maZinga SCHLEIN

Non basta avere sulla carta i circoli del Pd per succedere a Letta. Per sedersi sulla poltrona del Nazareno servono sponsor importanti. Lo sa bene Elly Schlein, la quale pur intonando “Bella Ciao” e riscoprendo la vecchia sala romana dei convegni della Cgil, ha un piano da democristiana della prima ora. Non è un caso, che avvertito il pericolo, la volpe catto-comunista Rosy Bindi, esca dal sonno. Non utilizza, infatti, giri di parole. “Non è ancora pronta – dichiara a La 7 – per fare l’anti Meloni”.

Ma Zinga?

Quando la partita sembra chiudersi in un’unica direzione, c’è sempre un eroe che può cambiare le carte in tavola. In questo caso, però, non si tratta di gesta, piuttosto di un piano per tornare a contare. Stiamo parlando ovviamente di quell’omone chiamato Nicola Zingaretti, che dopo aver finito il mandato da governatore del Lazio, deve costruirsi il futuro. È impensabile mettere subito la faccia per riprendersi il trono spodestatogli, né sarebbe vincente contarsi in una partita dove tutto può succedere con un proprio pupillo. Meglio, invece, puntare tutto sulla classica laureata in giurisprudenza con la faccia da compagna. In questo caso, non solo, aiutato dall’amico Goffredo Bettini, si potrebbe risedere al grande tavolo delle trattative con l’amico Conte, ma potrebbe fare le scarpe anche a quei democristiani, che in modo furbesco, allora gli rubarono il trono dem. I carnefici, all’epoca, furono il segretario Enrico Letta e il fido scudiero Dario Franceschini. Ecco perché meglio muoversi sott’acqua e non lasciare nulla al caso. La strada per Zinga è una sola: sostenere Schlein in punta di piedi. Il problema, comunque, è che in una città come Roma parlano anche i muri e sembrerebbe che ci sia stata una cena tra la novella paladina della sinistra e chi, nei fatti, è antico dominatore di tessere. Se il fratello di Montalbano scende in campo, quei circoli che tutti danno per scontati facilmente potrebbero sposare nuove fedi e una partita, che per i media, sarebbe chiusa riaprirsi tutto d’un colpo. L’otto per cento degli ultimi sondaggi, quindi, diventerebbe un’illusione ottica.

Dario allo scoperto

L’unico problema per Elly, quindi, è il seguente: come comportarsi con l’uscente capo e il suo stratega Dario? Il motto è semplice farli andare avanti, portarli alla giusta esposizione e poi, nel modo più brutale possibile, portarli alla cottura con la loro stessa acqua. I voti, d’altronde, sono indispensabili per vincere. Se in tv, l’adottata bolognese deve sembrare la nuova Iotti, il volto dell’ambientalismo, delle battaglie Lgbt e chi ne ha più ne metta, per vincere in Italia sono indispensabili le forze bianche dei cattolici. Questa è una legge unica, che non esclude alcuna forza politica. Schlein lo sa bene e quindi, pur non avendo dalla sua il giglio di Firenze Matteo Renzi, che sott’acqua sostiene l’emiliano Bonaccini, tira dalla sua gli altri potenti o meglio quei padroni delle segreterie, che hanno fatto sì che una forza, un tempo maggioritaria, sia arrivata ai minimi storici.

La preoccupazione delle cortigiane

Le donne, come insegna la storia, sono sempre le prime ad avvertire i pericoli. Non è, quindi, un caso, che anche stavolta l’sos sia arrivato non da una qualunque, ma da un volto storico del Pd come Rosy Bindi. L’ex ministra, nei fatti, mette in guardia le varie Serracchiani, Malpezzi e compagnia bella. Quelle che qualcuno le chiama le “cortigiane” sanno benissimo dei patti coi diavoli di Elly. Qualcuno, alla fine, dovrà essere sacrificato e se a dare le carte ci risarà un tale Nicola saranno tempi duri per le amazzoni di quelle correnti che allora contribuirono a spodestarlo. Ecco perché gli equilibri potrebbero cambiare, le carte rimescolarsi. Qualora determinate poltrone non venissero assicurate, potrebbe accadere di tutto. Una cosa è certa, Elly, la candidata del gotha c’è, mentre qualcuno sembra essere già scomparso. Il riferimento è ovviamente all’ex ministra Paola De Micheli, la quale pur avendo sciolto le riserve per prima, sembra non abbia tifosi. Non è che il suo sia solo un piano per favorire la corsa del prodotto per antonomasia del laboratorio dem e poi sedersi sul carro dei vincitori, pur non godendo di importanti truppe cammellate o meglio ancora di pacchetti di tessere consistenti?

