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Merci dual use verso Israele: i porti di Cagliari e Gioia Tauro nella bufera

In entrambi i casi, carichi di acciaio ritenuto balistico. Mittente, un'azienda indiana fornitrice della Difesa di Tel Aviv, che usa le rotte di Msc

di Angelo Vitale -

Il porto di Gioia Tauro


Torna alle cronache il dibattito sulle merci dual use e il transito di materiali bellici nei porti italiani: ora, l’alert per Gioia Tauro e Cagliari con traffici verso Israele.

I due scali, l’epicentro di una mobilitazione di attivisti e sindacati. Il sospetto, che lo scalo calabrese e quello sardo siano “corridoio” logistico per armamenti destinati al conflitto in Medio Oriente.

Il caso Cagliari: la Msc Vega e i 7 container

L’allerta al Porto Canale di Cagliari è scattata il 24 marzo con l’arrivo della portacontainer Msc Vega. Grazie al monitoraggio costante della Rete Bds Italia e delle segnalazioni dei sindacati Usb e Cgil Sardegna, emersa la presenza di 7 container sospetti a bordo.

La rotta. Il carico sarebbe dovuto transitare dalla Msc Vega alla Msc Hoggar e successivamente sulla Msc Oriane, con destinazione finale il porto israeliano di Haifa.

Il carico. Le denunce indicano la presenza di acciaio balistico (speciali leghe metalliche ad alta resistenza) destinato a scopi militari.

Le reazioni politiche. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha invocato lo status di “città di pace”, sollecitando ispezioni urgenti da parte di Dogane e Capitaneria per verificare se la merce violi i trattati internazionali.

Gioia Tauro: il precedente e le ispezioni della Guardia di Finanza

Pochi giorni prima, una dinamica quasi identica ha interessato il porto di Gioia Tauro. In questo caso, l’attenzione si è concentrata su un lotto di 23 container complessivi, di cui 8 fisicamente sbarcati e bloccati per accertamenti.

Le navi coinvolte. I container erano stati scaricati inizialmente dalla Msc Marie Leslie e successivamente caricati sulla Msc Lucy. La pressione dei lavoratori portuali aderenti ai sindacati Usbe Orsa ne ha forzato lo sbarco a terra.

L’intervento delle Autorità. L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno posto i sigilli ai container. Le prime ispezioni hanno confermato la presenza di barre d’acciaio di varie forme. Tuttavia, è stata disposta una perizia tecnica specialistica per determinare se la composizione chimica della lega corrisponda a standard bellici (acciaio per blindature o involucri di proiettili da 155 mm).

Il mittente: RlL Steels & Energy Ltd

In entrambi i casi, l’azienda mittente identificata è la stessa: la Rl Steels & Energy Ltd (nota come RL Steel), con sede ad Aurangabad in India. L’azienda è un fornitore noto dell’industria della difesa israeliana. Il materiale, partito dal porto indiano di Nhava Sheva, viene spesso dichiarato sotto codici doganali generici relativi a “semilavorati in acciaio” per facilitarne il transito come merce civile.

Il ruolo di Msc e la “complicità logistica”

La compagnia di navigazione Msc al centro della bufera. Sebbene l’azienda tenda a dichiararsi estranea ai contenuti dei container sigillati (affidandosi alle dichiarazioni del mittente), le ong e i sindacati denunciano una sorta di “complicità logistica” nel facilitare il trasporto di materiali sensibili attraverso gli hub italiani.

La legge 185/90

Sui casi denunciati per i traffici verso Israele da Cagliari e Gioia Tauro la normativa italiana (la legge 185/90) è categorica. E’ vietato il transito di materiali di armamento verso Paesi in stato di conflitto armato o che violano i diritti umani. La “zona grigia” delle merci dual use (prodotti che possono avere sia un uso civile che militare) viene spesso utilizzata per aggirare questi divieti, rendendo fondamentali le ispezioni fisiche richieste dai movimenti di denuncia contro la guerra.

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