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Esteri

La Francia in rivolta spinge Marine Le Pen. Il caos indebolisce Lecornu e mette a nudo la deriva della sinistra radicale

Il governo in queste ore appare stravolto

di Mauro Trieste -


La Francia è entrata in una fase di turbolenza strutturale. Il movimento di blocco dei licei, esploso come protesta per edifici fatiscenti, ritmi insostenibili e disuguaglianze territoriali, si è trasformato in un fenomeno di violenza diffusa. Il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha fornito un dato che pesa come un macigno. Quaranta presidi feriti, sessantacinque membri del personale colpiti. È la fotografia di un Paese dove l’autorità pubblica arretra e la scuola, pilastro repubblicano, diventa terreno di scontro fisico, con dirigenti scolastici costretti a presidiare ingressi trasformati in trincee urbane.

Cronaca di un fallimento politico

Il governo di Sebastien Lecornu appare travolto. Le misure annunciate, gli appelli alla calma e le richieste di aiuto ai genitori, non bastano a contenere un’ondata che si espande da Marsiglia a Strasburgo, da Lione a Besancon. La macchina statale sembra incapace di garantire l’ordine minimo, mentre la protesta studentesca si salda con un clima politico già incandescente. È la certificazione della fine dell’era macroniana. Un ciclo che aveva promesso modernizzazione e stabilità e che oggi lascia un Paese esposto, nervoso, vulnerabile, con un governo che appare più spettatore che protagonista.

Una deriva pericolosa

A rendere il quadro ancora più esplosivo è lo scontro frontale con La France Insoumise. Matignon ha attribuito a LFI e ai suoi “proxy dell’ultrasinistra” l’origine delle mobilitazioni. Manuel Bompard ha replicato accusando il governo di “sprofondare nel complottismo”. Ma la tensione è palpabile. Marine Le Pen ha indicato Jean-Luc Melenchon come “responsabile della situazione”, accusandolo di “recarsi davanti ai licei per arringare i giovani” e di “incitare all’insurrezione”. Con quaranta presidi feriti, la percezione di una sinistra radicale pronta a cavalcare il caos diventa un fattore politico decisivo, alimentando la sensazione di una deriva estremista che mina la tenuta repubblicana.

Un regalo a Marine Le Pen

È in questo vuoto di credibilità che il Rassemblement National avanza. Non è solo una dinamica elettorale, ma la conseguenza diretta del collasso dell’autorità governativa e della radicalizzazione di una parte della sinistra. I sondaggi Toluna-Harris Interactive mostrano Marine Le Pen in testa in tutti gli scenari plausibili. Contro Melenchon arriverebbe al 69%, contro Edouard Philippe al 57%. I centristi arrancano, i macronisti cedono terreno, la sinistra radicale paga un’immagine pubblica deteriorata da episodi come l’omicidio di Quentin Deranque e le vecchie dichiarazioni incendiarie del suo leader. Intanto il RN ha conquistato, per la prima volta, un gruppo di senatori. Un segnale di radicamento istituzionale che pesa e che consolida la marcia verso le presidenziali del 18 aprile e del 2 maggio.

La “triade” lepenista, ordine, sicurezza, tutela dei cittadini, trova nella crisi dei licei una conferma drammatica. Per Le Pen, “l’ordine deve essere ristabilito” e “l’accesso ai licei assicurato”. La promessa di solidità istituzionale diventa un argomento potente. Non è una previsione di vittoria, perché i risultati non sono ufficiali e le elezioni restano lontane, ma un mutamento di percezione. La leader dell’ultradestra appare, agli occhi di una parte crescente dell’opinione pubblica, come l’unica figura capace di riportare la Francia su un terreno di stabilità, mentre il governo Lecornu fatica persino a contenere l’emergenza quotidiana.

Lo sgambetto a Bardella

Sul fondo, però, si muove il caso che riguarda Jordan Bardella. Le rivelazioni di Mediapart su presunti messaggi antisemiti risalenti agli anni 2013-2015 hanno scatenato una tempesta politica. Bardella ha negato e presentato querela per diffamazione, come ha confermato il giudice istruttore del tribunale di Parigi. Ma nel campo lepenista la vicenda viene letta come un tentativo ad orologeria di colpire il Rassemblement National proprio mentre la crisi nazionale ne rafforza la centralità. Un’ombra che potrebbe pesare sulla campagna, considerando che Bardella sarebbe destinato a diventare primo ministro in caso di vittoria di Le Pen.

La Francia è in un passaggio critico. La protesta studentesca è un acceleratore politico. Nel vuoto lasciato dal governo e nella radicalizzazione della sinistra, Marine Le Pen avanza.


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