Nicola Bertellotti, scatti paradiso

(foto di Nicola Bertellotti)

Quando aveva otto anni, suo ​​padre lo portò in un luna park fatiscente, assimilabile a una
sorta di Coney Island italiana. Subito il fascino estremo per le crepe e la ruggine. “Quelle
giostre le trovavo familiari, ma non riuscivo a spiegare questa forte attrazione. Tuttavia, la
mia memoria è rimasta vivida nel corso degli anni. Molto tempo dopo essermi trovato in un
posto simile e proprio come la Madeleine raccontata da Proust, sono riemerse tutte le
sensazioni vissute da bambino. Quel giorno avevo con me una reflex ed è stato naturale
scegliere la fotografia e cercare di catturarne l’anima”.

Succede qualcosa di inspiegabile e magico ogni volta che Nicola Bertellotti varca la soglia di
un luogo in rovina. Traducendo le emozioni in parole sostiene che “quel vuoto abbia
qualcosa a che fare con me, con la mia vita, le mie visioni, le mie paure più profonde e le
mie origini. È come se avessi scoperto i miei vecchi antenati e questo mi portasse in uno
stato di assoluta fragilità e turbamento”.

Studi in storia all’Università di Pisa, ha iniziato a viaggiare per il mondo cercando di
riscoprire la gloria passata di luoghi dimenticati.
Quel che emerge nella sua ricerca estetica e nella rappresentazione che ne fa attraverso la
fotografia, è la nostalgia del paradiso perduto, espressa nell’amore per le rovine, e la
riproposizione in chiave fotografica della poetica decadente.
Bertellotti, classe 76, è autodidatta. Scatta le sue immagini alla luce naturale utilizzando una
fotocamera digitale di medio formato.

Dal 2013 ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2014 ha pubblicato il libro
Fenomenologia della Fine, per la casa editrice Petrartedizioni.
Nel 2021 è stato nel cartellone ufficiale del Brescia Photo Festival con Sipario, un progetto
sull’abbandono dei luoghi di cultura.
Attraverso la sua visione, le rovine moderne sono celebrate come elemento architettonico e
artistico, dove la decadenza dell’opera umana, prima soggetta all’abbandono poi resuscitata
nella progressiva riconquista del suo spazio per natura, pur trattenendo in sé il dramma della
progressiva distruzione, diventano luogo di perfetta armonia tra la tensione spirituale umana
e le forze materiali della natura.

La fascinazione che Bertellotti decifra dalle rovine, infatti, non è casuale esercizio di ricerca
del bello. Si concentra sul processo attraverso il quale ogni rovina si mette nel cammino di
progressivo ritorno alla natura, incorniciando l’opera dell’uomo e partorendo una nuova
forma di bellezza, originata dal senso di decadenza che pervade tutto.
“Da questo concetto” – spiega l’artista- “ho intitolato una mia serie dedicata all’elemento
vegetale tra le rovine: Restituzione”.Bastano poche parole con Nicola Bertellotti, per capire che, al di là della professione e della vita da artista, dietro a questo viaggio alla ricerca di bellezza da restituire, c’è soprattutto una passione.

Definirlo fotografo dei luoghi abbandonati è riduttivo. Ci sono la poesia, la forza, l’energia in
ogni pixel, c’è la preparazione all’imponderabile: “quello che pianifichi oggi può crollare
domani”.
La macchina del tempo ha lo stesso valore della macchina fotografica: i valori sono quasi
equamente distribuiti. Una fioritura non prevista che inquadra una finestra senza vetri, o un
pianoforte lasciato lì, diventato il riparo di una rondine che non trova il nido.
Nelle foto di Nicola Bertellotti, esposte in personali e collettive, si vedono case, ville,
stabilimenti industriali, parchi, luoghi di culto, stanze e dettagli come scale nei quali si è
imbattuto o che ha studiato approfonditamente, prima di mettersi in viaggio.
In absentia è il suo ultimo libro edito da Snap Collective Publishing.

