La ricetta segreta della longevità

di Giuseppe Pulina (Eurispes)

 

Scrive Elias Canetti che «se l’uomo ha una grande fortuna, può raggiungere l’età del secolo», per poi sostenere, poche righe oltre e nello stesso libro, che chi riesce in questa impresa altamente improbabile guadagnerà una considerazione fatta di stupore e curiosità. In effetti, la longevità di un centenario viene sempre vista, soprattutto nel mondo occidentale, come un evento prodigioso ed eccezionale. Secondo Canetti, potrebbe dipendere anche dall’ancestrale passione per i numeri tondi e dall’habitus cerebrale di far sempre di conto sulla base del sistema decimale che struttura la mentalità calcolatrice dell’uomo contemporaneo. Sta di fatto che, di fronte allo spettacolo vivente di uomini e donne che invecchiano come querce, la meraviglia (e forse anche l’invidia) è più che giustificata.

Motivo che spiega l’interesse che circonda gli studi di Gianni Pes, medico e amateur genealogista, e Michel Poulain, demografo belga, che con i loro studi sulla longevità hanno fatto affiorare alla superficie l’esistenza di quelle che sempre più comunemente vengono chiamate “zone blu”. Così sono dette quelle regioni del pianeta in cui la speranza di vita è significativamente più alta della media. Tanto significativamente da far sì che di zone blu vere e proprie se ne possano contare meno delle dita di una mano.

In effetti, sono quattro e per visitarle tutte bisognerebbe girare in lungo e in largo per il pianeta: dall’Europa all’America centrale, facendo tappa però anche in Giappone. Si tratta in molti di casi di isole (Sardegna, la greca e mitica Icaria e Okinawa, la più esotica delle isole giapponesi), ma l’elenco comprende anche Nicoya, in Costa Rica. Negli ultimi anni gli studiosi hanno focalizzato l’attenzione anche su Loma Linda, contea di San Bernardino, in California. Insomma, là dove la speranza di vita degli abitanti di una determinata regione diventa longevità, il bravo demografo non manca di prendere in esame il caso. Sino ad ora, però, le zone blu, i luoghi del pianeta in cui è possibile certificare la longevità come fenomeno reale non sono tanti. Ma che cosa si deve intendere per “longevità”? Sulla base di quali standard è possibile accertarla? È chiaro che la presenza di un centenario non è sufficiente, così come sarà ovvio che quel che conta è alla fine il puro dato statistico, la cui oggettività non si presta a interpretazioni dissonanti. Quel che è interpretabile è semmai la serie di variabili che possono spiegare il fenomeno. Un caso di longevità degna di studio è, ad esempio, la storia degli abitanti di Villagrande Strisaili, paese dell’Ogliastra, in Sardegna. «Se negli Stati Uniti troviamo un centenario ogni diecimila nati, in questo paese della Sardegna centrale che di abitanti ne fa poco più di tremila, accade che venga al mondo per così dire un centenario ogni settanta neonati». L’esempio, chiaro e illuminante, è proposto dal professore Gianni Pes, docente della Facoltà di Medicina dell’Università di Sassari. I suoi studi sugli anziani del centro della Sardegna hanno richiamato l’attenzione del National Geographic che ha deciso di sostenerli, estendendoli anche ad altre parti del pianeta. E così, con quello che è poi diventato il suo inseparabile compagno di viaggi, il settantacinquenne belga Michel Poulain, ha girato il mondo per scoprire l’esistenza di altre zone blu. Pes tiene a precisare che la longevità ha nel fenomeno dei centenari solo una delle sue espressioni, di sicuro, però, una delle più intriganti. Ciò che importa è cogliere la specificità del fenomeno e provare a indagarne le cause, andando magari alla ricerca della ricetta, a quel punto non più segreta, della longevità. Per intendere meglio la questione ci serviamo di un altro esempio dello studioso sardo. «La popolazione italiana residente è costituita da un 3% di novantenni. A Villagrande questo dato arriva al 10%. Numeri alla mano, ciò significherebbe che se nascessi a Villagrande, avrei, rispetto all’italiano medio, la possibilità tre volte tanto di diventare novantenne». Ma perché proprio a Villagrande Strisaili o Urzulei e non in un altro centro della Sardegna? Lo studio delle altre zone blu servirà per capire se ci sono dei fattori comuni capaci di spiegare come, a pochi chilometri da certi paesini dell’Ogliastra, l’età media degli abitanti sia decisamente meno alta. Verrebbe da chiedere se, ottenendo la cittadinanza di Urzulei o Villagrande, respirando l’aria di chi vi risiede da quando è nato, osservando le stesse consuetudini alimentari, si possa entrare nel club dei potenziali centenari. La risposta è, ovviamente, no. «Al limite – spiega Gianni Pes – bisognerebbe nascere a Villagrande, perché quelli che contano sono gli eventi precoci dell’esistenza; solo questi possono aiutarci a capire la longevità. Questa andrebbe respirata abbastanza presto, serve tutta una rete sociale intorno, famiglie con più generazioni che si prendono cura le une delle altre, una vera comunità di villaggio».

