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L’Italia cresce poco ma il pharma avanza e conquista gli States

Il Paese non cresce granché ma il comparto farmaceutico registra numeri record

di Maria Graziosi -


L’Italia del pharma: sole, pizza e medicine. Sole, e cioè il turismo che resta una delle voci più importanti per l’economia italiana. Pizza, come le eccellenze di una cucina italiana che è stata capace di conquistare i palati (e i mercati) di tutto il mondo, togliendosi pure la soddisfazione di finire iscritta nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Medicine, perché nell’Italia che cresce (ma non abbastanza) il comparto farmaceutico rappresenta, da solo, il 10 per cento di tutto l’interscambio nazionale e si impone come un tassello fondamentale dell’economia nazionale.

L’Italia del pharma

Ieri l’Istat ha pubblicato la nota sull’andamento economico del Paese, dedicando un focus importante, appunto, alla farmaceutica nazionale. A livello generale, al Pil italiano, manca lo sprint. La crescita è salita di un decimo di punto: insomma, viviamo un’epoca di crescita debole. Complicata, vieppiù, dall’instabilità geopolitica. Da un lato i dazi americani, dall’altro la guerra in Ucraina che costringe le imprese a pagare l’energia a prezzi da salasso. In mezzo le tensioni con la Cina, l’Europa che non ingrana. In questo scenario, però, brilla la farmaceutica. Per gli analisti Istat, il comparto ha messo a segno risultati importanti.

I numeri (imponenti) del comparto

Nei primi dieci mesi dell’anno scorso, mentre l’export generale saliva (solo) del 3,4%, la farmaceutica ha brindato a un aumento degli affari sui mercati stranieri pari addirittura al 33,7 per cento. Dato che va letto insieme a quello delle importazioni, cresciute nell’ambito pharma del 44,7%. L’anno scorso, mentre si riduceva sia l’import che l’export italiani, la farmaceutica ha messo a referto aumenti del 9,7% in termini di esportazioni e del 10,9% per quanto riguarda le importazioni. Ma non si tratta certo di un trend recente. Tutt’altro. Già, perché il comparto pharma è una solida realtà che risulta in crescita da almeno dieci anni in Italia. Se nel 2015 le esportazioni farmaceutiche “pesavano” per meno del 5 per cento del totale, nel 2024 sono arrivate a determinare l’8,7% in termini di valore. Dato, questo, che sale ancora di più nel 2025: 10,9% e si parla, per adesso, solo dei primi dieci mesi dell’anno scorso. Numeri a cui si accompagnavano, ovviamente, quelli dell’import.

Il rapporto con gli Usa

Complessivamente, le stime parlano di un 10% di materie prime collegate al comparto. Il “cliente” più importante è rappresentato dagli Stati Uniti. Verso l’America, infatti, l’aumento dell’export è stato pari al 30%, dal 2020 al 2024. Un trend che è quasi doppio rispetto a quello segnalato dai partner europei (+17,7%). E che deve farci riflettere. I dazi americani, ma ancora di più le “sirene” di Trump a delocalizzare negli States, devono indurre l’Italia (e l’Europa) a difendere una eccellenza vitale e solidissima come il pharma. Da cui dipende lo sviluppo e la crescita dell’economia. Nazionale e continentale.


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