MOSTRE CON MEDARDO ROSSO ANTICHITÀ E MODERNITÀ SI INSEGUONO

Medardo Rosso è un artista non molto conosciuto nel nostro Paese. Stranamente, è più famoso all’estero che in Patria, anche se con le sue opere ha caratterizzato il panorama artistico italiano tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento. Ora, la mostra ospitata a Palazzo Altemps fino al prossimo 2 febbraio 2020, cerca di colmare questa lacuna conoscitiva esponendo varie opere di Rosso (l’evento è organizzato dal Museo Nazionale Romano in collaborazione con la Galleria d’Arte moderna di Milano, con il sostegno del Museo Rosso di Barzio e a cura di Francesco Stocchi e Paola Zatti). La mostra non prevede un percorso cronologico, bensì tematico attraverso alcuni dei soggetti trattati da Medardo Rosso, dei quali verranno presentate differenti versioni, in una scelta determinata da ragioni non solo iconografiche, ma soprattutto compositive e tecniche. La straordinaria originalità dell’artista nello sperimentare utilizzi assolutamente inediti dei materiali sono restituiti attraverso la selezione di opere in cera, gesso e bronzo, materiali a lui congeniali. Come avviene per alcuni grandi pittori e scultori contemporanei di Medardo (si pensi in particolare a Degas e Brancusi), esporre le fotografie di Rosso accanto alle sue opere in bronzo, cera o gesso non ha solo un valore di supporto alla comprensione del corpus scultoreo. A partire infatti soprattutto dalla fine dell’Ottocento, la fotografia assume per Rosso il senso di una ricerca autonoma e compiuta, parte integrante e insostituibile di un incessante lavoro di ripresa di poche ma essenziali immagini. Diventa anche occasione di uno studio sulla materia e sulla luce, ormai svincolato dal confronto col vero. Il percorso della mostra, che include le sale della collezione Boncompagni-Ludovisi, intende offrire anche un’occasione di dialogo con l’antichità, inserendo all’interno di questi straordinari ambienti alcune testimonianze del rapporto di Rosso con l’antico, un corpus poderoso nella sua complessità ma non ancora propriamente indagato in sede espositiva. Medardo Rosso infatti esegue copie dall’antico da più di 25 modelli, realizzando oltre 100 sculture, prevalentemente in cera e bronzo, a testimonianza del rispetto e l’attenzione che portava nei confronti dell’antichità e di quei caratteri moderni inviolabili nei secoli. Il periodo massimo di tale produzione avviene al di fuori dall’Italia, mentre Rosso viaggia per l’Europa, e si concentra nei primi cinque anni del ‘900, un periodo in cui espone a Lipsia, Berlino, Dresda.  Proprio allora, scopre collezioni da cui attinge ed esegue copie dall’antico secondo non solo i costumi dell’epoca, ma abbracciando una pratica che trae origini secolari. Il problema della copia rappresenta infatti un carattere centrale nella storia dell’arte classica, al punto che per buona parte della sua storia si è identificato con essa.  La mostra di Palazzo Altemps intende studiare tale aspetto fondante dell’arte classica illustrando al tempo stesso come la citazione di Medardo Rosso dell’antico non si limita a un esercizio di mera copia, ma  è piuttosto da intendersi come opera autonoma e consapevole nelle sue intenzioni. L’artista ricorre sovente al confronto diretto tra la sua scultura e quella antica, proponendo in sede di mostra un vero carattere innovativo: alcune opere furono poste di fianco a copie dall’antico da lui stesso realizzate come per esempio il Malato all’ospedale e la Madonna Medici di Michelangelo. Questo era completato da una serie di fotografie delle sculture eseguite da Rosso, stampe ritoccate, ritagliate e ingrandite. Distanza e continuità della storia, si rincorrono e si ritrovano in Medardo Rosso, sia nella specifica pratica di copie dall’antico, così come nella sua produzione principale, versioni successive di visioni private riproposte incessantemente.

