicché in Lettonia da domani in poi non ci sarà più un monumento commemorativo dell’Armata Rossa ma ne resterà uno, precisamente nella città di Bauska, dedicato alle SS della Legione Lettone corredato dalla scritta: “Ai difensori di Bauska contro la seconda occupazione sovietica”. La concezione della storia e la visione della contemporaneità parlano anche attraverso certe scelte.

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