L’India blocca l’export di grano. Ora il rischio di una crisi alimentare globale è sempre più concreto

Tra gli effetti a catena del conflitto tra Russia e Ucraina c’è senza dubbio quello di una crisi alimentare senza precedenti. Secondo le stime del G7 al momento ci sono 25 milioni di tonnellate di grano immagazzinate in Ucraina che non possono lasciare il Paese a causa del blocco navale russo. Di fatto le due nazioni in guerra da sole forniscono il 30% delle esportazioni mondiali del cereale. E come se non bastasse ad aggravare la situazione arriva la decisione dell’India di bloccare l’export di ogni tipo di grano a partire da oggi. Un totale dietrofront da parte di Nuova Delhi rispetto a quanto affermato fino a metà aprile, quando il ministro al Commercio e all’Industria, Piyush Goyal, aveva fatto sapere che gli indiani erano “pronti a sfamare il mondo”. Il cambio di rotta è stato causato dall’improvvisa ondata di calore di fine maggio, che ha causato una riduzione dei raccolti e un aumento dei prezzi dell’8,3%.
A fine febbraio l’India aveva addirittura stimato una produzione record del grano pari a 111 milioni di tonnellate: le esportazioni previste soprattutto verso Paesi in via di sviluppo come Filippine, Thailandia e Indonesia erano di dieci milioni di tonnellate. Una decisione storica per il Paese asiatico, secondo produttore mondiale di grano ma che finora aveva destinato la quasi totalità della produzione al mercato interno. La stop alle esportazioni è stato criticato dai ministri dell’agricoltura del G7; tuttavia Nuova Delhi per bocca del sottosegretario al Commercio, BVR Subrahmanyam, ha fatto sapere di essere disposta a rivedere la decisione, assicurando che gli impegni presi con i Paesi per le esportazioni di giugno e luglio saranno rispettati. In ogni caso l’India sta assumendo sempre di più la posizione di “alleato scomodo” per l’Occidente. La più grande democrazia del mondo negli ultimi mesi è passata da un rapporto di vero partenariato strategico con gli Usa ad un “non allineamento”, che nel mondo multipolare l’avvicina de facto “all’altra sponda”.
Tornando alla questione del blocco del grano ucraino i ministri degli esteri riuniti a Berlino per il G7 stanno studiando una soluzione. L’alternativa al blocco navale russo è il trasporto con il treno, ma a frenare il trasporto su larga scala attraverso la Romania è la differenza larghezza delle rotaie. L’ipotesi più concreta al momento è quindi quella di arrivare con il treno fino ai porti baltici e da lì imbarcarlo, ma ci sono diversi problemi logistici da risolvere. L’importante è fare presto: solo oggi il prezzo del grano duro è balzato del 4,6%, trascinando al rialzo anche i prezzi di altri generi alimentari come il riso, salito del 21% a livello internazionale.

Tra gli effetti a catena del conflitto tra Russia e Ucraina c’è senza dubbio quello di una crisi alimentare senza precedenti. Secondo le stime del G7 al momento ci sono 25 milioni di tonnellate di grano immagazzinate in Ucraina che non possono lasciare il Paese a causa del blocco navale russo. Di fatto le due nazioni in guerra da sole forniscono il 30% delle esportazioni mondiali del cereale. E come se non bastasse ad aggravare la situazione arriva la decisione dell’India di bloccare l’export di ogni tipo di grano a partire da oggi. Un totale dietrofront da parte di Nuova Delhi rispetto a quanto affermato fino a metà aprile, quando il ministro al Commercio e all’Industria, Piyush Goyal, aveva fatto sapere che gli indiani erano “pronti a sfamare il mondo”. Il cambio di rotta è stato causato dall’improvvisa ondata di calore di fine maggio, che ha causato una riduzione dei raccolti e un aumento dei prezzi dell’8,3%.
A fine febbraio l’India aveva addirittura stimato una produzione record del grano pari a 111 milioni di tonnellate: le esportazioni previste soprattutto verso Paesi in via di sviluppo come Filippine, Thailandia e Indonesia erano di dieci milioni di tonnellate. Una decisione storica per il Paese asiatico, secondo produttore mondiale di grano ma che finora aveva destinato la quasi totalità della produzione al mercato interno. La stop alle esportazioni è stato criticato dai ministri dell’agricoltura del G7; tuttavia Nuova Delhi per bocca del sottosegretario al Commercio, BVR Subrahmanyam, ha fatto sapere di essere disposta a rivedere la decisione, assicurando che gli impegni presi con i Paesi per le esportazioni di giugno e luglio saranno rispettati. In ogni caso l’India sta assumendo sempre di più la posizione di “alleato scomodo” per l’Occidente. La più grande democrazia del mondo negli ultimi mesi è passata da un rapporto di vero partenariato strategico con gli Usa ad un “non allineamento”, che nel mondo multipolare l’avvicina de facto “all’altra sponda”.
Tornando alla questione del blocco del grano ucraino i ministri degli esteri riuniti a Berlino per il G7 stanno studiando una soluzione. L’alternativa al blocco navale russo è il trasporto con il treno, ma a frenare il trasporto su larga scala attraverso la Romania è la differenza larghezza delle rotaie. L’ipotesi più concreta al momento è quindi quella di arrivare con il treno fino ai porti baltici e da lì imbarcarlo, ma ci sono diversi problemi logistici da risolvere. L’importante è fare presto: solo oggi il prezzo del grano duro è balzato del 4,6%, trascinando al rialzo anche i prezzi di altri generi alimentari come il riso, salito del 21% a livello internazionale.

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