L’Italia può contare di più nel Mediterraneo

La Ue vara la operazione Sophia bis, la Nato rifocalizza l’impegno sul fronte sud dell’Europa, la Russia è diffidente, ma vorrebbe ampliare la propria sfere di influenza. Il quadro Mediterraneo è in movimento e l’Italia potrebbe tornare a contare, a non essere semplicemente pedina ma attore. Le vicende libiche, petrolio e profughi, ce la costringono, mentre Haftar arriva a bombardare nel porto di Tripoli una nave turca, sospettata di aver scaricato armi per il nemico Al Sarraj. Lo stesso premier di una parte, oramai quasi residuale della Libia, ma forte del riconoscimento internazionale, minaccia di ritirarsi dal tavolo delle trattative per una vera tregua, voluta dall’Europa, se Haftar continuerà ad infischiarsene di quanto deciso dalla Unione europea  in materia di tregua nei combattimenti e stop al traffico di armi, che continuano tuttavia alla luce del sole. Un bel garbuglio, ma qualcosa si muove. Il consiglio dei ministri degli esteri Ue ha raggiunto l’accordo politico per il varo di un’operazione aereo-navale e satellitare di controllo delle acque mediteranee, con preferenza per quelle su cui affaccia la Cirenaica, regno di Haftar, i cui principali alleati sono l’Egitto, gli Emirati arabi Uniti, la Russia e, sotto sotto, la Francia. Il dispositivo militare, che agirà in sostituzione di quello della ‘missione Sophia’, più mirata al contrasto dell’immigrazione clandestina, contempla anche la possibilità di operazioni terrestri di interposizione fra i contendenti, ma solo se richiesta dalle parti e il salvataggio in mare di eventuali profughi in difficoltà, con il limite del ‘pull factor’. Le navi si allontaneranno dalle coste, se si dovesse prendere atto che la presenza delle navi europee risulti un incoraggiamento all’attività di chi traffica in esseri umani. E’ il massimo che si è riusciti a spuntare da un Unione, abbastanza forte nei principi, assai meno nelle realizzazioni. E’ comunque chiaro che, se davvero ‘Sophia due’ sarà una realtà operativa, all’Italia spetterà un ruolo di primo piano, pur con tutte le debolezze di un’Europa divisa e di un Italia indecisa, che si fin qui si è mossa quasi soltanto a tempo quasi scaduto. Con ‘More in the Med’, un rapporto presentato al Centro studi americani di Roma il 17 febbraio per iniziativa dell’Atlantic Council, è stato analizzato come la Nato possa rifocalizzare il suo impegno sul fronte meridionale, comprendendovi il Mediterraneo e il Medio Oriente e se l’Italia possa guidare questo processo. E’ stata ipotizzata altresì la costituzione di un hub apposito. L’ambasciatore Alexander Vershbow, già  vice segretario della Nato, dopo aver sostenuto che l’Alleanza è tuttora attuale e tutt’altro che in stato comatoso, ha lamentato lo scarso contributo di molti Paesi aderenti al suo funzionamento, inferiore in molti casi al 2% del PIL. Inoltre, in specie i Paesi del fianco sud, mentre fanno carico agli Usa di scarsa attenzione ai loro problemi, si mostrano, a suo dire, poco interattivi e propositivi, quasi dubitassero dell’utilità dell’Alleanza, preferendo in diversi casi soluzioni nazionaliste. A giudizio dell’ambasciatore Minuto Rizzo, presidente delle Fondazione del Collegio di Difesa Nato, servirà sicuramente maggior coordinamento e capacità di proposta e iniziativa per abilitare l’Hub per il sud a sfruttare a pieno il suo potenziale, con maggiori risorse e personale qualificato. Inoltre sarà opportuno coinvolgere più e meglio Paesi d’area, non membri a pieno titolo, ma legati all’Alleanza. Per il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dell’Istituto Affari internazionali e già capo di stato maggiore della Difesa italiana, è giusto considerare nel contributo italiano alla Nato non solo la componente monetaria, pari all’1, 3% del Pil, ma anche quanto l’Italia fa con la partecipazione alle missioni NATO, in uomini e mezzi, seconda in ciò solo agli USA. Camporini ha auspicato per il futuro maggiore attenzione all’equilibrio fra la spesa per il personale, ora prevalente, e quella per armamenti e logistica. L’on. Vincenzo Volpi, presidente del Copasir, ha parlato con linguaggio lontano dalla diplomazia, e dopo essersi detto grande amico degli americani, ha portato all’attenzione il comportamento di Paesi membri, che agiscono in modo non coerente al loro status. In testa la Turchia, impegnata palesemente in una politica difficilmente condivisibile, seguita dalla Francia, membro anche della UE, che spesso si abbandona scelte ambigue, come attualente in Libia. A questo proposito, Volpi ha chiesto agli americani di far valere tutto il loro peso nella soluzione della crisi in atto. Quanto a ‘Sophia due’, Volpi ha auspicato un ruolo di primo piano per l’Italia, che vanta la marina militare più grande dell’ex mare nostrum. Infine i russi. Ministro degli esteri e della Difesa hanno incontrato a Roma i loro omologhi italiani. E’ parso subito chiara la loro diffidenza verso la missione aereonavale UE che controlli soprattutto la parte orientale delle coste libiche, quelle della Cirenaica. La Russia, infatti, alleata di Haftar, aspira ad allargare verso il Mediterraneo centrale la sua presenza, oggi limitata a quello orientale, alla Siria in particolare. I russi hanno auspicato che la missione UE non operi in contrasto con l’ONU. Mosca ha infatti diritto di veto in Consiglio di Sicurezza.

