Lady Sumahoro e i falsi bilanci

di MIRIAM NIDO

Indagata tutta casa Soumahoro, a esclusione del deputato di sinistra Aboubakar. Ieri la Procura di Latina ha recapitato un avviso di garanzia anche a Liliane Murekatete, la compagna del parlamentare ora coinvolta ufficialmente nella gestione poco trasparente di Karibu e Consorzio Aid, le due coop per l’accoglienza dei migranti fondate dalla madre Maria Therese Mukamitsindo, accusata di truffa aggravata, frode fiscale e malversazione, oltre che implicata nelle denunce dei dipendenti non pagati e dei migranti maltrattati. La compagna di Soumahoro è implicata nella vicenda per false fatturazioni che riguarderebbero i conti di Karibu, società nella quale Liliane è stata consigliera, almeno fino all’ottobre scorso. Il crimine fiscale contestato, relativo a fatture per operazioni inesistenti tre il 2015 e il 2019, ha permesso agli inquirenti di applicare il sequestro preventivo “del profitto del reato” per oltre 639mila euro nei confronti di uno dei nuovi indagati e di oltre 13mila ad altri due. Sono in tutto sei le persone iscritte nel fascicolo dei magistrati pontini. Tra queste anche Michel Rukundo, l’altro figlio di Maria Therese e responsabile del Consorzio Aid. C’è inoltre Richard Mutangana, l’altro cognato di Soumahoro, già segnalato all’Antiriciclaggio per operazioni di denaro sospette con l’estero e finito sotto i riflettori per aver aperto un resort di lusso in Ruanda. Proprio lui era tra l’altro intervenuto a difesa della sorellastra durante le polemiche che si erano scatenate contro Liliane per i vestiti e le borse griffate.
Adesso dovranno difendersi tutti insieme, da accuse per reati tributari che prevedono pene severe. La compagna di Soumahoro, che in queste settimane ha minacciato querele verso chiunque avesse gettato ombre sulla sua condotta, è tornata a respingere ogni addebito. “La signora Murekatete si dichiara assolutamente estranea rispetto ai fatti contestati, che peraltro riguardano un presunto danno erariale di 13mila euro, e siamo certi che a breve, anzi a brevissimo, verrà fatta chiarezza e dimostrata la totale innocenza”, ha detto il suo avvocato, Lorenzo Borré. E di fronte all’avviso di garanzia anche Aboubakar ha rotto il silenzio nel quale si era rifugiato dopo il videomessaggio in cui piangeva e l’unica intervista televisiva a Piazza Pulita, che però non era servita né a chiarire gli aspetti della vicenda che lo coinvolge sotto il profilo politico né a fermare il polverone attorno ala sua attività di sindacalista con gli stivali in difesa dei deboli. “Sono profondamente amareggiato, dispiaciuto e preoccupato per l’indagine che vede coinvolta direttamente la mia compagna Liliane Murakatete che confido dimostrerà la sua innocenza”, ha dichiarato il deputato autosospesosi da Alleanza Verdi-Si attraverso il suo legale Maddalena Del Re. “Ribadendo la mia totale estraneità ai fatti contestati sull’indagine della coop Karibu e del Consorzio Aid, di cui, come più volte affermato, non ero a conoscenza, nel prosieguo delle indagini, sempre più alla luce del sole, continuerò a impegnarmi nella mia attività politico-parlamentare sui temi che hanno da sempre caratterizzato il mio impegno”. Aboubakar, nel ricordare che, attualmente, Karibu “è commissariata per decreto del Ministero”, ha sottolineato che la situazione “è congelata, in mano al ministero, in mano alla magistratura, nella quale ripongo la massima fiducia”. Magistratura per la quale, invece, il ruolo di Liliane è tutt’altro che marginale nella gestione delle coop, né è limitato al passato. Perché nelle carte dell’inchiesta è scritto che la compagna di Soumahoro e il fratellastro Michel “in concorso tra loro e con Mukamitsindo, in qualità di consiglieri del cda della Karibu dal 3 aprile 2018 a oggi, al fine di evadere l’imposta sui redditi e sul valore aggiunto, indicavano elementi passivi fittizi o, comunque omettevano di vigilare affinché altri, in particolare la Mukamitsindo, li indicassero”. A tal fine “utilizzavano fatture relative a operazioni inesistenti”, scrivono gli inquirenti. Il gip di Latina, Giuseppe Molfese, ricostruisce “un collaudato sistema fraudolento, fondato sull’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente e oggettivamente inesistenti e altri costi inesistenti adoperati dalla Karibu. E non solo con la specifica finalità evasiva – inserendo in dichiarazione costi non deducibili – ma altresì per giustificare in sede di rendicontazione la richiesta di finanziamenti alla Direzione Centrale del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati”. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre posto l’accento su quella che ha definito “elevata spregiudicatezza criminale nell’attuare un programma delinquenziale a gestione familiare”. Nell’applicare nei confronti del consiglio di amministrazione di Karibu la misura cautelare interdittiva del divieto per un anno di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare per lo stesso periodo imprese e uffici direttivi di persone giuridiche, il gip mette in evidenza le terribili condizioni dei centri per i migranti gestiti dalla coop: “Allarmanti accertamenti sulla qualità dei servizi erogati. Presso le varie strutture di accoglienza si segnalano tra l’altro il sovrannumero di ospiti, le carenti condizioni igieniche, l’assenza di derattizzazione e deblattizzazione nonché più genericamente la scarsità delle prestazioni fornite”.

Il tutto mentre, negli ultimi anni, nelle casse della cooperativa sono transitati oltre 65 milioni di euro di contributi pubblici da bandi del Ministero dell’Interno, delle Pari Opportunità, della Regione Lazio e perfino di Roma Capitale, oltre che da affidamenti diretti di alcune amministrazioni comunali del Pontino. Milioni di euro per gli ucraini in fuga dalla guerra, per gli Sprar, per le vittime della tratta sessuale. E l’imprenditrice ruandese non pagava neppure gli stipendi ai dipendenti, dietro il pretesto che le amministrazioni erano in ritardo con i pagamenti.

di MIRIAM NIDO

Indagata tutta casa Soumahoro, a esclusione del deputato di sinistra Aboubakar. Ieri la Procura di Latina ha recapitato un avviso di garanzia anche a Liliane Murekatete, la compagna del parlamentare ora coinvolta ufficialmente nella gestione poco trasparente di Karibu e Consorzio Aid, le due coop per l’accoglienza dei migranti fondate dalla madre Maria Therese Mukamitsindo, accusata di truffa aggravata, frode fiscale e malversazione, oltre che implicata nelle denunce dei dipendenti non pagati e dei migranti maltrattati. La compagna di Soumahoro è implicata nella vicenda per false fatturazioni che riguarderebbero i conti di Karibu, società nella quale Liliane è stata consigliera, almeno fino all’ottobre scorso. Il crimine fiscale contestato, relativo a fatture per operazioni inesistenti tre il 2015 e il 2019, ha permesso agli inquirenti di applicare il sequestro preventivo “del profitto del reato” per oltre 639mila euro nei confronti di uno dei nuovi indagati e di oltre 13mila ad altri due. Sono in tutto sei le persone iscritte nel fascicolo dei magistrati pontini. Tra queste anche Michel Rukundo, l’altro figlio di Maria Therese e responsabile del Consorzio Aid. C’è inoltre Richard Mutangana, l’altro cognato di Soumahoro, già segnalato all’Antiriciclaggio per operazioni di denaro sospette con l’estero e finito sotto i riflettori per aver aperto un resort di lusso in Ruanda. Proprio lui era tra l’altro intervenuto a difesa della sorellastra durante le polemiche che si erano scatenate contro Liliane per i vestiti e le borse griffate.
Adesso dovranno difendersi tutti insieme, da accuse per reati tributari che prevedono pene severe. La compagna di Soumahoro, che in queste settimane ha minacciato querele verso chiunque avesse gettato ombre sulla sua condotta, è tornata a respingere ogni addebito. “La signora Murekatete si dichiara assolutamente estranea rispetto ai fatti contestati, che peraltro riguardano un presunto danno erariale di 13mila euro, e siamo certi che a breve, anzi a brevissimo, verrà fatta chiarezza e dimostrata la totale innocenza”, ha detto il suo avvocato, Lorenzo Borré. E di fronte all’avviso di garanzia anche Aboubakar ha rotto il silenzio nel quale si era rifugiato dopo il videomessaggio in cui piangeva e l’unica intervista televisiva a Piazza Pulita, che però non era servita né a chiarire gli aspetti della vicenda che lo coinvolge sotto il profilo politico né a fermare il polverone attorno ala sua attività di sindacalista con gli stivali in difesa dei deboli. “Sono profondamente amareggiato, dispiaciuto e preoccupato per l’indagine che vede coinvolta direttamente la mia compagna Liliane Murakatete che confido dimostrerà la sua innocenza”, ha dichiarato il deputato autosospesosi da Alleanza Verdi-Si attraverso il suo legale Maddalena Del Re. “Ribadendo la mia totale estraneità ai fatti contestati sull’indagine della coop Karibu e del Consorzio Aid, di cui, come più volte affermato, non ero a conoscenza, nel prosieguo delle indagini, sempre più alla luce del sole, continuerò a impegnarmi nella mia attività politico-parlamentare sui temi che hanno da sempre caratterizzato il mio impegno”. Aboubakar, nel ricordare che, attualmente, Karibu “è commissariata per decreto del Ministero”, ha sottolineato che la situazione “è congelata, in mano al ministero, in mano alla magistratura, nella quale ripongo la massima fiducia”. Magistratura per la quale, invece, il ruolo di Liliane è tutt’altro che marginale nella gestione delle coop, né è limitato al passato. Perché nelle carte dell’inchiesta è scritto che la compagna di Soumahoro e il fratellastro Michel “in concorso tra loro e con Mukamitsindo, in qualità di consiglieri del cda della Karibu dal 3 aprile 2018 a oggi, al fine di evadere l’imposta sui redditi e sul valore aggiunto, indicavano elementi passivi fittizi o, comunque omettevano di vigilare affinché altri, in particolare la Mukamitsindo, li indicassero”. A tal fine “utilizzavano fatture relative a operazioni inesistenti”, scrivono gli inquirenti. Il gip di Latina, Giuseppe Molfese, ricostruisce “un collaudato sistema fraudolento, fondato sull’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente e oggettivamente inesistenti e altri costi inesistenti adoperati dalla Karibu. E non solo con la specifica finalità evasiva – inserendo in dichiarazione costi non deducibili – ma altresì per giustificare in sede di rendicontazione la richiesta di finanziamenti alla Direzione Centrale del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati”. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre posto l’accento su quella che ha definito “elevata spregiudicatezza criminale nell’attuare un programma delinquenziale a gestione familiare”. Nell’applicare nei confronti del consiglio di amministrazione di Karibu la misura cautelare interdittiva del divieto per un anno di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare per lo stesso periodo imprese e uffici direttivi di persone giuridiche, il gip mette in evidenza le terribili condizioni dei centri per i migranti gestiti dalla coop: “Allarmanti accertamenti sulla qualità dei servizi erogati. Presso le varie strutture di accoglienza si segnalano tra l’altro il sovrannumero di ospiti, le carenti condizioni igieniche, l’assenza di derattizzazione e deblattizzazione nonché più genericamente la scarsità delle prestazioni fornite”.

Il tutto mentre, negli ultimi anni, nelle casse della cooperativa sono transitati oltre 65 milioni di euro di contributi pubblici da bandi del Ministero dell’Interno, delle Pari Opportunità, della Regione Lazio e perfino di Roma Capitale, oltre che da affidamenti diretti di alcune amministrazioni comunali del Pontino. Milioni di euro per gli ucraini in fuga dalla guerra, per gli Sprar, per le vittime della tratta sessuale. E l’imprenditrice ruandese non pagava neppure gli stipendi ai dipendenti, dietro il pretesto che le amministrazioni erano in ritardo con i pagamenti.
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