Editoriale

L’appello per la pace arriva alle europee

di Adolfo Spezzaferro -


La Chiesa e il Papa da tempo invocano la pace nel mondo occidentale, scosso da due conflitti – quello tra Russia e Ucraina e quello tra Israele e Hamas. Francesco è stato anche al centro di una polemica per aver parlato di coraggio nell’issare la bandiera bianca, per il bene di tutti per l’appunto. Ora arriva un altro appello, quello delle associazioni cattoliche. Durante una “due giorni” di preparazione alla Settimana sociale, i responsabili delle cosiddette aggregazioni laicali hanno sottoscritto a Trieste un appello per la pace rivolto ai governi, ai rappresentanti delle istituzioni e, soprattutto, ai candidati alle prossime elezioni europee. Il documento è aperto e nei prossimi giorni potranno sottoscriverlo associazioni, movimenti e comunità. Le sigle prime firmatarie, tra cui Acli, Agesci, Azione cattolica italiana, Comunione e liberazione, Comunità di Sant’Egidio, Movimento cristiano lavoratori, Movimento politico per l’unità, Rinnovamento nello Spirito, Aidu, chiederanno l’adesione a “chi si candida a governare l’Europa”. Insomma Chiesa e cattolici sono in campo, un fattore di cui dover necessariamente tenere conto. Inevitabile a questo punto una rimodulazione della postura bellicosa se non bellicista di taluni leader europei – a partire dal presidente francese Macron – che vorrebbero coinvolgere direttamente militari Nato nella guerra nel Donbass. Con il rischio più che concreto di una pericolosa estensione del conflitto. Le associazioni cattoliche puntano sull’“impegno condiviso per una Pace fondata sul riconoscimento dell’infinita e inalienabile dignità della persona. Solo pochi giorni fa papa Francesco ha ribadito in modo inequivocabile: ‘Non dimentichiamoci delle guerre. Preghiamo per la pace. La guerra è sempre una sconfitta, sempre!’. La guerra – si legge nell’appello – non è mai stata la soluzione dei conflitti e delle tensioni tra popoli e nazioni, ma ha sempre causato morte e sofferenza per tutti e in particolare per i più deboli, che pagano e pagheranno sempre il prezzo più alto. La guerra è una sconfitta del diritto e della comunità internazionale e dell’umanità intera. Conflitti imperversano alle nostre porte, in Ucraina, in Terra Santa e in tanti altri posti del mondo, con armi sempre più potenti e dagli effetti devastanti per le persone e per l’ambiente. In questa ora così terribile per il mondo sentiamo di essere chiamati a una conversione profonda e a dare un giudizio comune e chiaro: la Pace è il dovere della politica. Un ostinato e creativo dovere. L’Unione Europea, sognata sulle macerie della guerra, costruita sull’utopia della pace, ha un ruolo decisivo. E tutti noi ci sentiamo responsabili dell’eredità di politici europei, credenti e non, che hanno anteposto la vita e le ragioni che uniscono dinanzi a ciò che divide. Lo ha ricordato recentemente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ‘Il mondo ha bisogno di pace, stabilità, progresso, e l’Unione europea è chiamata a dare risposte concrete alle aspirazioni di quei popoli che guardano al più imponente progetto di cooperazione concepito sulle macerie del secondo conflitto mondiale’. Oggi più che mai – concludono le associazioni cattoliche -, la politica è ‘la più alta forma di carità’ se persegue la Pace”. La citazione di papa Pio XI è la sintesi ideale tra le parole di Bergoglio e quelle del capo dello Stato.
Parola ai candidati alle europee, dunque. Ma non basterà sottoscrivere l’appello. L’Ue deve essere in prima linea per un cessate il fuoco e l’avvio di trattative di pace. E ovviamente non solo perché lo chiede la Chiesa.


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