La tratta di uomini sui falsi pescherecci

In Libia in queste ore, i trafficanti di persone stanno caricando pescherecci con migranti, in baie nascoste vicino a Tobruk, indirizzandoli verso l’Italia e creando scompiglio con la politica italiana. La Premier Giorgia Meloni, è stato eletta sulla scia della promessa di porre fine al flusso di migranti attraverso il Mediterraneo dal Nord Africa. “La partenza di grandi imbarcazioni dalla Libia è in ripresa, soprattutto dalla fine di ottobre”, ha affermato Maurice Stierl, un operatore di Alarm Phone, una delle organizzazione che riceve le chiamate di soccorso dalle imbarcazioni di migranti. Il governo italiano non ha rilasciato dati per il 2022 sui luoghi da cui sono salpati i migranti, ma un operatore umanitario che ha rifiutato di fornire il nome, ha dichiarato a L’Identità che sembra proprio che le recenti partenze dalla Libia orientale si stanno aggiungendo ai circa 6mila migranti, che sono salpati dalla zona nei primi nove mesi di quest’anno. Dopo quasi un decennio dalla violenta fine della lunga dittatura di Muammar Gheddafi, l’Italia si trova ancora alle prese con la crisi libica. Una crisi che, davvero, sembra non finire mai e che si avvicina a grandi passi a l’ennesimo crollo politico ed economico. In questi anni l’Italia ha dapprima sostenuto convintamente il processo delle Nazioni Unite che ha portato alla formazione del Gna tripolitano, per poi mostrare segnali di apertura nei confronti del generale Haftar. Una scelta, questa, che è stata conseguenza anche delle profonde trasformazioni avvenute nel corso del conflitto libico, in particolare a seguito dell’ingresso o dell’aumentata influenza di attori regionali, come: gli Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Turchia e Russia. L’aumento dell’influenza dei protagonisti non occidentali sullo scacchiere libico, rischia di far perdere all’Italia, e agli altri paesi europei, quel ruolo che si erano ricavati nei confronti delle diverse controparti libiche. Tripoli rimane tuttavia di vitale importanza per gli interessi europei, e italiani in particolare, sul piano economico, energetico e di controllo dei flussi migratori. Un legame forte quindi, tra Italia e Libia, al di là della tratta della “morte” che registra il Canale di Sicilia come il cimitero dei migranti. Nel primo quadrimestre del 2021, secondo quanto riportato dall’Annuario statistico ISTAT-ICE, l’interscambio Italia-Libia ha superato 1,7 miliardi di euro, segnando un +87,9% rispetto al periodo precedente. Nel 2020, il commercio tra i due paesi aveva superato i 2,60 miliardi di euro, portando l’Italia al secondo posto dopo la Turchia (2,89 miliardi) e davanti a Cina (2,38 miliardi), Germania (1,18 miliardi) e Spagna (0,92 miliardi). Uno studio di Cassa Depositi e Prestiti prevede che l’export italiano verso il paese nordafricano registrerà un +27,2% nel 2021, per poi scendere all’8,6% nel 2022 e al 6,2% nel 2023-24: numeri più bassi, ma comunque importanti. Questi segnali positivi, uniti alla volontà del governo italiano di sostenere anche economicamente la transizione pacifica promossa dall’ONU e giunta ad un primo importante risultato lo scorso marzo, con l’elezione del governo di unità nazionale guidato da Abdulhamid Dabaiba, hanno spinto l’agenzia Ice, a tornare a Tripoli, aprendo un nuovo desk all’interno dell’Ambasciata d’Italia. Inoltre, proprio il governo italiano, a fine ottobre, ha fornito altre 14 imbarcazioni alle milizie libiche per intercettare e respingere le persone in fuga nel Mediterraneo. La commessa è stata aggiudicata definitivamente nella primavera di quest’anno per 6,65 milioni di euro nell’ambito di una procedura curata da Invitalia, l’agenzia nazionale di proprietà del ministero dell’Economia che sulla carta dovrebbe occuparsi dell’”attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa” e che invece dall’agosto 2019 ha stipulato una convenzione con il ministero dell’Interno per garantire “supporto” tecnico anche sul fronte libico.