Ma qual è il segreto? Perché un ogliastrino vive più della media? «Potremmo dire perché ha fatto il pastore per tutta una vita, e sarebbe una spiegazione in qualche modo plausibile, eppure insufficiente. Sarà per l’alimentazione? Prima non si usava l’olio di oliva, troppo costoso, ma lo strutto, considerato meno salutare. Insomma, i nostri vecchi non mangiavano secondo i dettati della dieta mediterranea, ma erano grandi camminatori». Dovevano esserlo perché l’Ogliastra non abbonda di terreni pianeggianti. «Nel Campidano, domina la pianura e la longevità è molto più bassa». Sono solo associazioni, incroci di variabili, spunti e ipotesi suggestive per nuove possibili comparazioni di dati, ma dimostrano che se la longevità ha una sua ricetta, questa è ancora ben lontana dall’essere definita in tutti i suoi ingredienti.

«È fuor di dubbio che il secolo ha la giusta estensione per la nostalgia dell’uomo. Infatti, se l’uomo ha una grande fortuna, può raggiungere l’età del secolo; è una cosa che ogni tanto succede, benché sia improbabile. I pochi che sono veramente riusciti a vivere così a lungo sono circondati dallo stupore degli altri, che su di essi raccontano una quantità di storie. Nelle antiche cronache questi uomini figurano con nomi e professioni in appositi elenchi. Di loro ci si occupa ancor di più che degli uomini molto ricchi. Non è escluso che dopo l’introduzione del sistema decimale sia stato proprio l’ardente desiderio di vivere cent’anni a conferire al secolo la sua posizione preminente» (Elias Canetti, La coscienza delle parole, Adelphi, Milano 1984).

 

di Giuseppe Pulina (Eurispes)

 

Scrive Elias Canetti che «se l’uomo ha una grande fortuna, può raggiungere l’età del secolo», per poi sostenere, poche righe oltre e nello stesso libro, che chi riesce in questa impresa altamente improbabile guadagnerà una considerazione fatta di stupore e curiosità. In effetti, la longevità di un centenario viene sempre vista, soprattutto nel mondo occidentale, come un evento prodigioso ed eccezionale. Secondo Canetti, potrebbe dipendere anche dall’ancestrale passione per i numeri tondi e dall’habitus cerebrale di far sempre di conto sulla base del sistema decimale che struttura la mentalità calcolatrice dell’uomo contemporaneo. Sta di fatto che, di fronte allo spettacolo vivente di uomini e donne che invecchiano come querce, la meraviglia (e forse anche l’invidia) è più che giustificata.

Motivo che spiega l’interesse che circonda gli studi di Gianni Pes, medico e amateur genealogista, e Michel Poulain, demografo belga, che con i loro studi sulla longevità hanno fatto affiorare alla superficie l’esistenza di quelle che sempre più comunemente vengono chiamate “zone blu”. Così sono dette quelle regioni del pianeta in cui la speranza di vita è significativamente più alta della media. Tanto significativamente da far sì che di zone blu vere e proprie se ne possano contare meno delle dita di una mano.

In effetti, sono quattro e per visitarle tutte bisognerebbe girare in lungo e in largo per il pianeta: dall’Europa all’America centrale, facendo tappa però anche in Giappone. Si tratta in molti di casi di isole (Sardegna, la greca e mitica Icaria e Okinawa, la più esotica delle isole giapponesi), ma l’elenco comprende anche Nicoya, in Costa Rica. Negli ultimi anni gli studiosi hanno focalizzato l’attenzione anche su Loma Linda, contea di San Bernardino, in California. Insomma, là dove la speranza di vita degli abitanti di una determinata regione diventa longevità, il bravo demografo non manca di prendere in esame il caso. Sino ad ora, però, le zone blu, i luoghi del pianeta in cui è possibile certificare la longevità come fenomeno reale non sono tanti. Ma che cosa si deve intendere per “longevità”? Sulla base di quali standard è possibile accertarla? È chiaro che la presenza di un centenario non è sufficiente, così come sarà ovvio che quel che conta è alla fine il puro dato statistico, la cui oggettività non si presta a interpretazioni dissonanti. Quel che è interpretabile è semmai la serie di variabili che possono spiegare il fenomeno. Un caso di longevità degna di studio è, ad esempio, la storia degli abitanti di Villagrande Strisaili, paese dell’Ogliastra, in Sardegna. «Se negli Stati Uniti troviamo un centenario ogni diecimila nati, in questo paese della Sardegna centrale che di abitanti ne fa poco più di tremila, accade che venga al mondo per così dire un centenario ogni settanta neonati». L’esempio, chiaro e illuminante, è proposto dal professore Gianni Pes, docente della Facoltà di Medicina dell’Università di Sassari. I suoi studi sugli anziani del centro della Sardegna hanno richiamato l’attenzione del National Geographic che ha deciso di sostenerli, estendendoli anche ad altre parti del pianeta. E così, con quello che è poi diventato il suo inseparabile compagno di viaggi, il settantacinquenne belga Michel Poulain, ha girato il mondo per scoprire l’esistenza di altre zone blu. Pes tiene a precisare che la longevità ha nel fenomeno dei centenari solo una delle sue espressioni, di sicuro, però, una delle più intriganti. Ciò che importa è cogliere la specificità del fenomeno e provare a indagarne le cause, andando magari alla ricerca della ricetta, a quel punto non più segreta, della longevità. Per intendere meglio la questione ci serviamo di un altro esempio dello studioso sardo. «La popolazione italiana residente è costituita da un 3% di novantenni. A Villagrande questo dato arriva al 10%. Numeri alla mano, ciò significherebbe che se nascessi a Villagrande, avrei, rispetto all’italiano medio, la possibilità tre volte tanto di diventare novantenne». Ma perché proprio a Villagrande Strisaili o Urzulei e non in un altro centro della Sardegna? Lo studio delle altre zone blu servirà per capire se ci sono dei fattori comuni capaci di spiegare come, a pochi chilometri da certi paesini dell’Ogliastra, l’età media degli abitanti sia decisamente meno alta. Verrebbe da chiedere se, ottenendo la cittadinanza di Urzulei o Villagrande, respirando l’aria di chi vi risiede da quando è nato, osservando le stesse consuetudini alimentari, si possa entrare nel club dei potenziali centenari. La risposta è, ovviamente, no. «Al limite – spiega Gianni Pes – bisognerebbe nascere a Villagrande, perché quelli che contano sono gli eventi precoci dell’esistenza; solo questi possono aiutarci a capire la longevità. Questa andrebbe respirata abbastanza presto, serve tutta una rete sociale intorno, famiglie con più generazioni che si prendono cura le une delle altre, una vera comunità di villaggio».

Ma qual è il segreto? Perché un ogliastrino vive più della media? «Potremmo dire perché ha fatto il pastore per tutta una vita, e sarebbe una spiegazione in qualche modo plausibile, eppure insufficiente. Sarà per l’alimentazione? Prima non si usava l’olio di oliva, troppo costoso, ma lo strutto, considerato meno salutare. Insomma, i nostri vecchi non mangiavano secondo i dettati della dieta mediterranea, ma erano grandi camminatori». Dovevano esserlo perché l’Ogliastra non abbonda di terreni pianeggianti. «Nel Campidano, domina la pianura e la longevità è molto più bassa». Sono solo associazioni, incroci di variabili, spunti e ipotesi suggestive per nuove possibili comparazioni di dati, ma dimostrano che se la longevità ha una sua ricetta, questa è ancora ben lontana dall’essere definita in tutti i suoi ingredienti.

«È fuor di dubbio che il secolo ha la giusta estensione per la nostalgia dell’uomo. Infatti, se l’uomo ha una grande fortuna, può raggiungere l’età del secolo; è una cosa che ogni tanto succede, benché sia improbabile. I pochi che sono veramente riusciti a vivere così a lungo sono circondati dallo stupore degli altri, che su di essi raccontano una quantità di storie. Nelle antiche cronache questi uomini figurano con nomi e professioni in appositi elenchi. Di loro ci si occupa ancor di più che degli uomini molto ricchi. Non è escluso che dopo l’introduzione del sistema decimale sia stato proprio l’ardente desiderio di vivere cent’anni a conferire al secolo la sua posizione preminente» (Elias Canetti, La coscienza delle parole, Adelphi, Milano 1984).

 

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli