L’Italia blinda il territorio dopo i raid su Teheran
Sono ventottomila gli obiettivi sensibili che le forze dell’ordine italiane tengono sotto sorveglianza sul territorio nazionale. Un dato che esisteva già prima, ma che dall’alba del 28 febbraio – quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato massicci bombardamenti sull’Iran con l’operazione “Epic Fury” – hanno assunto una maggiore e più urgente rilevanza.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi il 2 marzo ha presieduto al Viminale una riunione straordinaria del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con i vertici di: Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di finanza e con i rappresentanti del Sistema di Informazione per la Sicurezza: Dis, Aisi, Aise. L’esito: rafforzamento immediato della vigilanza su tutti gli obiettivi riconducibili all’Iran, ad Israele e agli interessi americani.
Gli obiettivi sensibili in Italia
La mappa degli obiettivi come è possibile prevedere copre l’intero Paese. A Roma presidio massimo attorno al Ghetto ebraico e alle sedi diplomatiche. A Milano, la cui comunità iraniana supera le tremila persone, il sindaco Giuseppe Sala ha affermato: “La situazione è delicata, dobbiamo porre attenzione”. Anche in Toscana è scattato il presidio fisso sia alla sinagoga di Pisa che a Camp Darby, situato tra Pisa e Livorno. Anche la base di Aviano è attualmente sotto sorveglianza coordinata dalla prefettura. A Vicenza, attorno alle basi Ederle e Del Din – la direttiva è arrivata la mattina stessa del 28 febbraio -. Anche Napoli ha convocato d’urgenza il proprio Comitato provinciale per la sicurezza.
Nessun allarme
Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, il Casa, riunitosi il 28 febbraio in seduta straordinaria, ha chiarito che non esistono segnali concreti di pericolo imminente nel nostro Paese. Ciononostante la decisione di alzare l’allerta è stata unanime: un atto dovuto e preventivo per salvaguardare e tutelare la sicurezza dei cittadini italiani. Perché in delicati momenti come questi è l’incertezza stessa che può costituire una minaccia tangibile. Da non sottovalutare neanche la minaccia delle cosiddette “cellule dormienti”: nuclei silenziosi capaci di riattivarsi di fronte a una situazione geopolitica instabile come quella odierna dopo gli attacchi a Teheran.
La guerra anche su Telegram
La Digos e la Polizia Postale hanno inoltre intensificato il monitoraggio delle piattaforme digitali, con particolare attenzione su possibili chat fondamentaliste su piattaforme come Telegram. L’obiettivo primario è quello di intercettare i “lupi solitari”: ovvero soggetti isolati, senza una vera e propria rete strutturata alle spalle, capaci però di passare dalla radicalizzazione all’azione. Il Viminale ha inoltre disposto riunioni più frequenti del Casa, accorciando i tempi tra raccolta delle informazioni ed eventuali decisioni operative.
Un livello di allerta elevato
Il Viminale ha chiarito che il livello di vigilanza resterà elevato nelle prossime settimane, aggiornato in base all’evolversi del conflitto e al calendario degli eventi pubblici organizzati sul territorio nazionale. L’Italia non è nuova nel gestire situazioni di allerta: era già accaduto dopo l’11 settembre, a seguito dei raid in Libia e anche dopo l’ascesa dell’Isis. Questa volta, però, i numeri dei possibili obiettivi sono decisamente di più, e il confine tra minaccia possibile/percepita e rischio reale e concreto è una linea più sottile che mai.
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