“L’Ucraina non arriva all’estate”

“Il cambio di strategia della Russia darà i suoi risultati. Chiunque in Occidente possa ancora ritenere, allo stato attuale, che l’Ucraina possa conseguire un qualche risultato militare è un folle. La guerra finirà soltanto quando Mosca avrà raggiunto i suoi obiettivi: mettere in sicurezza il Donbass, creare un corridoio con Transnistria che è filo-russa e intervenire in Moldavia, dove si sta verificando la stessa situazione che si è verificata in Ucraina. L’unico esito possibile, con l’inverno e la pioggia di missili sull’Ucraina è che cresca il malcontento popolare contro il presidente Zelensky”. Non ha dubbi Giorgio Bianchi, fotoreporter che è stato otto anni in Donbass a documentare le aggressioni ucraine contro la popolazione russofona, il quale punta il dito contro i media che diffondono fake news come quella del missile russo caduto in Polonia e soprattutto stigmatizza chi nel nostro Paese, come Calenda e Letta, auspica un intervento della Nato. Il che significa augurarsi lo scoppio della terza guerra mondiale.

Dopo che Stati Uniti e la stessa Polonia hanno gettato acqua sul fuoco, dicendo che il missile caduto in territorio polacco era ucraino, Kiev continua imperterrita ad affermare che il missile fosse russo…
L’incidente è un qualcosa che si è cercato, che si è voluto e che è auspicato da molti ambienti. Perché avrebbe giustificato l’intervento aperto della Nato, che – lo ricordiamo – già interviene con aiuti finanziari, con la fornitura di armamenti, di logistica, di intelligence, con l’addestramento del personale militare ucraino. A Kiev serviva il casus belli, la pistola fumante. Con l’incidente del missile abbiamo visto subito Kiev partire all’attacco di Mosca e i media occidentali fare pericolosamente da grancassa. Così come i politici che hanno gettato benzina sul fuoco. L’incidente peraltro ha presentato fin da subito degli elementi che non tornano.

Quali elementi?
Ammesso che ci fosse la copertura della gittata che invece non c’era e ammesso che ci fosse l’intenzionalità e che fosse successo veramente, un missile che cade su territorio polacco non lascia frammenti così grandi, perché è immediatamente soggetto a polverizzazione. Quando si trovano dei relitti di quelle dimensioni è evidente che non si tratta di un missile che è caduto ma di altro. Infatti da un’analisi approfondita emerge che si tratti di un sistema S-300 di contraerea ucraina.

Il Pentagono ha avvertito Zelensky che ha scarse possibilità di vittoria militare. Anche perché con il freddo la guerra sarà più dura, soprattutto per i civili ucraini. Un invito a sedersi al tavolo dei negoziati?
Con il cambio di strategia russa, la preoccupazione è alta. Con la coraggiosa ritirata da Kherson – vista erroneamente come sconfitta -, ma necessaria per risparmiare vite di militari russi e per permettere i bombardamenti a tappeto sulle città ucraine, ora Zelensky rischia la rivolta popolare, con le città al buio e al gelo. La situazione per gli ucraini e i loro alleati ora è davvero nera.

Perché?
Perché l’Ucraina non può reggere matematicamente a una pioggia di fuoco che colpisce le infrastrutture strategiche: non arriva alla prossima estate. Io ci ho vissuto in quelle zone: con le giornate corte e con il freddo a -20, -25 gradi, in città non si può resistere. A maggior ragione che in città vive la popolazione più occidentalizzata e abituata a certi servizi e beni: il rischio del collasso interno del Paese è dietro l’angolo.

Forse proprio in virtù di questa situazione l’amministrazione Biden sta spingendo Kiev verso i negoziati, prima che sia troppo tardi…
I russi non intendono sedersi al tavolo delle trattative, hanno un problema gigantesco con la Moldavia. Quindi non possono rinunciare al corridoio di collegamento con la Transnistria e quindi con la Moldavia, a ovest dell’Ucraina. Hanno necessità di continuità territoriale. L’obiettivo della Russia è ricucire i pezzi rimasti sparpagliati a seguito del crollo dell’Urss. Ora ci sono focolai, c’è una criticità anti-russa in Moldavia e i russi intendono andare fino in fondo per consolidare e stare tranquilli. Ritengo che l’Occidente stia andando incontro a una cocente sconfitta in Ucraina.

Perché lo pensa?
Perché la Russia ora è orientata verso la distruzione totale della capacità di sostentamento dell’Ucraina, che di fatto è un Paese fallito, con l’inflazione al 30%. Tutti i miliardi dell’Occidente vengono bruciati nella guerra. Un domani l’Ucraina assomiglierà molto alla Cecenia: i russi hanno combattuto contro i ceceni e ora i ceceni combattono al fianco di Mosca. Un giorno le nuove generazioni ucraine combatteranno al fianco dei russi contro i mandanti della fine del Paese, che rischia di essere smembrato e cancellato. L’equazione Ucraina che riconquista i territori è irrisolvibile. L’unica soluzione dell’equazione è la distruzione dell’Ucraina. A meno che nel frattempo non insorga la popolazione contro Zelensky. Lo stesso dicasi per l’Occidente.

In che senso?
Quanto a lungo i cittadini europei sopporteranno ancora i razionamenti energetici, la crisi economica? I russi possono resistere alle sanzioni, sono abituati a un’economia di sussistenza. Noi no.