Una mostra davvero interessante che vale la pena visitare.

 

Susanna Ricci

Medardo Rosso è un artista non molto conosciuto nel nostro Paese. Stranamente, è più famoso all’estero che in Patria, anche se con le sue opere ha caratterizzato il panorama artistico italiano tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento. Ora, la mostra ospitata a Palazzo Altemps fino al prossimo 2 febbraio 2020, cerca di colmare questa lacuna conoscitiva esponendo varie opere di Rosso (l’evento è organizzato dal Museo Nazionale Romano in collaborazione con la Galleria d’Arte moderna di Milano, con il sostegno del Museo Rosso di Barzio e a cura di Francesco Stocchi e Paola Zatti). La mostra non prevede un percorso cronologico, bensì tematico attraverso alcuni dei soggetti trattati da Medardo Rosso, dei quali verranno presentate differenti versioni, in una scelta determinata da ragioni non solo iconografiche, ma soprattutto compositive e tecniche. La straordinaria originalità dell’artista nello sperimentare utilizzi assolutamente inediti dei materiali sono restituiti attraverso la selezione di opere in cera, gesso e bronzo, materiali a lui congeniali. Come avviene per alcuni grandi pittori e scultori contemporanei di Medardo (si pensi in particolare a Degas e Brancusi), esporre le fotografie di Rosso accanto alle sue opere in bronzo, cera o gesso non ha solo un valore di supporto alla comprensione del corpus scultoreo. A partire infatti soprattutto dalla fine dell’Ottocento, la fotografia assume per Rosso il senso di una ricerca autonoma e compiuta, parte integrante e insostituibile di un incessante lavoro di ripresa di poche ma essenziali immagini. Diventa anche occasione di uno studio sulla materia e sulla luce, ormai svincolato dal confronto col vero. Il percorso della mostra, che include le sale della collezione Boncompagni-Ludovisi, intende offrire anche un’occasione di dialogo con l’antichità, inserendo all’interno di questi straordinari ambienti alcune testimonianze del rapporto di Rosso con l’antico, un corpus poderoso nella sua complessità ma non ancora propriamente indagato in sede espositiva. Medardo Rosso infatti esegue copie dall’antico da più di 25 modelli, realizzando oltre 100 sculture, prevalentemente in cera e bronzo, a testimonianza del rispetto e l’attenzione che portava nei confronti dell’antichità e di quei caratteri moderni inviolabili nei secoli. Il periodo massimo di tale produzione avviene al di fuori dall’Italia, mentre Rosso viaggia per l’Europa, e si concentra nei primi cinque anni del ‘900, un periodo in cui espone a Lipsia, Berlino, Dresda.  Proprio allora, scopre collezioni da cui attinge ed esegue copie dall’antico secondo non solo i costumi dell’epoca, ma abbracciando una pratica che trae origini secolari. Il problema della copia rappresenta infatti un carattere centrale nella storia dell’arte classica, al punto che per buona parte della sua storia si è identificato con essa.  La mostra di Palazzo Altemps intende studiare tale aspetto fondante dell’arte classica illustrando al tempo stesso come la citazione di Medardo Rosso dell’antico non si limita a un esercizio di mera copia, ma  è piuttosto da intendersi come opera autonoma e consapevole nelle sue intenzioni. L’artista ricorre sovente al confronto diretto tra la sua scultura e quella antica, proponendo in sede di mostra un vero carattere innovativo: alcune opere furono poste di fianco a copie dall’antico da lui stesso realizzate come per esempio il Malato all’ospedale e la Madonna Medici di Michelangelo. Questo era completato da una serie di fotografie delle sculture eseguite da Rosso, stampe ritoccate, ritagliate e ingrandite. Distanza e continuità della storia, si rincorrono e si ritrovano in Medardo Rosso, sia nella specifica pratica di copie dall’antico, così come nella sua produzione principale, versioni successive di visioni private riproposte incessantemente.

Una mostra davvero interessante che vale la pena visitare.

 

Susanna Ricci

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli