La Russia resta aperta ai negoziati per mettere fine al conflitto in Ucraina, ma per il prossimo round di colloqui bisogna attendere. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sottolineando che l’attuale pausa nei negoziati è dovuta a “ragioni oggettive” (la guerra scatenata da Usa e Israele con l’Iran).
Nuovi scambi di prigionieri tra Russia e Ucraina
Nella giornata di ieri russi e ucraini hanno effettuato un nuovo scambio di prigionieri. In questa occasione sono stati 200 per parte. Entro oggi Mosca e Kiev ne restituiranno altri 300 ciascuna, portando il numero totale a “500 per 500”. L’iniziativa rientra negli accordi raggiunti durante i colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti a Ginevra.
Le gravi minacce di Zelensky a Orban
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha minacciato apertamente il primo ministro ungherese Viktor Orban per aver bloccato, legittimamente, un pacchetto di aiuti dell’Unione Europea del valore di 90 miliardi di euro nel mezzo di una disputa sulle forniture di petrolio. “Speriamo che una certa persona nell’Ue non continui a bloccare i 90 miliardi…e che i soldati ucraini abbiano le armi”, ha detto Zelensky ai giornalisti, prima di indirizzare un “avvertimento” molto pesante al leader magiaro: “Altrimenti, daremo l’indirizzo di questa persona alle nostre forze armate, ai nostri ragazzi. Lasciamo che lo chiamino e gli parlino nella loro lingua”. Un atto gravissimo compiuto contro il rappresentante di un Paese membro dell’Ue che imporrebbe dure azioni formali da parte di Bruxelles.
La replica di Budapest
I veti dell’Ungheria al pacchetto di aiuti, così come alle nuove sanzioni dell’Ue contro la Russia, sono stati una risposta a quello che per Budapest è stato un taglio deliberato da parte dell’Ucraina delle forniture dal gasdotto Druzhba che trasporta il greggio russo in Europa. L’ex comico ha spiegato che l’oleodotto potrebbe essere di nuovo operativo entro un mese e mezzo. “Abbiamo i mezzi politici e finanziari, e con essi eserciteremo una pressione incondizionata sugli ucraini affinché riprendano le operazioni sull’oleodotto Druzhba il prima possibile. Voglio chiarire che vinceremo, e vinceremo con la forza. Non farò patti, né compromessi: li sconfiggeremo. Spezzeremo il blocco petrolifero. Costringeremo gli ucraini a riprendere le forniture. Non con un accordo, non con un compromesso, ma con la forza”, ha replicato Orban durante una riunione della Camera di Commercio ungherese.
Il portavoce del governo Zoltan Kovacs è successivamente intervenuto stigmatizzando il comportamento dell’ucraino: “Queste minacce e ricatti da parte di Zelensky hanno superato di gran lunga ogni limite accettabile. Quando qualcuno minaccia di consegnare l’indirizzo di una persona all’esercito ucraino semplicemente perché non sostiene l’ultimo accordo sulle armi da 90 miliardi di euro, questa non è diplomazia, è una minaccia aperta”.
Mosca pronta a sospendere le esportazioni di gas verso l’Europa
Il governo russo si riunirà presto per discutere la sospensione delle esportazioni di gas verso l’Europa. A comunicarlo è stato il vice primo ministro Alexander Novak. “Ci riuniremo presto, come da istruzioni del Presidente, per discutere la situazione attuale con le compagnie energetiche e le possibili rotte di trasporto per le nostre forniture energetiche. Ne discuteremo presto con le nostre compagnie energetiche e vedremo come impiegare le risorse russe nel modo più redditizio”, ha precisato Novak, responsabile delle questioni energetiche per Putin, alla stampa. Il gas russo rappresenta oltre il 12% dell’approvvigionamento europeo.
Gli intercettori di Kiev fanno gola a Washington
Per respingere gli attacchi dei droni iraniani, il Pentagono punterebbe sugli intercettori ucraini. A rivelarlo è il Financial Times, citando esponenti del settore. Le monarchie del Golfo stanno utilizzando missili Patriot per difendersi dalle ondate di droni iraniani Shahed da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra. Ma le loro scorte stanno diminuendo e ora guardano in casa di Zelensky per una difesa più economica. Gli Shahed costano solo 30mila dollari, mentre il prezzo dei PAC-3 usati nel sistema Patriot ammonta a più di 13,5 milioni di dollari ciascuno.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha accolto con favore l’impegno del presidente francese Emmanuel Macron di espandere la deterrenza nucleare di Parigi, ma ha evidenziato che l’ombrello nucleare degli Stati Uniti rimarrà il “garante” ultimo della sicurezza europea.