Ma quale giacimento Eni a Cipro, ecco perchè resteremo al gelo”

Arriva il freddo, ma i partiti si dimenticano del gas. La notizia del giacimento di Cipro serve solo a distrarre l’opinione pubblica. È quanto sostiene FederPetroli Italia. “Bisognerà aspettare almeno cinque anni – dichiara Michele Marsiglia, presidente dell’associazione che rappresenta il maggior numero di imprese nazionali del settore idrocarburi – per avere qualche beneficio dal sito scoperto nel Mediterraneo. Siamo solo nella fase di prospezione. Questa è la realtà nascosta dalla maggior parte dei media. Parola di chi ha lavorato per anni a un progetto, su cui da tempo, oltre agli europei, hanno messo le mani anche israeliani e turchi”.

Ecco perché, considerando l’emergenza dovuta al conflitto in Ucraina e soprattutto le recentissime ingerenze russe nei Paesi che ci riforniscono al posto di Mosca, urge il piano b, ovvero rivedere gli accordi presi negli ultimi mesi con l’Africa per tamponare l’emergenza. “Se delegazioni tedesche, formate da parlamentari e imprenditori – spiega l’imprenditore cilentano – sono da giorni impegnate a ottenere qualche sconto laddove ci sono i principali serbatoi del pianeta, in Italia si pensa esclusivamente al 25 settembre e alla campagna elettorale. Tutte le forze politiche affrontano il tema energia a parole. Mentre c’è chi fa la cicala, le formiche immagazzinano ciò che serve a superare l’inverno più freddo di sempre”.
Perdere tempo, infatti, vuol dire rendere difficile la vita di tanti concittadini che, con l’arrivo del gelo, si troveranno nella cassetta della posta bollette insostenibili per i loro portafogli. A questo, poi, bisogna aggiungere il problema occupazione. “Stiamo parlando di un indotto – spiega il petroliere di Agropoli – enorme. Se non si interviene subito, migliaia di persone resteranno senza stipendio nel giro di un mese. Altro che le vertenze che sentiamo oggi ai telegiornali”.
Per l’esperto, il governo Draghi, negli ultimi giorni, starebbe facendo poco o nulla per rafforzare e soprattutto consolidare una serie di relazioni, risalenti ancora a quando Mattei era a capo dell’Eni. “Le ingerenze sovietiche per metterci in difficoltà – continua – sono all’ordine del giorno. Il ministro Lavrov, in prima persona, sta contrastando gli interessi europei. Basti pensare all’Angola, al Congo, alla Libia o al piccolo stato del Mozambico, che ha risorse che nulla hanno a che vedere con quelle cipriote, tra l’altro contese da tanti. L’ottimo lavoro, effettuato qualche mese fa dal ministro Di Maio insieme a De Scalzi, il vero motore delle iniziative, utile a recuperare rapporti dimenticati, rischia di saltare subito in aria. Non c’è alcun contrasto a Mosca in tal senso. L’Italia si distingue solo per sanzioni, che fanno più male all’economia nazionale che a quella russa”.

A questo, poi, bisogna aggiungere i ritardi nello sfruttamento dei giacimenti nazionali. “Fino a quando non ci sarà una strategia – sottolinea Marsiglia – gli investimenti saranno fermi al palo. La Croazia sfrutta il tesoretto dell’Adriatico, mentre qui si parla di burocrazia, permessi e via dicendo”. Le cose non vanno meglio neanche per quanto riguarda i nuovi permessi: “Ci sono già troppi studi, mentre i progetti restano nei cassetti. Di questo passo, i benefici, che potrebbero arrivare dai nostri mari, li vedremo tra un decennio”.
La priorità, comunque, attivarsi per l’autunno. “Il gas – conclude l’esperto di FederPetroli – alla fine si troverà. Il problema, però, è che se non cambierà marcia, verrà pagato a un costo stratosferico. Ciò si tradurrà in un inferno dantesco. Fino a quando c’è il caldo, va tutto bene. Il problema è il dopo”.