Aroldo Barbieri

La Ue vara la operazione Sophia bis, la Nato rifocalizza l’impegno sul fronte sud dell’Europa, la Russia è diffidente, ma vorrebbe ampliare la propria sfere di influenza. Il quadro Mediterraneo è in movimento e l’Italia potrebbe tornare a contare, a non essere semplicemente pedina ma attore. Le vicende libiche, petrolio e profughi, ce la costringono, mentre Haftar arriva a bombardare nel porto di Tripoli una nave turca, sospettata di aver scaricato armi per il nemico Al Sarraj. Lo stesso premier di una parte, oramai quasi residuale della Libia, ma forte del riconoscimento internazionale, minaccia di ritirarsi dal tavolo delle trattative per una vera tregua, voluta dall’Europa, se Haftar continuerà ad infischiarsene di quanto deciso dalla Unione europea  in materia di tregua nei combattimenti e stop al traffico di armi, che continuano tuttavia alla luce del sole. Un bel garbuglio, ma qualcosa si muove. Il consiglio dei ministri degli esteri Ue ha raggiunto l’accordo politico per il varo di un’operazione aereo-navale e satellitare di controllo delle acque mediteranee, con preferenza per quelle su cui affaccia la Cirenaica, regno di Haftar, i cui principali alleati sono l’Egitto, gli Emirati arabi Uniti, la Russia e, sotto sotto, la Francia. Il dispositivo militare, che agirà in sostituzione di quello della ‘missione Sophia’, più mirata al contrasto dell’immigrazione clandestina, contempla anche la possibilità di operazioni terrestri di interposizione fra i contendenti, ma solo se richiesta dalle parti e il salvataggio in mare di eventuali profughi in difficoltà, con il limite del ‘pull factor’. Le navi si allontaneranno dalle coste, se si dovesse prendere atto che la presenza delle navi europee risulti un incoraggiamento all’attività di chi traffica in esseri umani. E’ il massimo che si è riusciti a spuntare da un Unione, abbastanza forte nei principi, assai meno nelle realizzazioni. E’ comunque chiaro che, se davvero ‘Sophia due’ sarà una realtà operativa, all’Italia spetterà un ruolo di primo piano, pur con tutte le debolezze di un’Europa divisa e di un Italia indecisa, che si fin qui si è mossa quasi soltanto a tempo quasi scaduto. Con ‘More in the Med’, un rapporto presentato al Centro studi americani di Roma il 17 febbraio per iniziativa dell’Atlantic Council, è stato analizzato come la Nato possa rifocalizzare il suo impegno sul fronte meridionale, comprendendovi il Mediterraneo e il Medio Oriente e se l’Italia possa guidare questo processo. E’ stata ipotizzata altresì la costituzione di un hub apposito. L’ambasciatore Alexander Vershbow, già  vice segretario della Nato, dopo aver sostenuto che l’Alleanza è tuttora attuale e tutt’altro che in stato comatoso, ha lamentato lo scarso contributo di molti Paesi aderenti al suo funzionamento, inferiore in molti casi al 2% del PIL. Inoltre, in specie i Paesi del fianco sud, mentre fanno carico agli Usa di scarsa attenzione ai loro problemi, si mostrano, a suo dire, poco interattivi e propositivi, quasi dubitassero dell’utilità dell’Alleanza, preferendo in diversi casi soluzioni nazionaliste. A giudizio dell’ambasciatore Minuto Rizzo, presidente delle Fondazione del Collegio di Difesa Nato, servirà sicuramente maggior coordinamento e capacità di proposta e iniziativa per abilitare l’Hub per il sud a sfruttare a pieno il suo potenziale, con maggiori risorse e personale qualificato. Inoltre sarà opportuno coinvolgere più e meglio Paesi d’area, non membri a pieno titolo, ma legati all’Alleanza. Per il generale Vincenzo Camporini, consigliere scientifico dell’Istituto Affari internazionali e già capo di stato maggiore della Difesa italiana, è giusto considerare nel contributo italiano alla Nato non solo la componente monetaria, pari all’1, 3% del Pil, ma anche quanto l’Italia fa con la partecipazione alle missioni NATO, in uomini e mezzi, seconda in ciò solo agli USA. Camporini ha auspicato per il futuro maggiore attenzione all’equilibrio fra la spesa per il personale, ora prevalente, e quella per armamenti e logistica. L’on. Vincenzo Volpi, presidente del Copasir, ha parlato con linguaggio lontano dalla diplomazia, e dopo essersi detto grande amico degli americani, ha portato all’attenzione il comportamento di Paesi membri, che agiscono in modo non coerente al loro status. In testa la Turchia, impegnata palesemente in una politica difficilmente condivisibile, seguita dalla Francia, membro anche della UE, che spesso si abbandona scelte ambigue, come attualente in Libia. A questo proposito, Volpi ha chiesto agli americani di far valere tutto il loro peso nella soluzione della crisi in atto. Quanto a ‘Sophia due’, Volpi ha auspicato un ruolo di primo piano per l’Italia, che vanta la marina militare più grande dell’ex mare nostrum. Infine i russi. Ministro degli esteri e della Difesa hanno incontrato a Roma i loro omologhi italiani. E’ parso subito chiara la loro diffidenza verso la missione aereonavale UE che controlli soprattutto la parte orientale delle coste libiche, quelle della Cirenaica. La Russia, infatti, alleata di Haftar, aspira ad allargare verso il Mediterraneo centrale la sua presenza, oggi limitata a quello orientale, alla Siria in particolare. I russi hanno auspicato che la missione UE non operi in contrasto con l’ONU. Mosca ha infatti diritto di veto in Consiglio di Sicurezza.

Aroldo Barbieri

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