La Russia potrebbe minare la globalizzazione

La globalizzazione potrebbe smembrarsi. Non è una valutazione ideologica, ma una constatazione oggettiva sulla base di un’indiscrezione trapelata nelle scorse ore: l’agenzia di stampa russa Rio Novosti, citando il vice-presidente della Duma, Pyotr Tolstoy, ha annunciato che la Camera discuterà il possibile ritiro di Mosca dall’Oms e dal Wto. Basti citare tre dati per comprendere la portata storica di un eventuale abbandono da parte russa delle due organizzazioni internazionali in questione: la Russia è la prima nazione al mondo per estensione, la nona per numero di abitanti, la quattordicesima per esportazione di merci. Non può dunque non avere ripercussioni sugli assetti geopolitici la sua uscita dall’Organizzazione mondiale della sanità, per giunta in un periodo in cui c’è una pandemia in atto e ce ne sono altre annunciate, e dall’Organizzazione mondiale del commercio.

Tolstoy avrebbe giustificato l’imminente decisione di Mosca con il fatto che Oms e Wto “hanno trascurato tutti gli obblighi nei confronti del nostro Paese”. Il ministero degli Esteri avrebbe inviato alla Duma un elenco di accordi da cui valutare il ritiro, ricordando che la Russia si è già ritirata dal Consiglio d’Europa. “C’è del lavoro da fare per rivedere i nostri obblighi internazionali, i trattati, che oggi non portano benefici, ma danni diretti al nostro Paese” avrebbe concluso il parlamentare di Russia Unita.

Tra Russia e Oms esiste un conto in sospeso riguardo all’autorizzazione del vaccino Sputnik. Il processo di approvazione del siero russo contro il Covid si è arrestato un paio di mesi fa. I funzionari dell’agenzia sanitaria delle Nazioni unite avevano programmato originariamente di visitare la Russia il 7 marzo per valutare i laboratori in cui viene prodotto lo Sputnik. L’invasione dell’Ucraina avvenuta due settimane prima, però, ha annullato il programma. Più di recente, nei giorni scorsi, un nuovo motivo di frattura con Mosca potrebbe essere stato l’allarme lanciato dall’Oms sul focolaio di colera a Mariupol, città finita totalmente in mano russa dopo la resa dell’ultima sacca di resistenza nell’acciaieria di Azovstal. Quanto all’uscita dal Wto, potrebbe trattarsi di una risposta di Mosca al sesto pacchetto di sanzioni occidentali nei suoi confronti, su cui si continua a discutere per raggiungere un non facile accordo. A proposito dell’uscita della Russia dall’Organizzazione mondiale del commercio, è utile ricordare quanto dichiarato soltanto il 25 marzo a Interfax da Dmitry Birichevsky, direttore del Dipartimento per la cooperazione economica del ministero degli Esteri russo. “Sono certo che l’abbandono del Wto sia controproducente”, dichiarava in un momento storico in cui evidentemente già si parlava di questa ipotesi. La quale, insisteva Birichevsky, “non porterà dividendi alla nostra economia”, in quanto “l’adesione a pieno titolo al Wto consente al nostro Paese di partecipare allo sviluppo e al perfezionamento delle regole commerciali globali, promuovere le priorità nazionali nel commercio”.

L’avvertimento di Birichevsky appare come il richiamo nei confronti della Russia alla presenza di una forza economico/finanziaria centripeta globale. Il medesimo richiamo giunge da Pechino. Il presidente cinese, Xi Jinping, intervenuto alla celebrazione del 70esimo anniversario del Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale, ha detto: “Nel mondo di oggi, il futuro e i destini di tutti i Paesi sono strettamente legati. Impegnarsi in “piccoli cerchi” non farà che spingere il mondo verso la divisione e il confronto”. Dunque il leader cinese invita ad aderire al multilateralismo, “mettendo in pratica il concetto di governance globale di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi, rispondere alle sfide globali e promuovere lo sviluppo globale”. Per Xi occorre “abbattere muri senza costruirne altri”. Il messaggio a Mosca dall’alleato cinese sarà arrivato forte e chiaro.

