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Lotta al “pezzotto”, scintille Cloudfare con Agcom: Milano-Cortina a rischio

L'azienda Usa minaccia di sospendere servizi e investimenti in Italia, compresi quelli per i Giochi Olimpici

di Angelo Vitale -


Lotta al “pezzotto”, Agcom ha inflitto una sanzione record di oltre 14 milioni di euro all’azienda statunitense Cloudfare, pari all’1 % del suo fatturato globale. La misura, per l’inottemperanza a ordini di blocco di siti e flussi pirata nell’ambito della vigente normativa antipirateria.

La multa a Cloudfare per il Piracy Shield contro il “pezzotto”

La multa, deliberata il 29 dicembre scorso e notificata l’8 gennaio, secondo le disposizioni del “Piracy Shield”. La misura, per il rifiuto opposto da Cloudflare. La società non ha voluto disabilitare la risoluzione DNS e l’instradamento del traffico web. La disposizione, tendente a bloccare indirizzi IP e domini utilizzati per la diffusione illegale di eventi sportivi.

Le reazioni del colosso Usa ad Agcom

Cloudflare è stata fondata nel 2009 da Matthew Prince, Lee Holloway e Michelle Zatlyn a San Francisco, California.

Oggi è una società quotata al Nasdaq con un fatturato annuo di circa 1,1 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato superiore ai 20 miliardi di dollari. Ciò la rende uno dei principali fornitori globali di servizi di CDN, sicurezza web e infrastrutture cloud.

Dagli Usa, una dura reazione di Cloudfare per la multa messa in atto nell’ambito delle misure di Agcom contro il “pezzotto”. Il ceo Matthew Prince ha definito la sanzione un tentativo di imporre censura su Internet senza supervisione giudiziaria. E ha minacciato di ritirare servizi, server e investimenti dall’Italia. A rischio servizi di sicurezza gratuiti per utenti italiani e nella prospettiva dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. L’azienda sostiene che il blocco a livello DNS comprometterebbe le prestazioni e la libertà di rete.

Le proteste

Le associazioni di titolari dei diritti, tra cui Lega Serie A, hanno accolto con favore la decisione di Agcom contro Cloudfare, definendola giustificata per tutelare il mercato audiovisivo e contrastare la pirateria criminale messa in atto con il sistema del “pezzotto”.

Contestazioni arrivano invece dal Computer & Communications Industry Association, che contesta l’inclusione di servizi DNS e VPN tra gli obblighi del Piracy Shield per rischi sulla libertà di espressione e sull’architettura di Internet.

La vicenda apre un fronte giuridico e politico tra regolatori europei e big tech. Stimati impatti potenziali su norme di governance del web e applicazioni future delle leggi anti‑pirateria.


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