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L’Italia accetta la sfida tra i ghiacci. Varata la strategia artica

Meloni: “Regione sia priorità dell'Ue e della Nato”

di Ernesto Ferrante -


L‘Italia ha scelto di non farsi trovare impreparata nell’attuale fase caratterizzata dalla crescente rilevanza globale della regione artica. Il nuovo documento, intitolato “La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”, è stato adottato a dieci anni di distanza dal primo. Il piano delinea una visione strategica e individua una serie di obiettivi di lungo periodo per rafforzare l’azione italiana seguendo le tre direttrici della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico.

La sicurezza collettiva euro-atlantica

Roma intende contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation dovute a prove muscolari tra attori interessati al suo sottosuolo e alle ambite rotte, sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione. Il governo Meloni ritiene che per evitare rischi dovuti a disordinate militarizzazioni preventive o a scopo di deterrenza, occorra rafforzare la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni Nato e Ue.

L’Artico come opportunità economica e bacino di risorse

L’Artico rappresenta anche una possibilità economica che apre nuovi scenari di sviluppo per il tessuto aziendale italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sta lavorando a un “tavolo imprenditoriale artico” a cui siederanno “tutti i principali gruppi industriali e piccole e medie imprese in settori chiave”. I settori di interesse sono numerosi, a partire da quello energetico.

L’area è molto ricca di risorse: circa il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio ancora non scoperti a livello globale si troverebbero sepolti sotto i ghiacci artici. L’import italiano di idrocarburi dall’Artico ha subito una decisiva spinta negli ultimi anni, anche per effetto del conflitto in Ucraina, con il progressivo azzeramento delle importazioni dalla Russia, che ha imposto una diversificazione dei canali di approvvigionamento, Norvegia in primis. Non vanno poi trascurate le terre rare, fondamentali per la transizione energetica europea.

Centrale è il settore della Difesa. Dal 2019 Leonardo è coinvolta attivamente nella regione partecipando al progetto “Artic Security and Emergency Preparedness Network” (Arcsar), nato per “fronteggiare emergenze, catastrofi naturali e rischi legati alla crescente attività marittima nell’Artico”.

Il messaggio di Giorgia Meloni

L’Italia è perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri globali, e intende continuare a fare la propria parte per preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità”, ha scritto la premier Giorgia Meloni.

Meloni ha evidenziato l’importanza delle nuove interconnessioni che potrebbero rivoluzionare il commercio marittimo mondiale. La Northern Sea Route, presa ad esempio, può accorciare i collegamenti tra Asia ed Europa e diventare una valida alternativa al Canale di Suez.

La presidente del Consiglio è convinta che l’Artico “debba essere sempre di più una priorità dell’Unione Europea e della Nato, e che l’Alleanza Atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.

Tajani e Crosetto

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato l’importanza della stabilità geostrategica dell’Artico, auspicando una maggiore presenza dell’Unione Europea e della Nato e ribadito che “la sicurezza delle rotte marittime è una priorità fondamentale” anche per sostenere l’export italiano.

Sul piano della sicurezza, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avvertito che l’Artico sarà uno dei principali teatri strategici del futuro. “Il Paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia e ha la più grande presenza nell’Artico”, ha affermato Crosetto, osservando che, una volta terminata la guerra in Ucraina, “gran parte delle risorse militari russe sarà spostata in questo settore, come sta facendo la Nato”.

Crosetto ha criticato l’invio di piccoli gruppi di soldati in Groenlandia, bollandolo come “barzelletta”. A suo avviso, occorre “tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, Onu”, allargando e “non frazionando in nazioni un mondo già troppo frazionato”.


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