“Il cambio di strategia della Russia darà i suoi risultati. Chiunque in Occidente possa ancora ritenere, allo stato attuale, che l’Ucraina possa conseguire un qualche risultato militare è un folle. La guerra finirà soltanto quando Mosca avrà raggiunto i suoi obiettivi: mettere in sicurezza il Donbass, creare un corridoio con Transnistria che è filo-russa e intervenire in Moldavia, dove si sta verificando la stessa situazione che si è verificata in Ucraina. L’unico esito possibile, con l’inverno e la pioggia di missili sull’Ucraina è che cresca il malcontento popolare contro il presidente Zelensky”. Non ha dubbi Giorgio Bianchi, fotoreporter che è stato otto anni in Donbass a documentare le aggressioni ucraine contro la popolazione russofona, il quale punta il dito contro i media che diffondono fake news come quella del missile russo caduto in Polonia e soprattutto stigmatizza chi nel nostro Paese, come Calenda e Letta, auspica un intervento della Nato. Il che significa augurarsi lo scoppio della terza guerra mondiale.

Dopo che Stati Uniti e la stessa Polonia hanno gettato acqua sul fuoco, dicendo che il missile caduto in territorio polacco era ucraino, Kiev continua imperterrita ad affermare che il missile fosse russo…
L’incidente è un qualcosa che si è cercato, che si è voluto e che è auspicato da molti ambienti. Perché avrebbe giustificato l’intervento aperto della Nato, che – lo ricordiamo – già interviene con aiuti finanziari, con la fornitura di armamenti, di logistica, di intelligence, con l’addestramento del personale militare ucraino. A Kiev serviva il casus belli, la pistola fumante. Con l’incidente del missile abbiamo visto subito Kiev partire all’attacco di Mosca e i media occidentali fare pericolosamente da grancassa. Così come i politici che hanno gettato benzina sul fuoco. L’incidente peraltro ha presentato fin da subito degli elementi che non tornano.

Quali elementi?
Ammesso che ci fosse la copertura della gittata che invece non c’era e ammesso che ci fosse l’intenzionalità e che fosse successo veramente, un missile che cade su territorio polacco non lascia frammenti così grandi, perché è immediatamente soggetto a polverizzazione. Quando si trovano dei relitti di quelle dimensioni è evidente che non si tratta di un missile che è caduto ma di altro. Infatti da un’analisi approfondita emerge che si tratti di un sistema S-300 di contraerea ucraina.

Il Pentagono ha avvertito Zelensky che ha scarse possibilità di vittoria militare. Anche perché con il freddo la guerra sarà più dura, soprattutto per i civili ucraini. Un invito a sedersi al tavolo dei negoziati?
Con il cambio di strategia russa, la preoccupazione è alta. Con la coraggiosa ritirata da Kherson – vista erroneamente come sconfitta -, ma necessaria per risparmiare vite di militari russi e per permettere i bombardamenti a tappeto sulle città ucraine, ora Zelensky rischia la rivolta popolare, con le città al buio e al gelo. La situazione per gli ucraini e i loro alleati ora è davvero nera.

Perché?
Perché l’Ucraina non può reggere matematicamente a una pioggia di fuoco che colpisce le infrastrutture strategiche: non arriva alla prossima estate. Io ci ho vissuto in quelle zone: con le giornate corte e con il freddo a -20, -25 gradi, in città non si può resistere. A maggior ragione che in città vive la popolazione più occidentalizzata e abituata a certi servizi e beni: il rischio del collasso interno del Paese è dietro l’angolo.

Forse proprio in virtù di questa situazione l’amministrazione Biden sta spingendo Kiev verso i negoziati, prima che sia troppo tardi…
I russi non intendono sedersi al tavolo delle trattative, hanno un problema gigantesco con la Moldavia. Quindi non possono rinunciare al corridoio di collegamento con la Transnistria e quindi con la Moldavia, a ovest dell’Ucraina. Hanno necessità di continuità territoriale. L’obiettivo della Russia è ricucire i pezzi rimasti sparpagliati a seguito del crollo dell’Urss. Ora ci sono focolai, c’è una criticità anti-russa in Moldavia e i russi intendono andare fino in fondo per consolidare e stare tranquilli. Ritengo che l’Occidente stia andando incontro a una cocente sconfitta in Ucraina.

Perché lo pensa?
Perché la Russia ora è orientata verso la distruzione totale della capacità di sostentamento dell’Ucraina, che di fatto è un Paese fallito, con l’inflazione al 30%. Tutti i miliardi dell’Occidente vengono bruciati nella guerra. Un domani l’Ucraina assomiglierà molto alla Cecenia: i russi hanno combattuto contro i ceceni e ora i ceceni combattono al fianco di Mosca. Un giorno le nuove generazioni ucraine combatteranno al fianco dei russi contro i mandanti della fine del Paese, che rischia di essere smembrato e cancellato. L’equazione Ucraina che riconquista i territori è irrisolvibile. L’unica soluzione dell’equazione è la distruzione dell’Ucraina. A meno che nel frattempo non insorga la popolazione contro Zelensky. Lo stesso dicasi per l’Occidente.

In che senso?
Quanto a lungo i cittadini europei sopporteranno ancora i razionamenti energetici, la crisi economica? I russi possono resistere alle sanzioni, sono abituati a un’economia di sussistenza. Noi no.

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