La violenza minorile va affrontata subito
La notizia che arriva dalla Pennsylvania; Usa, è di quelle che tolgono il fiato: un bambino di 11 anni che uccide il padre perché gli aveva confiscato la console per i videogiochi. Un fatto estremo, figlio di una società in cui la disponibilità delle armi si intreccia con fragilità familiari e culturali profonde. Per anni lo abbiamo letto come un problema “americano”, lontano da noi, quasi folkloristico nella sua tragedia. Ma continuare a pensarlo tale, oggi, è un errore pericoloso.
Anche in Italia la violenza minorile non è più un’eccezione statistica. Coltelli nello zaino, risse organizzate sui social, aggressioni a coetanei e docenti: i segnali si accumulano e compongono un quadro che assomiglia sempre più a un fenomeno strutturale piuttosto che a una emergenza episodica. Non abbiamo la diffusione di armi da fuoco degli Stati Uniti, ma stiamo importando la stessa miscela di rabbia precoce, emulazione e assenza di argini educativi. La scuola, che dovrebbe essere presidio di crescita e protezione, oltre che tempio dell’educazione civile prima ancora che civica, si trova spesso disarmata, in senso letterale e metaforico. Parlare di metal detector all’ingresso degli istituti può sembrare una resa, o una scelta simbolicamente dura.
Ma è davvero più rassicurante continuare a contare i feriti e indignarsi a posteriori? Negli Usa questi strumenti sono diventati normalità dopo che il prezzo dell’inerzia è apparso insostenibile. L’Italia dovrebbe aspettare lo stesso punto di non ritorno? I metal detector, da soli, non risolvono nulla – lo sappiamo. Non sostituiscono famiglie presenti, servizi sociali efficaci, una scuola capace di intercettare il disagio prima che esploda.
Ma possono essere un argine immediato, un segnale chiaro che la sicurezza dei minori viene prima di ogni imbarazzo ideologico. La notizia del bambino che spara al padre ci riguarda più di quanto vorremmo ammettere, così come quella del compagno di classe che accoltella a morte il suo coetaneo. Non perché domani accadrà lo stesso qui, ma perché la traiettoria della violenza giovanile è già tracciata. Ignorarla, ancora una volta, sarebbe la scelta più pericolosa. Imperdonabile.
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