La globalizzazione potrebbe smembrarsi. Non è una valutazione ideologica, ma una constatazione oggettiva sulla base di un’indiscrezione trapelata nelle scorse ore: l’agenzia di stampa russa Rio Novosti, citando il vice-presidente della Duma, Pyotr Tolstoy, ha annunciato che la Camera discuterà il possibile ritiro di Mosca dall’Oms e dal Wto. Basti citare tre dati per comprendere la portata storica di un eventuale abbandono da parte russa delle due organizzazioni internazionali in questione: la Russia è la prima nazione al mondo per estensione, la nona per numero di abitanti, la quattordicesima per esportazione di merci. Non può dunque non avere ripercussioni sugli assetti geopolitici la sua uscita dall’Organizzazione mondiale della sanità, per giunta in un periodo in cui c’è una pandemia in atto e ce ne sono altre annunciate, e dall’Organizzazione mondiale del commercio.

Tolstoy avrebbe giustificato l’imminente decisione di Mosca con il fatto che Oms e Wto “hanno trascurato tutti gli obblighi nei confronti del nostro Paese”. Il ministero degli Esteri avrebbe inviato alla Duma un elenco di accordi da cui valutare il ritiro, ricordando che la Russia si è già ritirata dal Consiglio d’Europa. “C’è del lavoro da fare per rivedere i nostri obblighi internazionali, i trattati, che oggi non portano benefici, ma danni diretti al nostro Paese” avrebbe concluso il parlamentare di Russia Unita.

Tra Russia e Oms esiste un conto in sospeso riguardo all’autorizzazione del vaccino Sputnik. Il processo di approvazione del siero russo contro il Covid si è arrestato un paio di mesi fa. I funzionari dell’agenzia sanitaria delle Nazioni unite avevano programmato originariamente di visitare la Russia il 7 marzo per valutare i laboratori in cui viene prodotto lo Sputnik. L’invasione dell’Ucraina avvenuta due settimane prima, però, ha annullato il programma. Più di recente, nei giorni scorsi, un nuovo motivo di frattura con Mosca potrebbe essere stato l’allarme lanciato dall’Oms sul focolaio di colera a Mariupol, città finita totalmente in mano russa dopo la resa dell’ultima sacca di resistenza nell’acciaieria di Azovstal. Quanto all’uscita dal Wto, potrebbe trattarsi di una risposta di Mosca al sesto pacchetto di sanzioni occidentali nei suoi confronti, su cui si continua a discutere per raggiungere un non facile accordo. A proposito dell’uscita della Russia dall’Organizzazione mondiale del commercio, è utile ricordare quanto dichiarato soltanto il 25 marzo a Interfax da Dmitry Birichevsky, direttore del Dipartimento per la cooperazione economica del ministero degli Esteri russo. “Sono certo che l’abbandono del Wto sia controproducente”, dichiarava in un momento storico in cui evidentemente già si parlava di questa ipotesi. La quale, insisteva Birichevsky, “non porterà dividendi alla nostra economia”, in quanto “l’adesione a pieno titolo al Wto consente al nostro Paese di partecipare allo sviluppo e al perfezionamento delle regole commerciali globali, promuovere le priorità nazionali nel commercio”.

L’avvertimento di Birichevsky appare come il richiamo nei confronti della Russia alla presenza di una forza economico/finanziaria centripeta globale. Il medesimo richiamo giunge da Pechino. Il presidente cinese, Xi Jinping, intervenuto alla celebrazione del 70esimo anniversario del Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale, ha detto: “Nel mondo di oggi, il futuro e i destini di tutti i Paesi sono strettamente legati. Impegnarsi in “piccoli cerchi” non farà che spingere il mondo verso la divisione e il confronto”. Dunque il leader cinese invita ad aderire al multilateralismo, “mettendo in pratica il concetto di governance globale di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi, rispondere alle sfide globali e promuovere lo sviluppo globale”. Per Xi occorre “abbattere muri senza costruirne altri”. Il messaggio a Mosca dall’alleato cinese sarà arrivato forte e chiaro.

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