MADE in tech

Al World Economic Forum di Davos la sostenibilità è in scena non soltanto per le necessità del dibattito sul clima. La sfida green diventa consapevolezza ambientale per molti brand del design made in Italy. Lo specchio di un’industria che vuole cambiare, oltre le mode, per aiutare il pianeta.
La difesa della Terra può e deve passare attraverso modelli di business attenti alle risorse e alle materie prime, come rileva Fabrizio Cameli, dell’outdoor Talenti: “Essere green non è una moda, ma una filosofia imprenditoriale. Oltre ad usare materiali riciclabili, come legno e alluminio, quest’anno abbiamo introdotto dei rivestimenti 100% green fatti con le bottiglie di plastica in Pet e ultimamente anche con scarti di produzione di Tnt, come le tanto amate e odiate mascherine che da qualche anno fanno parte della nostra vita, ma anche per esempio i pannolini. La chiave è rendere i prodotti eterni e poi, una volta che hanno esaurito il proprio ciclo vitale, poterli riciclare”.
Scelta condivisa da Michele Gasperini, di Tonelli Design, brand del vetro: “E’ il materiale green per eccellenza, perfetto per tutti i tipi di arredo, tanto che il distretto italiano ne è un riferimento nel mondo. Noi consumiamo 200 tonnellate di vetro in lastra piana ogni anno, da cui derivano 10 tonnellate di sfridi. Per evitare sprechi, con la Kristal Fusion Tecnology ideata dal designer Paolo Lomazzi, diamo nuova vita al vetro di scarto miscelandolo alla resina”.
Lo spreco delle risorse può essere combattuto in ogni casa, a partire dall’acqua. Per Antonio Zerilli di Zerica, la produzione di elettrodomestici intelligenti comincia da qui: “Riguarda la nostra vita e il futuro del pianeta che ci ospita. Utilizzare acqua filtrata in casa, in azienda o in un ristorante, abbatte il magazzinaggio e la movimentazione delle bottiglie e alimenta un approccio rispettoso del pianeta”. Ancora l’acqua e la sostenibilità, nell’approccio green di Alessandro Piesco di Fir Italia che produce “rubinetterie con ottone a piombo zero e miscelatori con scelta a risparmio idrico e aeratori green che garantiscono una sensibile riduzione del consumo d’acqua, fino a un dimezzamento dei consumi di acqua”.
Nel solco del percorso avviato dal padre negli anni ’50 per riservare attenzione alla salute dei dipendenti e degli acquirenti dei loro capi, il modello seguito da Michela Moltrasio del Gruppo Gabel: “Gli stabilimenti produttivi e logistici, gli uffici e tutti i nostri negozi, usano energia verde certificata da rinnovabili, depuratori e un sistema di riciclo delle acque, dalla tessitura, stampa e tintoria fino alla confezione del prodotto finito. Abbiamo ridotto fino al 65% in un triennio la plastica del packaging: per noi plastic free significa avvolgere ogni capo in un tessuto chiuso con un cordino di spago o di tessuto riciclato e impreziosito da un’etichetta in carta”.

E ancora, il tappeto contemporaneo di G.T. Design (che ha dato vita, nel Modenese, ad un bosco) per il quale – racconta Deanna Comellini – , vengono usati “materiali naturali, tinture realizzate con coloranti atossici azo-free, packaging con materiali naturali o sintetici, ma totalmente riciclabili”. O i complementi Pieces of Venice di Karin Friebel Marson (Compasso d’Oro 2020) che riciclano i materiali di recupero della Laguna a partire dal legno di bricola o gli scarti dei vetri di Murano. Fino ai forni di Unox Casa, prodotti grazie alla filiera corta realizzata a Cadoneghe, dove ha generato nuove aziende e posti di lavoro.

Al World Economic Forum di Davos la sostenibilità è in scena non soltanto per le necessità del dibattito sul clima. La sfida green diventa consapevolezza ambientale per molti brand del design made in Italy. Lo specchio di un’industria che vuole cambiare, oltre le mode, per aiutare il pianeta.
La difesa della Terra può e deve passare attraverso modelli di business attenti alle risorse e alle materie prime, come rileva Fabrizio Cameli, dell’outdoor Talenti: “Essere green non è una moda, ma una filosofia imprenditoriale. Oltre ad usare materiali riciclabili, come legno e alluminio, quest’anno abbiamo introdotto dei rivestimenti 100% green fatti con le bottiglie di plastica in Pet e ultimamente anche con scarti di produzione di Tnt, come le tanto amate e odiate mascherine che da qualche anno fanno parte della nostra vita, ma anche per esempio i pannolini. La chiave è rendere i prodotti eterni e poi, una volta che hanno esaurito il proprio ciclo vitale, poterli riciclare”.
Scelta condivisa da Michele Gasperini, di Tonelli Design, brand del vetro: “E’ il materiale green per eccellenza, perfetto per tutti i tipi di arredo, tanto che il distretto italiano ne è un riferimento nel mondo. Noi consumiamo 200 tonnellate di vetro in lastra piana ogni anno, da cui derivano 10 tonnellate di sfridi. Per evitare sprechi, con la Kristal Fusion Tecnology ideata dal designer Paolo Lomazzi, diamo nuova vita al vetro di scarto miscelandolo alla resina”.
Lo spreco delle risorse può essere combattuto in ogni casa, a partire dall’acqua. Per Antonio Zerilli di Zerica, la produzione di elettrodomestici intelligenti comincia da qui: “Riguarda la nostra vita e il futuro del pianeta che ci ospita. Utilizzare acqua filtrata in casa, in azienda o in un ristorante, abbatte il magazzinaggio e la movimentazione delle bottiglie e alimenta un approccio rispettoso del pianeta”. Ancora l’acqua e la sostenibilità, nell’approccio green di Alessandro Piesco di Fir Italia che produce “rubinetterie con ottone a piombo zero e miscelatori con scelta a risparmio idrico e aeratori green che garantiscono una sensibile riduzione del consumo d’acqua, fino a un dimezzamento dei consumi di acqua”.
Nel solco del percorso avviato dal padre negli anni ’50 per riservare attenzione alla salute dei dipendenti e degli acquirenti dei loro capi, il modello seguito da Michela Moltrasio del Gruppo Gabel: “Gli stabilimenti produttivi e logistici, gli uffici e tutti i nostri negozi, usano energia verde certificata da rinnovabili, depuratori e un sistema di riciclo delle acque, dalla tessitura, stampa e tintoria fino alla confezione del prodotto finito. Abbiamo ridotto fino al 65% in un triennio la plastica del packaging: per noi plastic free significa avvolgere ogni capo in un tessuto chiuso con un cordino di spago o di tessuto riciclato e impreziosito da un’etichetta in carta”.

E ancora, il tappeto contemporaneo di G.T. Design (che ha dato vita, nel Modenese, ad un bosco) per il quale – racconta Deanna Comellini – , vengono usati “materiali naturali, tinture realizzate con coloranti atossici azo-free, packaging con materiali naturali o sintetici, ma totalmente riciclabili”. O i complementi Pieces of Venice di Karin Friebel Marson (Compasso d’Oro 2020) che riciclano i materiali di recupero della Laguna a partire dal legno di bricola o gli scarti dei vetri di Murano. Fino ai forni di Unox Casa, prodotti grazie alla filiera corta realizzata a Cadoneghe, dove ha generato nuove aziende e posti di lavoro.
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