(foto di Nicola Bertellotti)

Quando aveva otto anni, suo ​​padre lo portò in un luna park fatiscente, assimilabile a una
sorta di Coney Island italiana. Subito il fascino estremo per le crepe e la ruggine. “Quelle
giostre le trovavo familiari, ma non riuscivo a spiegare questa forte attrazione. Tuttavia, la
mia memoria è rimasta vivida nel corso degli anni. Molto tempo dopo essermi trovato in un
posto simile e proprio come la Madeleine raccontata da Proust, sono riemerse tutte le
sensazioni vissute da bambino. Quel giorno avevo con me una reflex ed è stato naturale
scegliere la fotografia e cercare di catturarne l’anima”.

Succede qualcosa di inspiegabile e magico ogni volta che Nicola Bertellotti varca la soglia di
un luogo in rovina. Traducendo le emozioni in parole sostiene che “quel vuoto abbia
qualcosa a che fare con me, con la mia vita, le mie visioni, le mie paure più profonde e le
mie origini. È come se avessi scoperto i miei vecchi antenati e questo mi portasse in uno
stato di assoluta fragilità e turbamento”.

Studi in storia all’Università di Pisa, ha iniziato a viaggiare per il mondo cercando di
riscoprire la gloria passata di luoghi dimenticati.
Quel che emerge nella sua ricerca estetica e nella rappresentazione che ne fa attraverso la
fotografia, è la nostalgia del paradiso perduto, espressa nell’amore per le rovine, e la
riproposizione in chiave fotografica della poetica decadente.
Bertellotti, classe 76, è autodidatta. Scatta le sue immagini alla luce naturale utilizzando una
fotocamera digitale di medio formato.

Dal 2013 ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2014 ha pubblicato il libro
Fenomenologia della Fine, per la casa editrice Petrartedizioni.
Nel 2021 è stato nel cartellone ufficiale del Brescia Photo Festival con Sipario, un progetto
sull’abbandono dei luoghi di cultura.
Attraverso la sua visione, le rovine moderne sono celebrate come elemento architettonico e
artistico, dove la decadenza dell’opera umana, prima soggetta all’abbandono poi resuscitata
nella progressiva riconquista del suo spazio per natura, pur trattenendo in sé il dramma della
progressiva distruzione, diventano luogo di perfetta armonia tra la tensione spirituale umana
e le forze materiali della natura.

La fascinazione che Bertellotti decifra dalle rovine, infatti, non è casuale esercizio di ricerca
del bello. Si concentra sul processo attraverso il quale ogni rovina si mette nel cammino di
progressivo ritorno alla natura, incorniciando l’opera dell’uomo e partorendo una nuova
forma di bellezza, originata dal senso di decadenza che pervade tutto.
“Da questo concetto” – spiega l’artista- “ho intitolato una mia serie dedicata all’elemento
vegetale tra le rovine: Restituzione”.Bastano poche parole con Nicola Bertellotti, per capire che, al di là della professione e della vita da artista, dietro a questo viaggio alla ricerca di bellezza da restituire, c’è soprattutto una passione.

Definirlo fotografo dei luoghi abbandonati è riduttivo. Ci sono la poesia, la forza, l’energia in
ogni pixel, c’è la preparazione all’imponderabile: “quello che pianifichi oggi può crollare
domani”.
La macchina del tempo ha lo stesso valore della macchina fotografica: i valori sono quasi
equamente distribuiti. Una fioritura non prevista che inquadra una finestra senza vetri, o un
pianoforte lasciato lì, diventato il riparo di una rondine che non trova il nido.
Nelle foto di Nicola Bertellotti, esposte in personali e collettive, si vedono case, ville,
stabilimenti industriali, parchi, luoghi di culto, stanze e dettagli come scale nei quali si è
imbattuto o che ha studiato approfonditamente, prima di mettersi in viaggio.
In absentia è il suo ultimo libro edito da Snap Collective Publishing.

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