Non basta avere sulla carta i circoli del Pd per succedere a Letta. Per sedersi sulla poltrona del Nazareno servono sponsor importanti. Lo sa bene Elly Schlein, la quale pur intonando “Bella Ciao” e riscoprendo la vecchia sala romana dei convegni della Cgil, ha un piano da democristiana della prima ora. Non è un caso, che avvertito il pericolo, la volpe catto-comunista Rosy Bindi, esca dal sonno. Non utilizza, infatti, giri di parole. “Non è ancora pronta – dichiara a La 7 – per fare l’anti Meloni”.

Ma Zinga?

Quando la partita sembra chiudersi in un’unica direzione, c’è sempre un eroe che può cambiare le carte in tavola. In questo caso, però, non si tratta di gesta, piuttosto di un piano per tornare a contare. Stiamo parlando ovviamente di quell’omone chiamato Nicola Zingaretti, che dopo aver finito il mandato da governatore del Lazio, deve costruirsi il futuro. È impensabile mettere subito la faccia per riprendersi il trono spodestatogli, né sarebbe vincente contarsi in una partita dove tutto può succedere con un proprio pupillo. Meglio, invece, puntare tutto sulla classica laureata in giurisprudenza con la faccia da compagna. In questo caso, non solo, aiutato dall’amico Goffredo Bettini, si potrebbe risedere al grande tavolo delle trattative con l’amico Conte, ma potrebbe fare le scarpe anche a quei democristiani, che in modo furbesco, allora gli rubarono il trono dem. I carnefici, all’epoca, furono il segretario Enrico Letta e il fido scudiero Dario Franceschini. Ecco perché meglio muoversi sott’acqua e non lasciare nulla al caso. La strada per Zinga è una sola: sostenere Schlein in punta di piedi. Il problema, comunque, è che in una città come Roma parlano anche i muri e sembrerebbe che ci sia stata una cena tra la novella paladina della sinistra e chi, nei fatti, è antico dominatore di tessere. Se il fratello di Montalbano scende in campo, quei circoli che tutti danno per scontati facilmente potrebbero sposare nuove fedi e una partita, che per i media, sarebbe chiusa riaprirsi tutto d’un colpo. L’otto per cento degli ultimi sondaggi, quindi, diventerebbe un’illusione ottica.

Dario allo scoperto

L’unico problema per Elly, quindi, è il seguente: come comportarsi con l’uscente capo e il suo stratega Dario? Il motto è semplice farli andare avanti, portarli alla giusta esposizione e poi, nel modo più brutale possibile, portarli alla cottura con la loro stessa acqua. I voti, d’altronde, sono indispensabili per vincere. Se in tv, l’adottata bolognese deve sembrare la nuova Iotti, il volto dell’ambientalismo, delle battaglie Lgbt e chi ne ha più ne metta, per vincere in Italia sono indispensabili le forze bianche dei cattolici. Questa è una legge unica, che non esclude alcuna forza politica. Schlein lo sa bene e quindi, pur non avendo dalla sua il giglio di Firenze Matteo Renzi, che sott’acqua sostiene l’emiliano Bonaccini, tira dalla sua gli altri potenti o meglio quei padroni delle segreterie, che hanno fatto sì che una forza, un tempo maggioritaria, sia arrivata ai minimi storici.

La preoccupazione delle cortigiane

Le donne, come insegna la storia, sono sempre le prime ad avvertire i pericoli. Non è, quindi, un caso, che anche stavolta l’sos sia arrivato non da una qualunque, ma da un volto storico del Pd come Rosy Bindi. L’ex ministra, nei fatti, mette in guardia le varie Serracchiani, Malpezzi e compagnia bella. Quelle che qualcuno le chiama le “cortigiane” sanno benissimo dei patti coi diavoli di Elly. Qualcuno, alla fine, dovrà essere sacrificato e se a dare le carte ci risarà un tale Nicola saranno tempi duri per le amazzoni di quelle correnti che allora contribuirono a spodestarlo. Ecco perché gli equilibri potrebbero cambiare, le carte rimescolarsi. Qualora determinate poltrone non venissero assicurate, potrebbe accadere di tutto. Una cosa è certa, Elly, la candidata del gotha c’è, mentre qualcuno sembra essere già scomparso. Il riferimento è ovviamente all’ex ministra Paola De Micheli, la quale pur avendo sciolto le riserve per prima, sembra non abbia tifosi. Non è che il suo sia solo un piano per favorire la corsa del prodotto per antonomasia del laboratorio dem e poi sedersi sul carro dei vincitori, pur non godendo di importanti truppe cammellate o meglio ancora di pacchetti di tessere consistenti?

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