Politica

L’INTERVISTA – Mes, Paragone: “Conte non può pensare di interpretare tutte le parti in commedia, pure se resta più forte di Schlein”

di Edoardo Sirignano -

GIANLUIGI PARAGONE


“Mes, Conte non può sempre pensare di interpretare tutte le parti in commedia, pure se resta più forte di Schlein”. A dirlo Gianluigi Paragone.

L’ex premier, dunque, sta tradendo il mandato degli elettori?

Già lo aveva fatto nella scorsa legislatura. In questo caso, però, parliamo di un trattato tossico perché si tratta di soldi da restituire o meglio ancora di una riforma pericolosa, che non dovremo neanche ratificare. Ti consente in condizioni disperate di accedere a un fondo gestito con logiche mercatiste e neoliberiste, che ti obbligano a beccarti il controllo da parte dei commissari. Nei Paesi normali quando c’è una difficoltà intervengono le banche centrali. In Europa non ne abbiamo una vera e quindi c’è bisogno del Mes o prestiti simili. Nei Paesi, con banche centrali vere, non ce ne è bisogno.

Borghi della Lega scrive su X: “Veniamo io e Paragone (all’epoca tuo senatore) a raccontare come seguivi i mandati che ti venivano affidati per il Mes”. A cosa si riferisce?

Potremmo raccontare diversi retroscena. Conte non può pensare sempre di interpretare tutte le parti in commedia. L’ex premier, ad esempio, prima votava il rinvio delle armi, mentre adesso si dichiara pacifista. Io non ho mai votato né le armi, né i governi con gente che dice sempre sì all’Europa. Il suo ministro all’Economia Gualtieri, tra l’altro, non dimentichiamolo, era nella cabina di scrittura del Mes.

Quale la ragione dell’ennesimo cambio di vedute?

Il M5S vuole diventare l’avversario numero uno del centrodestra. Intende guidare il centrosinistra. Schlein non è proprio niente, mentre Conte, invece, è stato presidente del Consiglio e ha fatto alcune cose. Con quelle e su quelle si può presentare al popolo e ai cittadini.

Detto ciò, è coerente?

È il re degli incoerenti. Uno che fa il primo governo con la Lega ed è fieramente sovranista e dopo lo fa col Pd, diventando anti-populista, non brilla per coerenza.

Dalla Rai a Bonafede, intanto, diverse le poltrone divise con la premier…

Le cose importanti e strutturali non sono quelle. L’opposizione, da sempre, gioca una partita con la parte governativa su poltrone e nomine. Non è quello che mi scandalizza. Il problema è, piuttosto, capire Conte che recita ogni ruolo possibile. Per comprenderlo suggerisco la lettura di Ionesco, “il rinoceronte”.

I deboli, nel frattempo, da chi dovrebbero essere tutelati?

Il cittadino paga un prezzo elevato quando nessuno lo ripara. È una questione molto più profonda. Il malessere e il disagio arrivano da altre minacce. Una delle cause dell’impoverimento progressivo è dato dall’Europa, dall’euro e da un’incapacità strutturale di pensare ai cittadini prima ancora che alle banche e alle multinazionali. Bene o male queste trovano sempre grande riparo nell’architettura continentale.

A livello politico, dove si sente Paragone oggi?

Dove è sempre stato, ovvero farà il cane da guardia nei confronti di chi non vuole raccontare l’Europa e la finanza per quelle che sono. L’ho fatto per un po’ da politico e adesso lo torno a fare da giornalista.

Come vede la forza che sta nascendo intorno a Rizzo e Alemanno?

Un tentativo di mettere insieme dei pezzi, che a mio parere non andrà da nessuna parte perché non c’è uno spazio elettorale. Detto ciò, destra e sinistra hanno già dato sul fronte delle ricostruzioni. Nessuno delle due si è distinta per uno smalto nuovo. Pur non facendo parte della combriccola, gli posso augurare il mio “in bocca al lupo”.

A far discutere in queste ore il caso Ferragni. Un colpo per la sinistra?

Ferragni sta a sinistra come io sto alla danza classica. Non credo che a lei interessi molto se, a volte, viene difesa da qualche politico. Il problema vero è un altro, ovvero che stiamo illudendo le nuove generazioni. Non si possono guadagnare i soldi, facendo gli influencer. La cultura del lavoro ha ben altre regole, disciplina e postura.

Il caso Balocco, intanto, non è l’unico scivolone della Chiara di Instragram?

Il metodo è quello che già diceva Gaber: il potere dei più buoni. C’è, poi, questa grande industria della solidarietà, che a mio parere, si sta avvicinando a quelle delle vanità. Quando illudi e poi non tieni fede, qualcosa capita. Ritengo che la Ferragni sia stata costretta a girare l’ultimo video e poi a mettere sul piatto un milione di euro perché il suo stesso mondo, ecosistema social si è ribellato all’inganno. Gli influencer devono stare attenti. La stessa velocità con cui sono cresciuti, alla fine, potrebbe punirli.


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