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Meta si rafforza sul nucleare ma scoppia la grana Nimby

Cresce il malcontento delle comunità locali e Sanders vuole stoppare la costruzione di nuovi data center

di Maria Graziosi -


Meta, nuovo accordo sul nucleare. Ma dietro la rinnovata sete di petrolio americana c’è (anche) la fame di energia delle sue Big Tech. Tenere in piedi le infrastrutture digitali ha un costo. Che, in termini energetici, risulta molto elevato per le aziende della Silicon Valley. Tenere attivi e vitali i dati center vuol dire allacciarsi alle reti, mettere in preventivo di dover pagare bollette sempre più alte. E, quindi, significa fare i conti con il problema dell’energia. Intendiamoci, in America non funziona come qui da noi, in Europa. Negli States, se la fanno in casa e non hanno certo il problema di dover trovare fornitori. Ma persino negli Stati Uniti inizia a svelarsi il problema. Perché se le Big Tech continuano a concludere accordi su accordi, puntando forte sul nucleare, inizia a serpeggiare il malumore delle comunità locali. Che non vogliono più ospitare le infrastrutture digitali da cui dipende, insieme alla tenuta del sistema americano e globale, anche l’aumento dei costi basilari della vita.

L’accordo di Meta per l’energia nucleare

L’ultima novità riguarda Meta. Che ha deciso di stringere tre accordi per alimentare il suo nuovo data center di Prometheus, il supercluster che sorgerà a New Albany in Ohio e che promette di moltiplicare le capacità di calcolo al servizio del gruppo caro a Mark Zuckerberg. L’intesa è stata raggiunta con tre aziende. si tratta di Vistra, TerraPower e Oklo. E vertono sul finanziamento di centrali nucleari già esistenti nello stesso Ohio e Pennsylvania e di alcuni progetti simili ancora in fase di sviluppo. Non sono stati resi noti i dettagli “finanziari” degli accordi. Cosa che, sui mercati finanziari, ha giocato (positivamente) per le aziende energetiche Vistra e Oklo che, nel premercato di ieri, hanno registrato un rialzo rispettivamente del 17,6% e del 18,2%. Sono, invece, pubblici i dati relativi ai progetti energetici. Meta ha dichiarato che il suo accordo con TerraPower fornirà finanziamenti a sostegno dello sviluppo di due nuove unità Natrium, un reattore nucleare di ultima generazione dotato pure di sistemi di accumulo, in grado di generare fino a 690 megawatt di energia stabile con consegna già nel 2032.

L’insaziabile fame dei data center

L’accordo garantirà inoltre a Meta i diritti sull’energia prodotta da altre sei unità Natrium in grado di generare 2,1 gigawatt, la cui consegna è prevista entro il 2035. Contestualmente, Zuckerberg comprerà oltre 2,1 gigawatt di energia da due centrali nucleari Vistra operative in Ohio, oltre all’energia prodotta dagli ampliamenti dei due impianti dell’Ohio e di un terzo impianto Vistra in Pennsylvania. Infine l’accordo con Oklo, che conta Sam Altman di OpenAI tra i suoi maggiori investitori (a dimostrazione di quanto sia pressante per i guru della Silicon Valley procurarsi fonti di energia affidabile e a buon mercato), contribuirà allo sviluppo di un campus energetico da 1,2 gigawatt nella contea di Pike, in Ohio, a supporto dei data center di Meta nella regione. Complessivamente, Meta ha acquistato energia per 6,6 gigawatt. In pratica, si tratta di una quantità pari al fabbisogno di tutto uno Stato americano di dimensioni pari a quelle del New Hampshire.

La rivolta Nimby che divide i dem

È facile, fin troppo, intuire che di fronte a una situazione del genere si producano reazioni. Che iniziano, negli Stati Uniti, a essere visibili. Le comunità locali, le città e i territori iniziano a ribellarsi. Non alle centrali nucleari ma ai data center. Queste strutture consumano tanta energia e talora anche tanta, troppa acqua. Quindi la popolazione comincia a temere l’impennata dei costi. Se non c’è abbastanza energia per tutti è, come legge del mercato impone, facile intuire che i prezzi saliranno. Così nei consigli comunali delle città coinvolte serpeggia la polemica, i cartelloni scritti coi pennarelli dagli attivisti locali finiscono sempre più spesso nell’obiettivo dei fotografi. Il tema è diventato nazionale. I repubblicani con Trump, novello paladino della Silicon Valley, non fanno neanche mezzo passo indietro. I democratici, invece, si dividono. Come riporta Politico, Bernie Sanders, fiutando l’aria e, soprattutto, avendo considerato come il tema abbia elettoralmente pagato alle elezioni locali in Virginia e New Jersey, aveva proposto una battaglia comune per stoppare la progettazione e la costruzione di nuove cattedrali a servizio delle infrastrutture digitali. E per dare filo da torcere al Gop alle elezioni di midterm. Ma i dem, per ora, hanno rigettato l’idea. Dividendosi, una volta di più. Neppure sull’intelligenza artificiale, l’Asinello non sembra avere le idee chiare.


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