In Libia in queste ore, i trafficanti di persone stanno caricando pescherecci con migranti, in baie nascoste vicino a Tobruk, indirizzandoli verso l’Italia e creando scompiglio con la politica italiana. La Premier Giorgia Meloni, è stato eletta sulla scia della promessa di porre fine al flusso di migranti attraverso il Mediterraneo dal Nord Africa. “La partenza di grandi imbarcazioni dalla Libia è in ripresa, soprattutto dalla fine di ottobre”, ha affermato Maurice Stierl, un operatore di Alarm Phone, una delle organizzazione che riceve le chiamate di soccorso dalle imbarcazioni di migranti. Il governo italiano non ha rilasciato dati per il 2022 sui luoghi da cui sono salpati i migranti, ma un operatore umanitario che ha rifiutato di fornire il nome, ha dichiarato a L’Identità che sembra proprio che le recenti partenze dalla Libia orientale si stanno aggiungendo ai circa 6mila migranti, che sono salpati dalla zona nei primi nove mesi di quest’anno. Dopo quasi un decennio dalla violenta fine della lunga dittatura di Muammar Gheddafi, l’Italia si trova ancora alle prese con la crisi libica. Una crisi che, davvero, sembra non finire mai e che si avvicina a grandi passi a l’ennesimo crollo politico ed economico. In questi anni l’Italia ha dapprima sostenuto convintamente il processo delle Nazioni Unite che ha portato alla formazione del Gna tripolitano, per poi mostrare segnali di apertura nei confronti del generale Haftar. Una scelta, questa, che è stata conseguenza anche delle profonde trasformazioni avvenute nel corso del conflitto libico, in particolare a seguito dell’ingresso o dell’aumentata influenza di attori regionali, come: gli Emirati Arabi Uniti (Eau), Egitto e Turchia e Russia. L’aumento dell’influenza dei protagonisti non occidentali sullo scacchiere libico, rischia di far perdere all’Italia, e agli altri paesi europei, quel ruolo che si erano ricavati nei confronti delle diverse controparti libiche. Tripoli rimane tuttavia di vitale importanza per gli interessi europei, e italiani in particolare, sul piano economico, energetico e di controllo dei flussi migratori. Un legame forte quindi, tra Italia e Libia, al di là della tratta della “morte” che registra il Canale di Sicilia come il cimitero dei migranti. Nel primo quadrimestre del 2021, secondo quanto riportato dall’Annuario statistico ISTAT-ICE, l’interscambio Italia-Libia ha superato 1,7 miliardi di euro, segnando un +87,9% rispetto al periodo precedente. Nel 2020, il commercio tra i due paesi aveva superato i 2,60 miliardi di euro, portando l’Italia al secondo posto dopo la Turchia (2,89 miliardi) e davanti a Cina (2,38 miliardi), Germania (1,18 miliardi) e Spagna (0,92 miliardi). Uno studio di Cassa Depositi e Prestiti prevede che l’export italiano verso il paese nordafricano registrerà un +27,2% nel 2021, per poi scendere all’8,6% nel 2022 e al 6,2% nel 2023-24: numeri più bassi, ma comunque importanti. Questi segnali positivi, uniti alla volontà del governo italiano di sostenere anche economicamente la transizione pacifica promossa dall’ONU e giunta ad un primo importante risultato lo scorso marzo, con l’elezione del governo di unità nazionale guidato da Abdulhamid Dabaiba, hanno spinto l’agenzia Ice, a tornare a Tripoli, aprendo un nuovo desk all’interno dell’Ambasciata d’Italia. Inoltre, proprio il governo italiano, a fine ottobre, ha fornito altre 14 imbarcazioni alle milizie libiche per intercettare e respingere le persone in fuga nel Mediterraneo. La commessa è stata aggiudicata definitivamente nella primavera di quest’anno per 6,65 milioni di euro nell’ambito di una procedura curata da Invitalia, l’agenzia nazionale di proprietà del ministero dell’Economia che sulla carta dovrebbe occuparsi dell’”attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa” e che invece dall’agosto 2019 ha stipulato una convenzione con il ministero dell’Interno per garantire “supporto” tecnico anche sul fronte libico.

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