La proposta “oscena” di Sgarbi: “Nudi al museo contro i vandalismi”

“Dobbiamo intensificare i controlli per evitare che chiunque entri al museo con armi improprie. Se uno lancia zuppa di piselli è perché un idiota l’ha fatto entrare con lo zainetto. Io sono contrario ai controlli, ma ora bisogna togliergli tutto. Al museo si entra nudi”. Una boutade? Non se a dirlo è Vittorio Sgarbi, neo sottosegretario alla Cultura, dopo l’ennesimo blitz degli ambientalisti, che ieri hanno gettato zuppa di piselli sul quadro Il seminatore di Van Gogh, a Palazzo Bonaparte, a Roma.

Sottosegretario, ma come nudi?
“Sì, è una linea nuova, che al museo si va nudi, come la Abramovic. All’entrata li spogliamo completamente, lasciano i vestiti e così non possono fare nulla. Detto ciò, in quello che sta accadendo c’è un elemento molto positivo”.

Quale?
“Che i musei stanno diventando di moda. Quello che una volta sarebbe stato fatto in gioielleria o in un altro luogo simbolo del capitalismo, oggi viene fatto nei musei perché un Van Gogh vale 250 milioni di dollari, quindi è un emblema della ricchezza. Il quadro diventa il simbolo del capitalismo. Van Gogh, da un autore povero, appartiene ai ricchi. La Venere di Botticelli diventa lo scenario per la Ferragni a pagamento, e allora va bene, mentre per le due ragazze che si fanno fotografare non va bene solo perché non hanno pagato. E ciò dimostra che il capitalismo e il denaro sono l’elemento chiave. Quindi quello che fanno questi ambientalisti è un atto contro il capitalismo, che si manifesta in diversi modi ed è al centro del disboscamento, della distruzione della natura. Il museo diventa il teatro naturale di queste manifestazioni, differenti dai turisti che deturpano un monumento. Qui c’è la coscienza del valore di Vermeer, di Monet, di Van Gogh”.

E questo rafforza la sua idea di musei aperti e gratis per tutti?
“La mia proposta è stata fraintesa. Non riguarda né i turisti né le mostre d’arte. Mi riferisco ad esempio al cittadino di Modena, che deve poter andare gratis al museo di Modena, perché è insensato che non conosca il museo della sua città e che debba pagare. I residenti hanno il buon diritto di avere il museo come fosse casa loro”.

“Dobbiamo intensificare i controlli per evitare che chiunque entri al museo con armi improprie. Se uno lancia zuppa di piselli è perché un idiota l’ha fatto entrare con lo zainetto. Io sono contrario ai controlli, ma ora bisogna togliergli tutto. Al museo si entra nudi”. Una boutade? Non se a dirlo è Vittorio Sgarbi, neo sottosegretario alla Cultura, dopo l’ennesimo blitz degli ambientalisti, che ieri hanno gettato zuppa di piselli sul quadro Il seminatore di Van Gogh, a Palazzo Bonaparte, a Roma.

Sottosegretario, ma come nudi?
“Sì, è una linea nuova, che al museo si va nudi, come la Abramovic. All’entrata li spogliamo completamente, lasciano i vestiti e così non possono fare nulla. Detto ciò, in quello che sta accadendo c’è un elemento molto positivo”.

Quale?
“Che i musei stanno diventando di moda. Quello che una volta sarebbe stato fatto in gioielleria o in un altro luogo simbolo del capitalismo, oggi viene fatto nei musei perché un Van Gogh vale 250 milioni di dollari, quindi è un emblema della ricchezza. Il quadro diventa il simbolo del capitalismo. Van Gogh, da un autore povero, appartiene ai ricchi. La Venere di Botticelli diventa lo scenario per la Ferragni a pagamento, e allora va bene, mentre per le due ragazze che si fanno fotografare non va bene solo perché non hanno pagato. E ciò dimostra che il capitalismo e il denaro sono l’elemento chiave. Quindi quello che fanno questi ambientalisti è un atto contro il capitalismo, che si manifesta in diversi modi ed è al centro del disboscamento, della distruzione della natura. Il museo diventa il teatro naturale di queste manifestazioni, differenti dai turisti che deturpano un monumento. Qui c’è la coscienza del valore di Vermeer, di Monet, di Van Gogh”.

E questo rafforza la sua idea di musei aperti e gratis per tutti?
“La mia proposta è stata fraintesa. Non riguarda né i turisti né le mostre d’arte. Mi riferisco ad esempio al cittadino di Modena, che deve poter andare gratis al museo di Modena, perché è insensato che non conosca il museo della sua città e che debba pagare. I residenti hanno il buon diritto di avere il museo come fosse casa loro”.

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