LA TREGUA POLITICA MOSTRA DELLE CREPE

 

Mentre il coronavirus sta imperversando oramai in tutto il mondo, l’Italia, al momento, ha il record di morti a causa del virus che ha esplicato i suoi nefasti effetti prima in Cina ed ora interessa tutti i continenti ed in particolare l’Europa. Tutta la Penisola si trova oramai da tempo in quarantena e le prospettive non sembrano migliorare. Al di la’ degli aspetti sanitari, che costituiscono la prima e piu’ importante emergenza da affrontare e che vedono l’intero nord del Paese in ginocchio, preoccupano – e non poco – le conseguenze economico-sociali sulla popolazione e sui nostri settori produttivi. L’imperversare del morbo, infatti, sta costringendo alla chiusura quasi tutte le attivita’ produttive e cio’ non potra’ non avere effetti sul futuro. Gia’ si paventa un calo del Pil tra il meno 6 ed il -7 per cento per il 2020, quindi una situazione di pesante recessione che dovra’ essere affrontata da subito, senza aspettare che la pestilenza attenui i suoi effetti. Entra quindi in gioco – e fortemente – la politica. Senza aspettare e confidare troppo sugli aiuti della Ue (le prime mosse della BCE del dopo-Draghi, poi fortunatamente cambiate, hanno provocato non pochi danni al nostro sistema economico-finanziario), governo e forze di maggioranza e di opposizione sono chiamati a studiare ed a mettere a punto le misure per rimettere in piedi l’apparato industriale con particolare attenzione al rilancio del turismo e del made in Italy. Servirebbero coesione e unita’ d’intenti che all’insorgere del coronavirus sembravano essere raggiunte con la tacita sottoscrizione di una tregua politica. Ma da qualche giorno questo “armistizio” mostra le prime e vistose crepe. Il fatto e’ che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra decidere arroccato nella sua maggioranza confidando che il centrodestra, in nome della solidarieta’ nazionale, si adegui alle linee da lui delineate. Ma cosi’ non e’. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi vogliono incidere e contribuire nelle scelte da effettuare e non fare i comprimari ed assumersi le responsabilita’ di mosse decise solo da governo e maggioranza. In particolare, non e’ piaciuta la sortita del premier, via Facebook, di sabato 21 marzo con la quale annunciava un nuovo decreto del presidente del Consiglio con la quale si introducevano nuove restrizioni agli italiani. E questa iniziativa non e’ stata gradita anche all’interno della maggioranza da parte di Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Su Conte sono quindi piovute bacchettate sia da destra che da una forza politica che lo sostiene. Non sono poi mancati gli appelli al capo dello Stato, Sergio Mattarella, perche’ intervenga a tutela del Parlamento, ne’ sono venute meno le critiche di sindacati e stampa. Si annunciano quindi tempi burrascosi, a meno che il premier non cambi modo di agire e coinvolga maggiormente le forze di opposizione (e Italia Viva) nelle scelte da fare. Anche perche’ le misure da adottare per rilanciare il sistema-Paese dovranno essere imponenti e rapide se non si vuole condannare l’Italia ad un lungo periodo di crisi che avrebbe riflessi sociali non indifferenti.

Giuseppe Leone

 

 

Mentre il coronavirus sta imperversando oramai in tutto il mondo, l’Italia, al momento, ha il record di morti a causa del virus che ha esplicato i suoi nefasti effetti prima in Cina ed ora interessa tutti i continenti ed in particolare l’Europa. Tutta la Penisola si trova oramai da tempo in quarantena e le prospettive non sembrano migliorare. Al di la’ degli aspetti sanitari, che costituiscono la prima e piu’ importante emergenza da affrontare e che vedono l’intero nord del Paese in ginocchio, preoccupano – e non poco – le conseguenze economico-sociali sulla popolazione e sui nostri settori produttivi. L’imperversare del morbo, infatti, sta costringendo alla chiusura quasi tutte le attivita’ produttive e cio’ non potra’ non avere effetti sul futuro. Gia’ si paventa un calo del Pil tra il meno 6 ed il -7 per cento per il 2020, quindi una situazione di pesante recessione che dovra’ essere affrontata da subito, senza aspettare che la pestilenza attenui i suoi effetti. Entra quindi in gioco – e fortemente – la politica. Senza aspettare e confidare troppo sugli aiuti della Ue (le prime mosse della BCE del dopo-Draghi, poi fortunatamente cambiate, hanno provocato non pochi danni al nostro sistema economico-finanziario), governo e forze di maggioranza e di opposizione sono chiamati a studiare ed a mettere a punto le misure per rimettere in piedi l’apparato industriale con particolare attenzione al rilancio del turismo e del made in Italy. Servirebbero coesione e unita’ d’intenti che all’insorgere del coronavirus sembravano essere raggiunte con la tacita sottoscrizione di una tregua politica. Ma da qualche giorno questo “armistizio” mostra le prime e vistose crepe. Il fatto e’ che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sembra decidere arroccato nella sua maggioranza confidando che il centrodestra, in nome della solidarieta’ nazionale, si adegui alle linee da lui delineate. Ma cosi’ non e’. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi vogliono incidere e contribuire nelle scelte da effettuare e non fare i comprimari ed assumersi le responsabilita’ di mosse decise solo da governo e maggioranza. In particolare, non e’ piaciuta la sortita del premier, via Facebook, di sabato 21 marzo con la quale annunciava un nuovo decreto del presidente del Consiglio con la quale si introducevano nuove restrizioni agli italiani. E questa iniziativa non e’ stata gradita anche all’interno della maggioranza da parte di Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Su Conte sono quindi piovute bacchettate sia da destra che da una forza politica che lo sostiene. Non sono poi mancati gli appelli al capo dello Stato, Sergio Mattarella, perche’ intervenga a tutela del Parlamento, ne’ sono venute meno le critiche di sindacati e stampa. Si annunciano quindi tempi burrascosi, a meno che il premier non cambi modo di agire e coinvolga maggiormente le forze di opposizione (e Italia Viva) nelle scelte da fare. Anche perche’ le misure da adottare per rilanciare il sistema-Paese dovranno essere imponenti e rapide se non si vuole condannare l’Italia ad un lungo periodo di crisi che avrebbe riflessi sociali non indifferenti.

Giuseppe Leone

 

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