L’ex SuperMario Draghi ora sembra (quasi) uno di noi

Il Premier dà la sua versione della crisi e si leva qualche sassolino.

Smessi i panni di SuperMario, il premier Draghi si sbottona (non troppo) e commenta la caduta del suo governo, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Mr. Bce non ha raggiunto l’obiettivo di andare a fare il presidente della Repubblica – e tanti analisti ritengono che quello è stato l’inizio della fine – ma ha lasciato a futura memoria agli atti del Parlamento un discorso programmatico tale che ha determinato la sua caduta. Chi è più smaliziato ha ipotizzato che quel discorso – così duro contro M5S e centrodestra – così come la scelta di mettere la fiducia sulla risoluzione di Casini, quindi in sostanza prendendo le parti del centrosinistra, siano state le due mosse del premier per farsi sfiduciare. L’alternativa è che davvero Draghi voleva commissariare il governo e la maggioranza, dettando l’agenda e le scadenze. O tutto o niente. Anche perché lo stesso premier ammette che in balìa di una maggioranza diversa sarebbe durato un giorno. “Un governo bis senza i 5 Stelle, destinato a durare un giorno”, taglia corto Draghi secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Il premier inoltre, sempre secondo il quotidiano di via Solferino, sarebbe rimasto molto colpito dall’improvvisa svolta di Silvio Berlusconi e giovedì alle anticipazioni delle interviste rilasciate dal Cavaliere,avrebbe reagito così: “Non sono stanco e non ho colto la palla al balzo. E non è vero che il presidente Mattarella ce l’abbia con me, perché abbiamo condiviso ogni scelta, passo dopo passo”. Secondo il Corriere, Draghi avrebbe puntato il dito contro il centrodestra, reo di volerlo disarcionare con un governo bis senza i 5 Stelle.

Dal canto suo, il Cav si dice “amareggiato. Purtroppo è prevalsa la volontà del Pd di strumentalizzare Draghi a fini elettorali”In un’intervista al Tg5, Berlusconi afferma di avere la coscienza a posto: “Mai negato la fiducia”.

L’ex numero uno della Bce inoltre esprime un giudizio molto duro contro il leader del M5S Giuseppe Conte, “sprezzante e aggressivo”, primo responsabile della crisi governo.

L’altro protagonista di questa crisi di governo è senza dubbio il capo dello Stato. Come è noto, Sergio Mattarella ha respinto le dimissioni di Draghi e congelato tutto per sei giorni per dare il tempo ai partiti della maggioranza di trovare la quadra e rinnovare la fiducia al premier. Ma così non è stato. Anche e soprattutto per il tono e i contenuti del discorso di SuperMario al Senato. La scelta di fare riferimento a temi divisivi e di non risparmiare colpi a Forza Italia e Lega, oltre che al nemico già manifesto M5S, così come quell’invocare un mandato popolare non passato per le urne – “Sono qui perché lo vogliono gli italiani” – è improbabile che siano state mosse gradite dal Colle. Tanto che se sono vere le voci che per un attimo sono girate su un Draghi intenzionato a non voler proseguire con il disbrigo degli affari correnti fino al voto anticipato, sarà altrettanto fondato il diktat del Quirinale: anche perché non è mai successo che un premier dimissionario non guidi il Paese alle urne.

Il peggio però deve ancora venire, lo sa bene il presidente della Repubblica. Forse è per questo che quando ha accettato il secondo mandato ha voluto che non fosse a tempo ma pieno. Non è un caso in tal senso che gli analisti già parlano del prossimo governo come di un nuovo esecutivo del Presidente. Scenario probabile, sia chiaro. Ma è altrettanto probabile che il centrodestra vinca le elezioni in larga misura così da poter governare. In quel caso Mattarella resterà al Colle e non si comporterà come il suo predecessore. Questo dunque è il senso del settennato pieno: garante dello Stato e delle istituzioni, custode supremo della Costituzione.

D’altronde, anche se con Draghi di certo non ne ha avuto bisogno, il capo dello Stato tra suoi poteri ha quello di rispedire le leggi alle Camere.

