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Attualità

Il No alla giustizia trasforma il dibattito in un circo

Il referendum sulla giustizia mostra il lato peggiore del dibattito pubblico: insulti, fake news e protagonismo da tastiera trasformano la discussione in un vero e proprio circo di ignoranza.

di Anna Tortora -


Dibattito o circo?

Il referendum sulla riforma della giustizia sta rivelando una realtà sconcertante: molti sostenitori del No hanno trasformato una discussione tecnica in un’arena di insulti e isterie. La ragione è stata sostituita dalla tifoseria, e la competenza dai protagonismi da tastiera. Persone che ignorano le basi del diritto spiegano la giustizia a giornalisti e magistrati, diffondendo bugie, allarmismi e manipolazioni su leggi mai lette. Commenti aggressivi, testi sgrammaticati e deliri ansiosi mascherati da indignazione civica creano uno spettacolo raccapricciante, con adulti scioccati e giovani facilmente influenzabili. Chi pontifica senza sapere non difende nulla: la giustizia richiede rigore, competenza e rispetto.

La magistratura sotto accusa

Luigi Bobbio, magistrato e già senatore della Repubblica, lo denuncia senza mezzi termini:
“La Associazione nazionale magistrati ‘copre’, con i suoi iscritti, più del novantacinque per cento dei magistrati italiani. E tutti sono compatti sulla linea folle assunta, in una chiave decisamente politica, per il no al referendum. Chi, dunque, oggi può avere la minima fiducia in un pronunciamento giudiziario reso in un procedimento promosso da un cittadino contro le iniziative propagandistiche attuate dal Comitato per il no promosso dalla stessa Anm? Il professor Spangher ha sporto denuncia per reati inerenti la diffusione di manifesti per il No dal contenuto falso. Ebbene, quale cittadino italiano può oggi dirsi tranquillo circa una valutazione serena, obiettiva, imparziale di questa denuncia seria, responsabile, motivata, quale che sia il magistrato chiamato a istruire il relativo procedimento? Se si trattasse anche di un solo italiano a non avere fiducia, il danno è comunque fatto. La credibilità della magistratura italiana e quindi della giustizia italiana è definitivamente compromessa per una precisa responsabilità dei suoi stessi ‘sacerdoti’. Quelli ‘autonomi e indipendenti’.”

Una lezione per tutti

La denuncia di Bobbio è un monito sulla fragilità della fiducia pubblica nel sistema giudiziario. Quando la politica invade la tecnica e il dibattito si riduce a slogan, la credibilità perde terreno. Difendere la giustizia significa rispettare rigore, competenza e istituzioni. Senza questi valori, il circo della disinformazione continuerà a crescere, compromettendo irreversibilmente la fiducia dei cittadini. La voce di Bobbio rimane un richiamo urgente: distinguere tra partecipazione civica e ignoranza travestita da impegno politico

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