Arriva il freddo, ma i partiti si dimenticano del gas. La notizia del giacimento di Cipro serve solo a distrarre l’opinione pubblica. È quanto sostiene FederPetroli Italia. “Bisognerà aspettare almeno cinque anni – dichiara Michele Marsiglia, presidente dell’associazione che rappresenta il maggior numero di imprese nazionali del settore idrocarburi – per avere qualche beneficio dal sito scoperto nel Mediterraneo. Siamo solo nella fase di prospezione. Questa è la realtà nascosta dalla maggior parte dei media. Parola di chi ha lavorato per anni a un progetto, su cui da tempo, oltre agli europei, hanno messo le mani anche israeliani e turchi”.

Ecco perché, considerando l’emergenza dovuta al conflitto in Ucraina e soprattutto le recentissime ingerenze russe nei Paesi che ci riforniscono al posto di Mosca, urge il piano b, ovvero rivedere gli accordi presi negli ultimi mesi con l’Africa per tamponare l’emergenza. “Se delegazioni tedesche, formate da parlamentari e imprenditori – spiega l’imprenditore cilentano – sono da giorni impegnate a ottenere qualche sconto laddove ci sono i principali serbatoi del pianeta, in Italia si pensa esclusivamente al 25 settembre e alla campagna elettorale. Tutte le forze politiche affrontano il tema energia a parole. Mentre c’è chi fa la cicala, le formiche immagazzinano ciò che serve a superare l’inverno più freddo di sempre”.
Perdere tempo, infatti, vuol dire rendere difficile la vita di tanti concittadini che, con l’arrivo del gelo, si troveranno nella cassetta della posta bollette insostenibili per i loro portafogli. A questo, poi, bisogna aggiungere il problema occupazione. “Stiamo parlando di un indotto – spiega il petroliere di Agropoli – enorme. Se non si interviene subito, migliaia di persone resteranno senza stipendio nel giro di un mese. Altro che le vertenze che sentiamo oggi ai telegiornali”.
Per l’esperto, il governo Draghi, negli ultimi giorni, starebbe facendo poco o nulla per rafforzare e soprattutto consolidare una serie di relazioni, risalenti ancora a quando Mattei era a capo dell’Eni. “Le ingerenze sovietiche per metterci in difficoltà – continua – sono all’ordine del giorno. Il ministro Lavrov, in prima persona, sta contrastando gli interessi europei. Basti pensare all’Angola, al Congo, alla Libia o al piccolo stato del Mozambico, che ha risorse che nulla hanno a che vedere con quelle cipriote, tra l’altro contese da tanti. L’ottimo lavoro, effettuato qualche mese fa dal ministro Di Maio insieme a De Scalzi, il vero motore delle iniziative, utile a recuperare rapporti dimenticati, rischia di saltare subito in aria. Non c’è alcun contrasto a Mosca in tal senso. L’Italia si distingue solo per sanzioni, che fanno più male all’economia nazionale che a quella russa”.

A questo, poi, bisogna aggiungere i ritardi nello sfruttamento dei giacimenti nazionali. “Fino a quando non ci sarà una strategia – sottolinea Marsiglia – gli investimenti saranno fermi al palo. La Croazia sfrutta il tesoretto dell’Adriatico, mentre qui si parla di burocrazia, permessi e via dicendo”. Le cose non vanno meglio neanche per quanto riguarda i nuovi permessi: “Ci sono già troppi studi, mentre i progetti restano nei cassetti. Di questo passo, i benefici, che potrebbero arrivare dai nostri mari, li vedremo tra un decennio”.
La priorità, comunque, attivarsi per l’autunno. “Il gas – conclude l’esperto di FederPetroli – alla fine si troverà. Il problema, però, è che se non cambierà marcia, verrà pagato a un costo stratosferico. Ciò si tradurrà in un inferno dantesco. Fino a quando c’è il caldo, va tutto bene. Il problema è il dopo”.

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