La vittoria di Farage è un avvertimento pure per chi è nell’Ue
C’è qualcosa che è saltato nel tradizionale sistema bipolare britannico conservatori/laburisti. E ha un nome: Nigel Farage, leader di Reform Uk. Un partito definito populista e sovranista, d’altronde sappiamo da dove viene Mr. Brexit. Il suo ritorno – l’exploit clamoroso alle amministrative ai danni del Labour e del premier Keir Starmer – era annunciatissimo e viene appunto da lontano.
“Il meglio deve ancora arrivare”, assicura Farage, forte di un risultato storico, con i laburisti che hanno perso roccaforti che detenevano dalla fine della Prima guerra mondiale. Il suo partito ora è il più votato del Regno Unito e ha intercettato il voto degli operai e di chi più subisce la crisi economica e che storicamente votava Labour (ma ha scippato voti soprattutto ai Tory). “Siamo il partito più nazionale di tutti, siamo qui per restare”, annuncia trionfante l’uomo che ha condotto l’Uk fuori dall’Ue in tempi non sospetti.
Oggi i difetti di quella Ue che Farage criticava così duramente sono persino peggiorati. E se Reform Uk dovesse andare al governo, il Canale della Manica sembrerà un oceano. Dal canto suo, il laburista Starmer dice che non molla e che resta in sella ma il suo destino è segnato. La svolta storica è già in corso, per il premier è partito il conto alla rovescia. Quello che fa riflettere è che i due partiti tradizionali hanno perso voti perché i cittadini britannici oggi si sentono più rappresentati da una forza di destra non moderata. Come non pensare al successo enorme di AfD in Germania (che però è nell’Ue e quindi lì è più facile prendere voti, sono quelli degli eurodelusi).
Il messaggio forte e chiaro che arriva dal Regno Unito è che chi vuole continuare a fare politica secondo schemi superati, con parole d’ordine invecchiate male e senza aprire gli occhi sulle attuali emergenze – dalla crisi energetica e le conseguenze sul caro vita al fisco fino all’impatto dell’immigrazione – è destinato a perdere le elezioni. A maggior ragione se vuole strizzare l’occhio a Bruxelles.
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