Il Premier dà la sua versione della crisi e si leva qualche sassolino.

Smessi i panni di SuperMario, il premier Draghi si sbottona (non troppo) e commenta la caduta del suo governo, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Mr. Bce non ha raggiunto l’obiettivo di andare a fare il presidente della Repubblica – e tanti analisti ritengono che quello è stato l’inizio della fine – ma ha lasciato a futura memoria agli atti del Parlamento un discorso programmatico tale che ha determinato la sua caduta. Chi è più smaliziato ha ipotizzato che quel discorso – così duro contro M5S e centrodestra – così come la scelta di mettere la fiducia sulla risoluzione di Casini, quindi in sostanza prendendo le parti del centrosinistra, siano state le due mosse del premier per farsi sfiduciare. L’alternativa è che davvero Draghi voleva commissariare il governo e la maggioranza, dettando l’agenda e le scadenze. O tutto o niente. Anche perché lo stesso premier ammette che in balìa di una maggioranza diversa sarebbe durato un giorno. “Un governo bis senza i 5 Stelle, destinato a durare un giorno”, taglia corto Draghi secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Il premier inoltre, sempre secondo il quotidiano di via Solferino, sarebbe rimasto molto colpito dall’improvvisa svolta di Silvio Berlusconi e giovedì alle anticipazioni delle interviste rilasciate dal Cavaliere,avrebbe reagito così: “Non sono stanco e non ho colto la palla al balzo. E non è vero che il presidente Mattarella ce l’abbia con me, perché abbiamo condiviso ogni scelta, passo dopo passo”. Secondo il Corriere, Draghi avrebbe puntato il dito contro il centrodestra, reo di volerlo disarcionare con un governo bis senza i 5 Stelle.

Dal canto suo, il Cav si dice “amareggiato. Purtroppo è prevalsa la volontà del Pd di strumentalizzare Draghi a fini elettorali”In un’intervista al Tg5, Berlusconi afferma di avere la coscienza a posto: “Mai negato la fiducia”.

L’ex numero uno della Bce inoltre esprime un giudizio molto duro contro il leader del M5S Giuseppe Conte, “sprezzante e aggressivo”, primo responsabile della crisi governo.

L’altro protagonista di questa crisi di governo è senza dubbio il capo dello Stato. Come è noto, Sergio Mattarella ha respinto le dimissioni di Draghi e congelato tutto per sei giorni per dare il tempo ai partiti della maggioranza di trovare la quadra e rinnovare la fiducia al premier. Ma così non è stato. Anche e soprattutto per il tono e i contenuti del discorso di SuperMario al Senato. La scelta di fare riferimento a temi divisivi e di non risparmiare colpi a Forza Italia e Lega, oltre che al nemico già manifesto M5S, così come quell’invocare un mandato popolare non passato per le urne – “Sono qui perché lo vogliono gli italiani” – è improbabile che siano state mosse gradite dal Colle. Tanto che se sono vere le voci che per un attimo sono girate su un Draghi intenzionato a non voler proseguire con il disbrigo degli affari correnti fino al voto anticipato, sarà altrettanto fondato il diktat del Quirinale: anche perché non è mai successo che un premier dimissionario non guidi il Paese alle urne.

Il peggio però deve ancora venire, lo sa bene il presidente della Repubblica. Forse è per questo che quando ha accettato il secondo mandato ha voluto che non fosse a tempo ma pieno. Non è un caso in tal senso che gli analisti già parlano del prossimo governo come di un nuovo esecutivo del Presidente. Scenario probabile, sia chiaro. Ma è altrettanto probabile che il centrodestra vinca le elezioni in larga misura così da poter governare. In quel caso Mattarella resterà al Colle e non si comporterà come il suo predecessore. Questo dunque è il senso del settennato pieno: garante dello Stato e delle istituzioni, custode supremo della Costituzione.

D’altronde, anche se con Draghi di certo non ne ha avuto bisogno, il capo dello Stato tra suoi poteri ha quello di rispedire le leggi alle Camere.

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