“Il vecchio ordine mondiale è finito”, ha tuonato a Davos il mese scorso il premier canadese Mark Carney, un banchiere (Goldman Sachs e Banca del Canada) prestato alla politica. “L’ordine internazionale, basato su diritti e regole, sta per essere distrutto”, ha dichiarato ieri alla Conferenza di Monaco il cancelliere tedesco Friedrich Merz, più noto in patria come “il milionario del capitalismo renano”, ex presidente del consiglio di sorveglianza di BlackRock Germany.
La strigliata del cancelliere Merz
Merz ha citato il filosofo Peter Sloterdijk, che lo scorso ottobre durante un’intervista a una tv privata austriaca ha affermato che “l’Europa ha concluso la sua lunga vacanza dalla storia”, per sferzare i colleghi del Vecchio Continente che sembrano aver compreso poco le dinamiche di “un’epoca che è ancora una volta caratterizzata dal potere e dalla politica delle grandi potenze”.
A forza di dare scudisciate, a colpi di dazi e a suon di minacce, Donald Trump è riuscito a far ridestare anche i tecno-burocrati. Nel documento di sicurezza nazionale Usa è messo nero su bianco che il tycoon crede nell’Europa, a patto però che sia forte e autorevole. Merz ritiene che la sfida possa essere raccolta con una politica di potenza europea. Una cosa ben diversa rispetto alla conflittualità sterile o all’arroccamento isolato a difesa di rendite di posizione.
La Nato e la deterrenza
Gli Europei non possono più dare per scontata l’alleanza transatlantica, ma gli Usa devono capire che “neanche loro sono abbastanza potenti per farcela da soli” e che “la Nato è un vantaggio competitivo non solo per l’Europa ma anche per gli Usa”, ha osservato il centrista conservatore tedesco.
Per rinnovata potenza occorre anche una più robusta deterrenza, fattore tutt’altro che secondario nei rapporti di forza tra i blocchi. “Ho avuto primi colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron sulla deterrenza nucleare europea. Rispettiamo rigorosamente i nostri obblighi legali. Questo sarà pienamente integrato nella nostra condivisione nucleare all’interno della Nato e non ci saranno differenze nei livelli di sicurezza in Europa”, ha sottolineato Friedrich Merz.
Il monito dei vescovi europei
“L’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al ‘bene comune’”. Lo hanno scritto i presidenti delle Conferenze Episcopali Europee nell’appello “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza”, firmato dai cardinali Jean-Marc Aveline, Arcivescovo di Marsiglia e Presidente della Conferenza Episcopale Francese, Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Georg Bätzing, Vescovo di Limburgo e Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, e Tadeusz Wojda, Arcivescovo di Danzica e Presidente della Conferenza Episcopale Polacca.
L’invito dei Vescovi è a recuperare lo spirito dei Padri fondatori: “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori. Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati”.
I presidenti delle Conferenze episcopali europee sostengono che, nonostante i numerosi movimenti euro-scettici del Continente, gli europei “si siano riavvicinati gli uni agli altri, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina”. Il momento è cruciale perché “un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere”.
Kallas critica l’Onu
Delle storture dell’attuale assetto internazionale ha parlato invece Kaja Kallas, Alta Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza della Commissione europea, durante il panel “L’Ordine Internazionale tra Riforma e Distruzione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco”. Per Kallas “il Consiglio di Sicurezza non funziona come dovrebbe e le Nazioni Unite non riflettono il mondo com’è attualmente”. La strada individuata dalla diplomatica europea è “sfruttare questa opportunità per sviluppare davvero questo mondo, perché la maggioranza dei Paesi nel mondo desidera un ordine basato sulle regole, vuole qualche tipo di regola per governare il modo in cui interagiamo e comunichiamo tra di noi”.