Politica

Lettera aperta a Elly Schlein: “La lotta politica non crei disparità tra le imprese indebitate”

di Redazione -

Angelo Lucarella Ph: official site


di ANGELO LUCARELLA

“Come fa una Ministra ad essere in debito con lo Stato che rappresenta”? È una frase che colpisce l’attenzione tanto quanto l’ormai noto leitmotiv grillino sugli imprenditori: devono guadagnare il giusto.A Elly Schlein, con molto rispetto per il suo ruolo politico e senza voler minimamente delegittimare il suo pensiero, scrivo una riflessione che spero possa giungerle con simpatia. Prima di tutto, nessuno ha da difendere nessuno: né la Ministra Santanchè, né una parte politica, ecc. Si tratta solo di chiarirci come cittadini su un “livello minimo” di interazione civile. Una Ministra può essere in debito con lo Stato? Certamente.

Se non esistesse questa eventualità potrebbero fare politica solo coloro col portafoglio garantito o chi si fa amico il capo partito (per le liste bloccate) o, peggio ancora, chi si fa eleggere capo di un partito con influenze esterne allo stesso. Nessuno si è sognato, ad esempio, di criminalizzare Giuseppe Conte per alcune posizioni esattoriali di cui raccontò la stampa anni fa. Se c’è una Ministra che ha delle responsabilità non politiche ne deve rispondere nella sfera di competenza in ragione del principio di parità di trattamento di tutti i cittadini.

Ovviamente non va sottaciuto che un fatto privato possa incidere sulla sfera politica se da quel fatto ne derivi un danno per lo Stato. Ma occorre dirlo ugualmente quando accade al contrario ovvero quando lo Stato aumenta la pressione fiscale per garantire assunzioni nel pubblico impiego sproporzionate rispetto al reale fabbisogno. E sappiamo bene quanto la politica (specie quella invischiata nei sindacati storici) incida diventando il primo concorrente sleale per le imprese. C’è una distanza culturale tra chi criminalizza il debito e chi comprende che le persone si indebitano anche per mantenere viva una dimensione produttiva (pure per pagare le imposte e le tasse).

La vita di una impresa è piena di variabili: i c.d. “bidoni” li commette anche lo Stato verso i privati. Solo per intenderci su qualche dato, Bankitalia nel 2021 ha relazionato che “oltre 10.000 miliardi di euro si trovano sui conti correnti degli italiani” (e le immobilizzazioni in mattone di casa valgono 4,6 volte del reddito disponibile). Dati che stanno a significare come il debito pubblico italiano di circa 2.800 miliardi sia super garantito anche grazie alle imprese italiane indebitate. “Come si fa a non sapere che una persona indebitata produce comunque ricchezza per il Paese”? Morale della favola: prima di giudicare una persona indebitata (presunta o vera che sia) ci si cali nella sua dimensione di esercizio dell’impresa a costo di superare antipatie politiche (Almirante e Berlinguer erano di un’altra epoca ma…).

A Elly Schlein spero piaccia l’idea di non demonizzare gli imprenditori (e gli autonomi) strumentalizzando le vicende di una Ministra che nella vita privata fa impresa. Alla stessa Elly Schlein dico anche grazie per aver chiarito con poche parole ciò che la sinistra è tornata a marcare con distanza rispetto ad altre aree rappresentative del Paese (era dai tempi di Rifondazione comunista che non accadeva). Ad Elly Schlein, con interesse assoluto e posto che anche il debito serve a generare ricchezza, chiedo solo una cosa.

Potrebbe chiarire, gentilmente, se per pagare i debiti una persona non debba fare utile? Perché se la nuova sinistra (con i grillini che vogliono imporre il guadagno giusto, da una parte, e il Partito democratico che non ammette in politica persone indebitate, dall’altra parte) vuole una classe politica costituita solo da persone facoltose o con lo stipendio garantito, allora, lo dica senza mezzi termini. Non si confonda il guadagno legale con il guadagno minimo perché il passo è breve: si chiama “reddito di cittadinanza diffuso” e si traduce “fine dell’Italia”.


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