Milano: tentata estorsione ai danni di un imprenditore

Estorsione con minacce ad un imprenditore: identificati i sospetti responsabili

Tentata estorsione: è questa l’accusa nei confronti di alcune persone, identificate ed arrestate dalla Squadra mobile di Milano. Vittima del reato, l’imprenditore Enzo Costa, titolare di un’azienda che si occupa di servizi di pulizia in appalti sanitari.

A quanto si è appreso, a Costa sarebbe stato fatto “intravedere il calcio di una pistola” e gli sarebbero state rivolte frasi come “tu devi fare quello che ti diciamo noi, altrimenti ti ammazziamo”. Inoltre avrebbe anche ricevuto messaggi come “fai il bravo, conviene a tutti”.

La somma estorta sarebbe di più di 2 milioni di euro.

Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Ileana Ramundo su richiesta del pubblico ministero Carlo Scalas, riferisce Ansa, la “pretesa estorsiva” portata avanti dal gruppo (cinque gli indagati per tentata estorsione) si sarebbe consumata in tre incontri minatori tra marzo e giugno dello scorso anno. Incontri che si sarebbero svolti sui luoghi di lavoro dell’imprenditore.

Il movente della richiesta di soldi a Costa sarebbe da ricercarsi nel fatto che uno dei presunti responsabili dell’estorsione rivendicava di aver fatto vincere all’impresa di Costa una gara di appalto sui servizi di pulizie in Sicilia.

Tentata estorsione: è questa l’accusa nei confronti di alcune persone, identificate ed arrestate dalla Squadra mobile di Milano. Vittima del reato, l’imprenditore Enzo Costa, titolare di un’azienda che si occupa di servizi di pulizia in appalti sanitari.

A quanto si è appreso, a Costa sarebbe stato fatto “intravedere il calcio di una pistola” e gli sarebbero state rivolte frasi come “tu devi fare quello che ti diciamo noi, altrimenti ti ammazziamo”. Inoltre avrebbe anche ricevuto messaggi come “fai il bravo, conviene a tutti”.

La somma estorta sarebbe di più di 2 milioni di euro.

Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Ileana Ramundo su richiesta del pubblico ministero Carlo Scalas, riferisce Ansa, la “pretesa estorsiva” portata avanti dal gruppo (cinque gli indagati per tentata estorsione) si sarebbe consumata in tre incontri minatori tra marzo e giugno dello scorso anno. Incontri che si sarebbero svolti sui luoghi di lavoro dell’imprenditore.

Il movente della richiesta di soldi a Costa sarebbe da ricercarsi nel fatto che uno dei presunti responsabili dell’estorsione rivendicava di aver fatto vincere all’impresa di Costa una gara di appalto sui servizi di pulizie in Sicilia.

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