Moratti-D’Amato: il piano di Renzi per riprendersi “casa”

Chi nasce tondo, non muore quadrato. Il riferimento è a quei democratici, che dopo la disponibilità di Matteo Renzi a dialogare, hanno effettuato salti di gioia e stappato bottiglie di champagne. L’apertura dell’ex primo cittadino di Firenze a collaborare, che certamente non metterà mai in seconda fila la sua candidata Letizia Moratti, non rappresenta un segnale positivo per chi rischia, ancora una volta, di portare l’acqua al mulino. Anzi potrebbe rappresentare la condanna a morte, in una partita, che secondo i più, per i democratici sarà difficilissima. Mettere Majorino a tirare il carro dell’ex pupilla di Arcore vuol dire nei fatti rendere non poco tortuoso il cammino per chi un tempo cantava Bella Ciao. Questi ultimi come faranno a chiedere i voti quando le persone sanno già che a loro toccherano quelle che qualcuno chiama le briciole? Bisogna, poi, considerare che i centristi certamente voteranno le liste del presidente, a maggior ragione se in campo ci sarà una ministra berlusconiana che forse sarà appoggiata anche da un tale Umberto Bossi. Le truppe di sinistra, al contrario, vorranno sfruttare l’occasione per fare lo sgambetto defintivo ai rivali. Il nuovo dialogo di Conte è solo una scusa, nei fatti, per assorbire quel poco di campo di progressista che resta al Nord Italia. Il problema, quindi, è sempre lo stesso: i soliti non comprendono la lezione. Errare è umano, perseverare è diabolico. Nel Lazio, le cose per i dem non vanno meglio. A imporre il candidato, che già dovrà lottare con un vento sfavrevole, considerando che a Palazzo Chigi c’è la segretaria romana di Fratelli d’Italia, è sempre il giglio. Quei dem, vedi Cirinnà, che in un primo momento, avevano sponsorizzato D’Amato non sono stati ascoltati. Al contrario sono stati abbandonati al proprio destino e lasciati con entusiasmo ai minimi storici. Ecco perchè il solito giglio di Firenze ha messo il cappello a chi dovrebbe essere il successore di Zingaretti. I vari docenti parigini non se ne sono neanche accorti. Chi, però, lo ha visto bene è proprio quel governatore che ha lasciato libera la poltrona. Nessun reale ama vedere il trono in mano a un cortigiano. Non è detto, pertanto, che alla fine a dare l’abbraccio mortale all’assessore sarà chi lo aveva in passato promosso. La partita, dunque, resta apertissima. A queste latitudini, inoltre, esiste il problema “gialli”. Questi ultimi, per fortuna del Nazareno, non hanno scelto ancora il nome. Una cosa è certa, Conte sta prendendo tempo per trovare un profilo in grado di guastare le feste. Fassina e Marino non sciolgono le riserve, ma non è detto che ci sia un ulteriore coniglio, celato nel modo migliore nel cappello, che alla fine possa fare lo scherzo a chi si fida troppo di sè stesso. Non basta dire governo una città, piena di rifiuti, gabbiani e cinghiali, per cantare vittoria.

Chi nasce tondo, non muore quadrato. Il riferimento è a quei democratici, che dopo la disponibilità di Matteo Renzi a dialogare, hanno effettuato salti di gioia e stappato bottiglie di champagne. L’apertura dell’ex primo cittadino di Firenze a collaborare, che certamente non metterà mai in seconda fila la sua candidata Letizia Moratti, non rappresenta un segnale positivo per chi rischia, ancora una volta, di portare l’acqua al mulino. Anzi potrebbe rappresentare la condanna a morte, in una partita, che secondo i più, per i democratici sarà difficilissima. Mettere Majorino a tirare il carro dell’ex pupilla di Arcore vuol dire nei fatti rendere non poco tortuoso il cammino per chi un tempo cantava Bella Ciao. Questi ultimi come faranno a chiedere i voti quando le persone sanno già che a loro toccherano quelle che qualcuno chiama le briciole? Bisogna, poi, considerare che i centristi certamente voteranno le liste del presidente, a maggior ragione se in campo ci sarà una ministra berlusconiana che forse sarà appoggiata anche da un tale Umberto Bossi. Le truppe di sinistra, al contrario, vorranno sfruttare l’occasione per fare lo sgambetto defintivo ai rivali. Il nuovo dialogo di Conte è solo una scusa, nei fatti, per assorbire quel poco di campo di progressista che resta al Nord Italia. Il problema, quindi, è sempre lo stesso: i soliti non comprendono la lezione. Errare è umano, perseverare è diabolico. Nel Lazio, le cose per i dem non vanno meglio. A imporre il candidato, che già dovrà lottare con un vento sfavrevole, considerando che a Palazzo Chigi c’è la segretaria romana di Fratelli d’Italia, è sempre il giglio. Quei dem, vedi Cirinnà, che in un primo momento, avevano sponsorizzato D’Amato non sono stati ascoltati. Al contrario sono stati abbandonati al proprio destino e lasciati con entusiasmo ai minimi storici. Ecco perchè il solito giglio di Firenze ha messo il cappello a chi dovrebbe essere il successore di Zingaretti. I vari docenti parigini non se ne sono neanche accorti. Chi, però, lo ha visto bene è proprio quel governatore che ha lasciato libera la poltrona. Nessun reale ama vedere il trono in mano a un cortigiano. Non è detto, pertanto, che alla fine a dare l’abbraccio mortale all’assessore sarà chi lo aveva in passato promosso. La partita, dunque, resta apertissima. A queste latitudini, inoltre, esiste il problema “gialli”. Questi ultimi, per fortuna del Nazareno, non hanno scelto ancora il nome. Una cosa è certa, Conte sta prendendo tempo per trovare un profilo in grado di guastare le feste. Fassina e Marino non sciolgono le riserve, ma non è detto che ci sia un ulteriore coniglio, celato nel modo migliore nel cappello, che alla fine possa fare lo scherzo a chi si fida troppo di sè stesso. Non basta dire governo una città, piena di rifiuti, gabbiani e cinghiali, per cantare vittoria.

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